2020-10-25
Lockdown senza il coraggio di dirlo
Roma, Piazza di Spagna deserta (Ansa)
L'Italia va in semi lockdown: arriva il nuovo dpcm, valido da domani, lunedì 26 ottobre, fino al prossimo 24 novembre, e che dovrebbe essere firmato oggi dal premier, Giuseppe Conte. Nel mirino ci sono soprattutto locali pubblici, palestre e piscine, mentre sulla mobilità tra i Comuni la bozza di dpcm che è circolata ieri si limita alla raccomandazione di evitarli. Vediamo alcuni punti: «È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche», si legge nella bozza, «di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale Comune». La mobilità tra le Regioni è stata oggetto di discussione fino a tarda sera: «Valutiamo insieme», ha detto il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, nel corso della riunione con Regioni, Comuni e Province, «se limitare anche lo spostamento tra Regioni ad attività di lavoro e studio».
Per quel che riguarda i locali pubblici, il decreto è durissimo: le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) «sono sospese la domenica e i giorni festivi. Negli altri giorni», si legge nella bozza, «le predette attività sono consentite dalle ore 5 fino alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio sia per l'attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze».
Crolla la resistenza del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, che aveva cercato di tenere aperte le palestre: «Sono sospese», recita la bozza del dpcm, «le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi». Mannaia anche sugli spettacoli: «Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo e casinò. Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto».
Non manca un passaggio molto importante sulla possibilità di ricevere amici a casa: «Sono vietate», si legge nel testo del decreto, «le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza». Dunque, il governo non vieta di ricevere persone, ma «raccomanda fortemente» di non farlo. Sono sospesi anche i convegni, i congressi e gli altri eventi, a eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza. Sospesi i concorsi pubblici e privati, esclusi quelli per il personale sanitario e la Protezione civile.
Arriva il giro di vite anche sulla scuola: «Fermo restando che l'attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza», si legge nella bozza del dpcm, «previa comunicazione al ministero dell'Istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9». Conte, presentando il dpcm ai capigruppo di maggioranza e opposizione, ha garantito che un decreto ad hoc per le misure di ristoro alle categorie messe in maggiore difficoltà (ristoranti e bar, ad esempio) è previsto per la prossima settimana. «Servono soldi, veri e subito», commenta il leader del centrodestra, Matteo Salvini, «sui conti correnti di chi sarà danneggiato da nuove limitazioni o chiusure. Prendersela con palestre e piscine, bar e ristoranti, cinema e teatri, non serve a niente. Questo si deve fare, dopo sei mesi persi in chiacchiere, monopattini e banchi con le rotelle. Noi», aggiunge Salvini, «vogliamo un'Italia sicura, sana, laboriosa e libera».
Caos a Napoli, due condanne per direttissima
La reprimenda per la rivolta dell'altra sera contro il coprifuoco conta già due condannati. Arrestati e processati ieri mattina per direttissima per i tafferugli nel perimetro del palazzo della Regione Campania a Napoli: Marcantonio Pino e Oreste Aloe (entrambi di 32 anni del quartiere Vasto) sono stati individuati dagli investigatori della Digos come protagonisti delle violenze. Le accuse: danneggiamenti e resistenza. Pino è stato condannato a un anno e otto mesi, su una richiesta del pm di cinque anni e dovrà presentarsi due volte al giorno a firmare in caserma; Aloe a un anno e due mesi, su richiesta di quattro anni di reclusione, con pena sospesa. Per entrambi è caduta l'accusa di violenza contro i pubblici ufficiali. La Procura aveva chiesto l'applicazione degli arresti domiciliari ma, venendo meno l'accusa più grave, i due ragazzi al termine dell'udienza sono stati rilasciati.
Con loro, però, a Santa Lucia, la red zone dei tafferugli, a infrangersi contro la falange di celerini schierati per impedire ai rivoltosi di avvicinarsi troppo al palazzo dello sceriffo Vincenzo De Luca, erano in tanti. Gli investigatori stanno visionando tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza attive lungo il percorso del corteo e nella zona degli scontri, per identificare i responsabili delle azioni violente (con lanci di pietre e bottiglie verso le forze dell'ordine, che contano sette feriti). Un lavoro, fanno sapere dalla questura, reso più complicato dai cappucci e dalle mascherine che indossavano quasi tutti i facinorosi.
I gruppi violenti si sono infiltrati in quella che era partita come una manifestazione pacifica (voluta da commercianti, imprenditori e precari con partita Iva) contro l'annuncio dello sceriffo governatore di voler attivare restrizioni maggiori per contrastare il contagio (dopo che la situazione gli era ormai sfuggita di mano, essendo la Campania tra Regioni che fanno meno tamponi). Dal Viminale hanno lanciato pesanti sospetti: «È del tutto chiaro che non si è trattata di una protesta spontanea. Ma di azioni preordinate, organizzate nella quasi totalità da frange di tifosi violenti, da ambienti criminali, anche legati a settori dell'estremismo politico». Parole del viceministro dell'Interno con delega alla Pubblica sicurezza, il dem Matteo Mauri. In Procura c'è già un fascicolo. Si indaga per verificare se dai clan camorristici sia partito l'ordine di partecipare alla manifestazione facendo «ammuina».
Sono le modalità delle aggressioni ai poliziotti ad aver portato i magistrati ad avanzare questa ipotesi (per la verità un po' in contraddizione con altre attività investigative in corso sui clan che avrebbero sfruttato il lockdown per aggredire le aziende in crisi economica). Di certo c'è che, durante gli scontri, scooter e bidoni per i rifiuti sono stati usati dai manifestanti per ostacolare o ritardare l'intervento delle forze dell'ordine. Alcune informative della Digos trasmesse nell'immediatezza al Viminale, insomma, delineano le caratteristiche di una «azione preordinata», come l'ha definita il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, poi, ritiene «accertata la presenza reale di uomini dei clan della Pignasecca, del Pallonetto e dei Quartieri spagnoli».
L'avvocato Angelo Pisani, alla guida dell'associazione Noi consumatori, legale rappresentante degli imprenditori partenopei in protesta, ha cercato di isolare subito i facinorosi spiegando che «i tafferugli non hanno niente a che vedere con la protesta dei commercianti e delle partite Iva». In piazza, infatti, c'erano soprattutto persone perbene, titolari di bar, ristoranti, gelaterie, pub, negozi, precari e studenti. «Lo scontro», ha aggiunto l'avvocato, «non è certo tra commercianti e forze dell'ordine, alle quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà. La controparte è solo la politica che detta le regole ma non sa organizzare il gioco».
A sinistra, però, si gioca a cercare la trama nera. Laura Boldrini, infatti, ha twittato: «A Forza Nuova e a tutti gli impresari del malessere sociale dico, vergognatevi, mettete a repentaglio la salute delle persone. Lo ripeto ancora, le organizzazioni fasciste vanno sciolte. Sono dannose per la comunità e la democrazia». È stata smentita all'istante. Nuove tensioni, ieri, sono sorte durante una manifestazione indetta dai centri sociali davanti alla sede di Confindustria, in piazza dei Martiri. Sono state lanciate uova con vernice rossa sul portone del palazzo. Tra i partecipanti c'erano anche gli «Antifa» tedeschi con una bandiera, i Cobas e i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza comunista). Quando i manifestanti (poco già di un centinaio) hanno deciso di incamminarsi verso la Regione, puntando verso Santa Lucia, è scoppiata una nuova rivolta, con l'esplosione di tre bombe carta e il lancio di bottiglie contro la polizia. I reparti antisommossa, a quel punto, sono stati costretti a una carica di contenimento, per far disperdere i manifestanti. Con buona pace della Boldrini.
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Il nuovo dpcm in arrivo oggi metterebbe in ginocchio bar e ristoranti (chiusi alle 18 e nei festivi) e centri commerciali e sportivi. Spostamenti tra Comuni solo se necessari.Caos a Napoli, per il Viminale è «accertata la presenza dei clan». Ma per Laura Boldrini il problema è l'estrema destra.Lo speciale contiene due articoli.L'Italia va in semi lockdown: arriva il nuovo dpcm, valido da domani, lunedì 26 ottobre, fino al prossimo 24 novembre, e che dovrebbe essere firmato oggi dal premier, Giuseppe Conte. Nel mirino ci sono soprattutto locali pubblici, palestre e piscine, mentre sulla mobilità tra i Comuni la bozza di dpcm che è circolata ieri si limita alla raccomandazione di evitarli. Vediamo alcuni punti: «È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche», si legge nella bozza, «di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale Comune». La mobilità tra le Regioni è stata oggetto di discussione fino a tarda sera: «Valutiamo insieme», ha detto il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, nel corso della riunione con Regioni, Comuni e Province, «se limitare anche lo spostamento tra Regioni ad attività di lavoro e studio».Per quel che riguarda i locali pubblici, il decreto è durissimo: le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) «sono sospese la domenica e i giorni festivi. Negli altri giorni», si legge nella bozza, «le predette attività sono consentite dalle ore 5 fino alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio sia per l'attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze».Crolla la resistenza del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, che aveva cercato di tenere aperte le palestre: «Sono sospese», recita la bozza del dpcm, «le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi». Mannaia anche sugli spettacoli: «Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo e casinò. Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto».Non manca un passaggio molto importante sulla possibilità di ricevere amici a casa: «Sono vietate», si legge nel testo del decreto, «le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza». Dunque, il governo non vieta di ricevere persone, ma «raccomanda fortemente» di non farlo. Sono sospesi anche i convegni, i congressi e gli altri eventi, a eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza. Sospesi i concorsi pubblici e privati, esclusi quelli per il personale sanitario e la Protezione civile. Arriva il giro di vite anche sulla scuola: «Fermo restando che l'attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza», si legge nella bozza del dpcm, «previa comunicazione al ministero dell'Istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9». Conte, presentando il dpcm ai capigruppo di maggioranza e opposizione, ha garantito che un decreto ad hoc per le misure di ristoro alle categorie messe in maggiore difficoltà (ristoranti e bar, ad esempio) è previsto per la prossima settimana. «Servono soldi, veri e subito», commenta il leader del centrodestra, Matteo Salvini, «sui conti correnti di chi sarà danneggiato da nuove limitazioni o chiusure. Prendersela con palestre e piscine, bar e ristoranti, cinema e teatri, non serve a niente. Questo si deve fare, dopo sei mesi persi in chiacchiere, monopattini e banchi con le rotelle. 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Pino è stato condannato a un anno e otto mesi, su una richiesta del pm di cinque anni e dovrà presentarsi due volte al giorno a firmare in caserma; Aloe a un anno e due mesi, su richiesta di quattro anni di reclusione, con pena sospesa. Per entrambi è caduta l'accusa di violenza contro i pubblici ufficiali. La Procura aveva chiesto l'applicazione degli arresti domiciliari ma, venendo meno l'accusa più grave, i due ragazzi al termine dell'udienza sono stati rilasciati. Con loro, però, a Santa Lucia, la red zone dei tafferugli, a infrangersi contro la falange di celerini schierati per impedire ai rivoltosi di avvicinarsi troppo al palazzo dello sceriffo Vincenzo De Luca, erano in tanti. Gli investigatori stanno visionando tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza attive lungo il percorso del corteo e nella zona degli scontri, per identificare i responsabili delle azioni violente (con lanci di pietre e bottiglie verso le forze dell'ordine, che contano sette feriti). Un lavoro, fanno sapere dalla questura, reso più complicato dai cappucci e dalle mascherine che indossavano quasi tutti i facinorosi. I gruppi violenti si sono infiltrati in quella che era partita come una manifestazione pacifica (voluta da commercianti, imprenditori e precari con partita Iva) contro l'annuncio dello sceriffo governatore di voler attivare restrizioni maggiori per contrastare il contagio (dopo che la situazione gli era ormai sfuggita di mano, essendo la Campania tra Regioni che fanno meno tamponi). Dal Viminale hanno lanciato pesanti sospetti: «È del tutto chiaro che non si è trattata di una protesta spontanea. Ma di azioni preordinate, organizzate nella quasi totalità da frange di tifosi violenti, da ambienti criminali, anche legati a settori dell'estremismo politico». Parole del viceministro dell'Interno con delega alla Pubblica sicurezza, il dem Matteo Mauri. In Procura c'è già un fascicolo. Si indaga per verificare se dai clan camorristici sia partito l'ordine di partecipare alla manifestazione facendo «ammuina». Sono le modalità delle aggressioni ai poliziotti ad aver portato i magistrati ad avanzare questa ipotesi (per la verità un po' in contraddizione con altre attività investigative in corso sui clan che avrebbero sfruttato il lockdown per aggredire le aziende in crisi economica). Di certo c'è che, durante gli scontri, scooter e bidoni per i rifiuti sono stati usati dai manifestanti per ostacolare o ritardare l'intervento delle forze dell'ordine. Alcune informative della Digos trasmesse nell'immediatezza al Viminale, insomma, delineano le caratteristiche di una «azione preordinata», come l'ha definita il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, poi, ritiene «accertata la presenza reale di uomini dei clan della Pignasecca, del Pallonetto e dei Quartieri spagnoli». L'avvocato Angelo Pisani, alla guida dell'associazione Noi consumatori, legale rappresentante degli imprenditori partenopei in protesta, ha cercato di isolare subito i facinorosi spiegando che «i tafferugli non hanno niente a che vedere con la protesta dei commercianti e delle partite Iva». In piazza, infatti, c'erano soprattutto persone perbene, titolari di bar, ristoranti, gelaterie, pub, negozi, precari e studenti. «Lo scontro», ha aggiunto l'avvocato, «non è certo tra commercianti e forze dell'ordine, alle quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà. La controparte è solo la politica che detta le regole ma non sa organizzare il gioco». A sinistra, però, si gioca a cercare la trama nera. Laura Boldrini, infatti, ha twittato: «A Forza Nuova e a tutti gli impresari del malessere sociale dico, vergognatevi, mettete a repentaglio la salute delle persone. Lo ripeto ancora, le organizzazioni fasciste vanno sciolte. Sono dannose per la comunità e la democrazia». È stata smentita all'istante. Nuove tensioni, ieri, sono sorte durante una manifestazione indetta dai centri sociali davanti alla sede di Confindustria, in piazza dei Martiri. Sono state lanciate uova con vernice rossa sul portone del palazzo. Tra i partecipanti c'erano anche gli «Antifa» tedeschi con una bandiera, i Cobas e i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza comunista). Quando i manifestanti (poco già di un centinaio) hanno deciso di incamminarsi verso la Regione, puntando verso Santa Lucia, è scoppiata una nuova rivolta, con l'esplosione di tre bombe carta e il lancio di bottiglie contro la polizia. I reparti antisommossa, a quel punto, sono stati costretti a una carica di contenimento, per far disperdere i manifestanti. Con buona pace della Boldrini.
«Dino Zoff - Volevo solo fare bene il mio lavoro» (RaiPlay)
Mercoledì 10 giugno su Rai 1 la docufiction Volevo solo fare bene il mio lavoro ripercorre la vita di Dino Zoff, dall’infanzia in Friuli al Mondiale del 1982. Il ritratto di un portiere diventato simbolo di affidabilità e sobrietà nel calcio italiano.
Non solo un portiere leggendario, ma una figura diventata nel tempo sinonimo di affidabilità, rigore e sobrietà. Il racconto televisivo attraversa le tappe della sua storia: dall’infanzia in Friuli ai campi di provincia, fino all’ascesa ai massimi livelli del calcio italiano ed europeo. La narrazione segue il percorso umano e sportivo di Zoff, il portiere che ha difeso la porta della Nazionale e i sogni di un intero Paese. Campione d’Europa nel 1968 e, soprattutto, capitano dell’Italia campione del mondo nel 1982, resta ancora oggi una delle icone più riconoscibili del calcio azzurro.
La docufiction si sviluppa come un viaggio nella memoria collettiva italiana, intrecciando imprese sportive ed emozioni personali. Attraverso immagini d’archivio, fotografie private, materiali inediti e testimonianze, emerge il ritratto di un uomo capace di incarnare disciplina e umanità, sempre lontano dai clamori ma centrale nella storia sportiva del Paese. Non mancano i momenti entrati nell’immaginario collettivo: dal trionfo mondiale del 1982 al celebre abbraccio con Enzo Bearzot, simbolo di un gruppo diventato leggenda. A ricostruire quella stagione e il percorso di Zoff sono le voci di compagni, avversari e protagonisti della cultura italiana: Francesco De Gregori, José Altafini, Fabio Capello, Maurizio De Giovanni, Michel Platini, Alessandro Del Piero, Bruno Conti, Marco Tardelli, Luca Marchegiani, Sandro Veronesi, Neri Marcorè e Cinzia Bearzot.
La produzione è firmata da Tunnel Produzioni, con la regia di Giovanni Filippetto, con il regista che ha curato anche i testi insime a Umberto Marino, Anna Boiardi e Antonio Azzalini.
Dietro il racconto della docufiction c’è una carriera che, più che un’ascesa spettacolare, somiglia a una costruzione lenta e inesorabile. Dino Zoff viene dai campi del Friuli, da un calcio che non aveva ancora miti consolidati e che chiedeva soprattutto affidabilità, resistenza, continuità. Non è mai stato un portiere «di effetto», e forse proprio per questo è diventato un punto fermo. La sua storia passa da Udinese e Mantova, fino alla Juventus, dove entra in un mondo che non ammette distrazioni e dove la solidità, più delle parate spettacolari, diventa una forma di leadership. Con la Nazionale attraversa stagioni diverse senza mai perdere il posto né la misura. Il titolo europeo del 1968 è il primo approdo, ma è il Mundial del 1982 a fissarne l’immagine nella memoria collettiva: a 40 anni, da capitano, alza la Coppa del Mondo in Spagna e chiude una delle carriere più longeve mai viste a quei livelli.
Anche il dopo non è una rottura, ma una prosecuzione naturale. Tornato in panchina, guida ancora Juventus e Nazionale, portando con sé lo stesso modo di stare nel calcio: sobrio, essenziale, quasi refrattario alle mode.
Ed è forse qui che la sua figura trova una coerenza rara. Come quando, nel 200, dopo il secondo posto agli Europei di Belgio e Olanda, dove condusse l'Italia a un passo dal trionfo, beffata prima dal pareggio di Wiltord nei minuti di recupero e poi dal golden gol di Trezeguet ai tempi supplementari, decise di dimettersi in seguito alle dure critiche di Silvio Berlusconi. Perché Zoff non ha mai cercato interpretazioni diverse di sé stesso: ha fatto un lavoro, con continuità assoluta, fino a farlo coincidere con un’idea di serietà che nel calcio moderno appare sempre più distante.
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 giugno 2026. L'economista Antonio Maria Rinaldi spiega i motivi della sua adesione al partito di Vannacci.
Emmanuel Macron con il presidente ruandese Paul Kagame durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo memoriale dedicato alle vittime del genocidio ruandese del 1994 (Ansa)
A 32 anni dal genocidio ruandese, Macron inaugura a Parigi un memoriale insieme a Kagame e rilancia il dialogo con Kigali. Un gesto che si inserisce nel tentativo francese di recuperare peso politico nel continente, mentre cresce la diffidenza africana verso Parigi.
La settimana scorso il presidente francese Emmanuel Macron ha inaugurato a Parigi un memoriale in ricordo delle vittime del genocidio del Ruanda. Alla cerimonia era presenta anche il presidente ruandese Paul Kagame che ha portato in Francia anche il ministro degli Esteri per una serie di bilaterali. All’evento, l’inquilino dell’Eliseo ha dichiarato che questo monumento rappresenta il culmine di una lunga e paziente ricerca della verità, ma senza una diretta ammissione di una responsabilità francese in una delle più grandi tragedie della storia africana.
Macron ha parlato di un impero che non vuole falsificare la storia e che cerca la verità con l’obiettivo del conseguimento della pace. Una mossa indubbiamente tardiva, sono stati necessari 32 anni per arrivare a questo, ma che ha tutta l’aria di una precisa manovra politica di Parigi in estrema difficoltà. Il Ruanda aveva lungamente accusato la comunità internazionale di essere stata complice con la sua palese indifferenza dei tre mesi più drammatici del piccolo paese della Regione dei Grandi Laghi. «La Francia si trovava in una posizione unica per osservare ed agire, impendendo un genocidio che come tutti gli altri non ha fatto che negare per decenni. Troppi anni sono stati necessari perché si rendesse conto del suo ruolo nel causare ulteriore sofferenza e su alcuni punti non abbiamo ancora trovato un consenso e difficilmente lo troveremo», ha detto Kagame davanti ad una folla di giornalisti. Allo stesso tempo l’uomo forte di Kigali ha riconosciuto gli sforzi di Parigi, che nessuna altra nazione ha fatto fino ad oggi.
Il genocidio era iniziato il 6 aprile 1994, quando l'aereo del presidente Juvénal Habyarimana fu abbattuto, uccidendo il leader che, come la maggior parte dei ruandesi, era di etnia Hutu e la colpa ricadde sulla minoranza Tutsi. Milizie irregolari Hutu, spalleggiate da polizia ed esercito, cominciarono il massacro, con le armi acquistate proprio dalla Francia. Il tentativo di riconciliazione storica con il Ruanda rientra in un quadro di riposizionamento in Africa che Macron sta insistentemente tentando da tempo. Il crollo della Francafrique e del controllo economico e politico che questo impero neocoloniale garantiva ai francesi, pesa come un macigno sulle casse statali ed ormai le truppe francesi sono ridotte ad un presenza minimale in Gabon e nella strategica base di Gibuti.
In tutta l’Africa occidentale, storico baluardo francofono, negli ultimi anni sono state decine le manifestazioni per chiedere l’allontanamento dei militari transalpini che, complice anche l’arrivo di giunte militari legate a Mosca, ha perso il controllo dell’intero Sahel. Il governo francese ha provato ad arginare questa emorragia di consenso organizzando per la prima volta in Africa il vertice annuale con le nazioni del continente, scegliendo fra l’altro una nazione anglofona come il Kenya. Proprio in occasione del meeting di Nairobi, Macron ha parlato del processo di restituzione delle opere d’arte africane sottratte negli anni dalla Francia anche grazie a una nuova legge che facilita questo percorso a ritroso. Il processo di restituzione era in realtà iniziato nel 2017, rimanendo poco più che simbolico, perché dopo nove anni sono soltanto una decina le opere d’arte tornate in Africa. Nel 2019, l'allora primo ministro Edouard Philippe aveva restituito la spada di El Hadj Omar al presidente senegalese Macky Sall durante una cerimonia, mentre l’anno seguente i tesori reali di Abomey era tornati in Benin. Quest’anno la Francia ha restituito alla Costa d’Avorio il tamburo parlante Djidji Ayokwe, prelevato nel 1916, ma si tratta sempre di oggetti minori. Macron, anche in vista della fine del suo mandato il prossimo anno, sta provando ad accelerare, ma gli africani non hanno più nessuna fiducia in Parigi, come dimostra anche il successo del Piano Mattei del governo italiano.
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Prosegue la campagna sulla sicurezza stradale della Polizia di Stato. In un video diffuso sui canali social istituzionali, il pilota Kimi Antonelli invita soprattutto i più giovani a rispettare le regole della circolazione. «Se qualcuno vuole andare forte, lo faccia in pista, dove esistono circuiti per sfogarsi», afferma Antonelli, ricordando che l’eccesso di velocità sulle strade può mettere in pericolo non solo chi guida, ma anche tutti gli altri utenti. Il messaggio richiama inoltre l’importanza di rispettare limiti, precedenze e norme di sicurezza.