Ramy, è caccia allo «sbirro». Mattarella batta un colpo
Sergio Mattarella (Imagoeconomica)

A Milano, Roma e Bologna agenti presi di mira: 18 feriti, vandalizzata la sinagoga del capoluogo emiliano. Meloni furibonda: «Caos ignobile». Il Pd condanna ma accusa la destra di «strumentalizzare». E il Colle?

L’ho detto in tv, di fronte ad alcuni, e lo ripeto ora: a quanti vanno in piazza e si scontrano con la polizia accusandola di aver ucciso Ramy Elgaml, del giovane egiziano la cui corsa è finita contro un muro non importa nulla. A differenza dei famigliari, non sentono la mancanza di un ragazzo di appena 19 anni che, se la notte del 24 novembre non fosse fuggito insieme a un coetaneo davanti all’alt dei carabinieri, sarebbe ancora qui. No, per chi scaglia sanpietrini contro gli agenti, incendiando cassonetti e lanciando petardi, Ramy o un altro non fa differenza. Per loro la vita di un ragazzo, la sua storia, le sue ambizioni, i suoi propositi per il futuro non valgono niente. Per loro conta solo il nome, da usare per poter accusare le forze dell’ordine di assassinio.

Sono i soliti: gli attivisti dei centri sociali ormai trasformati in centri di conflitto permanente; i collettivi studenteschi che a scuola o all’università studiano solamente quale lotta politica consenta di avere la maggior visibilità; i fomentatori professionali di odio, che vedono negli scontri di piazza la propria realizzazione sociale.

Non c’è nulla da capire, niente da comprendere e condividere, perché il loro mestiere da anni si sintetizza nella rissa. Nel tempo hanno anche affinato le strategie: come contrastare i cordoni stesi dalle questure intorno ai loro democraticissimi cortei, come distruggere tutto ciò che trovano intorno a sé, come mandare in prima fila i più giovani per poi accusare gli agenti di aver picchiato i ragazzini. In piazza scendono anche con le telecamere, per riprendere qualche poliziotto che usa il manganello. E, spesso, si fanno scortare da qualche avvocato a corto di cause ma pronto a intraprenderne una per abuso di autorità nei confronti di chi indossa la divisa.

Il problema è che, da anni, chi si occupa di sicurezza sa tutto dei contestatori di professione. E se volesse, potrebbe evitare che ogni occasione, che si tratti di un’opera pubblica o della morte di un ragazzo, diventi elemento per scatenare il caos. Purtroppo a sinistra questi teppisti con la bandiera rossa sono protetti e coccolati perché, anche se sono ai margini della legalità, con le loro case occupate e le loro violenze di piazza poi, alla fine, anche i voti più estremi servono. Del resto, se un leader sindacale, per garantirsi una via d’uscita politica, auspica la rivolta sociale, che c’è da stupirsi se poi bande organizzate di violenti la mettono in pratica?

Non c’è da sorprendersi perché a volte questi guerriglieri urbani, che sognano di trasformare certi quartieri in banlieue senza controllo, trovano la comprensione se non l’appoggio dei giudici. Così in questi giorni a Bologna è stata devastata una sinagoga e a Roma otto agenti sono stati feriti, uno dei quali anche in modo grave al viso. Gli italiani moderati, che nel passato hanno visto cosa può succedere a lisciare il pelo degli estremisti, ovviamente sanno chi ringraziare, ovvero i compagni che, pur avendo sbagliato, continuano a ripetere gli stessi errori anche a cinquant’anni di distanza.

Ps. Ma il presidente della Repubblica, che mesi fa si lamentò per i manganelli usati contro gli studenti dicendo che sono sempre un fallimento nonostante a Pisa fossero stati usati contro chi cercava di forzare un cordone di polizia, ha nulla da dire ora che a far le spese della protesta sono gli uomini delle forze dell’ordine?

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