Le armi inviate dalla Nato finiscono a Mosca
Truppe russe nella regione di Lugansk (Ansa)
  • Il robot «The Mis» fornito dall’Alleanza atlantica a Kiev è ora in mano ai russi. Sulla macchina, che si appoggia all’Intelligenza artificiale, era stata posta una taglia. Intanto Jens Stoltenberg abbassa i toni e cambia registro: «Non manderemo truppe al fronte».
  • Si intensificano le operazioni via aria e terra. Lanciati pure missili balistici.

Lo speciale contiene due articoli.

Ritorsioni all’orizzonte. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha assicurato che l’uso da parte di Kiev di missili di Paesi Nato nei bombardamenti sulla Russia «non rimarrà senza conseguenze» per l’Occidente. Lo ha spiegato il suo portavoce, Dmitry Peskov, definendo «molto importante» la dichiarazione fatta ieri da Putin sulla risposta asimmetrica di Mosca, che fornirà missili a parti terze per colpire «obiettivi sensibili» dei Paesi Nato. Dichiarazioni che, naturalmente, preoccupano la comunità internazionale. «Putin non è un uomo perbene. È un dittatore e sta lottando per assicurarsi di tenere unito il suo Paese mentre continua a portare avanti quest’aggressione», ha detto il presidente americano Joe Biden sulle spiagge della Normandia, in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni da D-Day, lo sbarco alleato durante la Seconda guerra mondiale. «Conosco Putin da 40 anni e da 40 anni mi preoccupa», ha affermato Biden, sottolineando che «l’isolazionismo non era la risposta 80 anni fa e non lo è oggi. Le forze oscure non spariscono mai». In un’intervista alla Abc ha, poi, precisato che le armi americane non saranno usate per colpire Mosca o il Cremlino. «Sono autorizzate a essere usate vicino al confine. Non stiamo autorizzando a colpire 200 miglia all’interno della Russia, non stiamo autorizzando attacchi a Mosca e al Cremlino».

Dichiarazioni che il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Galuzin, ha definito «ciniche e oscene. Ogni tentativo di violare il territorio russo», indipendentemente dalla regione in cui ciò avvenga, «avrà una risposta adeguata e coloro che ci bombardano in questo modo se ne pentiranno amaramente». Eppure, sull’opportunità di bombardare il suolo russo sono quasi tutti d’accordo ormai. È necessario, anche se solo per autodifesa e solo con obiettivi militari. «Di fronte al ritorno della guerra nel nostro continente, di fronte a coloro che affermano di voler cambiare i confini o riscrivere la storia, dobbiamo essere degni di coloro che l’hanno scritta qui», così il presidente francese Emmanuel Macron .

«Assicurare la pace non significa alzare bandiera bianca o capitolare di fronte alla violenza e all’ingiustizia. La pace non significa sottomissione» ha aggiunto il cancelliere Olaf Scholz, parlando al Bundestag. «La Russia sta cercando di depredare l’Ucraina della sua terra. Se dovessimo accettare questo imperialismo, allora – e soprattutto allora – anche la nostra sicurezza sarebbe messa a repentaglio. E con questa, la sicurezza di tutta l’Europa».

Il tema era stato sollevato per primo dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Un atteggiamento ritenuto da molti inutilmente aggressivo, e oggi lo stesso Stoltenberg abbassa i toni e cambia registro. «Gli alleati possono dimostrare il loro sostegno all’Ucraina in modi diversi. La Nato non ha intenzione di schierare forze in Ucraina, ci stiamo concentrando su come possiamo stabilire un quadro di sostegno più forte con un sistema istituzionalizzato di aiuti». Concetto ribadito anche dal presidente finlandese Alexander Stubb con cui si trovava in conferenza stampa. In qualche modo il più alto vertice della Nato ha voluto spiegare il contesto di questo nuovo approccio: «Fino al 24 febbraio 2022 abbiamo cercato di avere un dialogo utile con la Russia. Ma dopo l’invasione su vasta scala non è più possibile. Non c’è spazio per un dialogo utile con la Russia. E non voglio speculare su quando sarà possibile di nuovo ma finché continua a invadere un altro Paese non c’è modo di avere un dialogo utile con la Russia». Per la Finlandia invece bisogna cominciare anche a parlare di pace. «E ovviamente è ciò che faremo tra poco più di due settimane in Svizzera con il presidente ucraino Zelensky e con oltre cento Paesi» ha concluso Stubb.

Proprio a Ginevra, infatti, il prossimo 15 e 16 giugno si terrà una conferenza alla quale però già si sa che non parteciperà la Russia, che almeno inizialmente non era stata coinvolta. Ora gli organizzatori ci ripensano. «Il Paese di Putin non è stato invitato perché aveva già detto di non voler partecipare», ha argomentato il presidente della Confederazione Viola Amherd, interrogata sul tema allo Swiss economic forum. «Abbiamo lasciato aperta l’opzione della partecipazione della Russia fin dall’inizio», ha sostenuto. L’incontro adesso viene presentato come un vertice che non si prefigge l’obiettivo di mettere immediatamente sul tavolo un accordo di pace. «Dovrebbe essere un primo passo in un possibile processo», ha proseguito la Amherd. L’ex avvocata ha lasciato aperta la questione della presenza della Russia a una seconda conferenza. «Questa possibilità esiste, ma c’è ancora molto lavoro da fare», ha detto. Oltre alla Russia come già annunciato non parteciperà neanche la Cina.

E a proposito di armi inviate dalla Nato, è finita in mano ai russi «The Mis», il super robot fornito dall’Alleanza all’Ucraina. L’Estonia aveva dato una pattuglia di queste macchine guidate dall’Intelligenza artificiale a Kiev e Mosca era arrivata a mettere una taglia pur di impadronirsene. E ora c’è riuscita.

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