Conte fa scattare l’eurotrappola

Tutto come previsto: Giuseppe Conte ha superato lo scoglio del Mes e, a spese degli italiani costretti a rimanere chiusi in casa anche durante le feste, a Natale mangerà il panettone. Un risultato conseguito grazie a Sergio Mattarella, a cui è bastato mettere in circolazione, sui giornali amici, la minaccia di sciogliere la legislatura qualora il governo fosse stato battuto sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità per indurre i grillini a baciare il rospo.

Davanti al rischio di tornare a casa e cercarsi un lavoro, i duri e puri del Movimento 5 stelle si sono scoperti all’improvviso molli e poco candidi, rinunciando dunque ai progetti bellicosi. Così, con qualche ininfluente distinguo, tutto è filato via liscio e il presidente del Consiglio potrà ora presentarsi al cospetto di mamma Merkel e babbo Macron con i compiti fatti a casa, come un Monti qualsiasi.

Certo, lo studente di Volturara Appula deve ancora risolvere il problema della cabina di regia, ovvero di come riuscire a sottrarre alle Camere e ai ministeri il controllo sui 209 miliardi che dovrebbero arrivare dall’Europa. Conte aveva in animo di costruirsi una sua personale task force, tagliando fuori tutti quelli che vorrebbero mettere le mani sui soldi per dilapidarli in mille marchette. Ma la truppa di Italia viva e del Pd si è messa di traverso, bombardando l’idea con frasi minacciose che secondo alcuni avrebbero addirittura fatto traballare la poltrona del premier. Tuttavia, anche in questo caso il capo dello Stato sta facendo circolare la solita velina con allegata minaccia e c’è da scommettere che, come quella sul Mes, sortirà l’effetto di spegnere i bollori di chi contesta. Sì, Matteo Renzi ogni tanto alza i toni e promette sfracelli, ma poi, come è già accaduto altre volte, finirà per rimangiarsi le minacce in cambio di un posto. In realtà, c’è chi dice che il senatore semplice di Scandicci non sia contro la cabina di regia, ma semplicemente voglia che una poltroncina della torre di controllo dei fondi sia riservata anche a uno dei suoi fedelissimi, in modo d’avere potere di scelta e anche di veto sui progetti da finanziare. Come scrivevamo ieri, si tratta di una questione di soldi e siccome quelli in arrivo dalla Ue sono tanti, Renzi e compagni non vogliono farsi sfuggire l’occasione di insediarsi nella stanza dei bottoni.

A dire il vero, i posti a tavola da assegnare al banchetto del Recovery fund sarebbero già decisi. Dei sei componenti della cabina di regia, uno dovrebbe essere occupato da Italia viva, in modo da mettere a tacere l’ex presidente del Consiglio. Un altro strapuntino toccherebbe anche ai 5 stelle, mentre al Pd ne verrebbero riservati due. Vi domandate a chi andranno i restanti? Beh, non certo a Leu, che già deve leccarsi i baffi per avere un ministro nonostante conti come il due di briscola. No, le altre due poltroncine se le vuole tenere strette lo stesso Conte, il quale punta a mettere un paio di super esperti direttamente ai suoi ordini, onde avere voce in capitolo su tutti i dossier in discussione.

Come avrete capito, la battaglia che Renzi combatte non mira a riportare nelle sue sedi istituzionali, ovvero il Parlamento e i ministeri, le decisioni in ordine ai progetti da finanziare. Ciò che sta a cuore al fondatore di Italia viva non sono né la questione della trasparenza né quella della competenza. No, all’ex presidente del Consiglio preme solo di non rimanere in panchina mentre si gioca la partita del cuore, cioè quella dei fondi. Credo che alla fine, tutte queste cose le abbiano comprese anche dentro Forza Italia, che, se all’inizio si era proposta di fare la stampella nel caso fossero mancati i voti di alcuni grillini, poi si è resa conto che comunque non sarebbe stata fatta sedere in sala da pranzo, ma al massimo relegata in cucina e forse anche un po’ più in là. Come si è visto quando sono stati varati i dpcm, Conte non ha alcuna voglia di condividere il potere ed è ovvio che più aumentano gli alleati e più la condivisione, ma soprattutto la confusione, aumenta.

In definitiva, a differenza di ciò che avremmo auspicato, con una delle sue abili operazioni di trasformismo, il presidente del Consiglio ha salvato la pelle e ha messo il cappio intorno al collo dell’Italia. Come volevano Merkel e Macron, il nostro Paese si è riallineato sul Mes, come si riallineerà anche sul resto. In cambio dei soldi cederemo ancora un po’ di sovranità, così a decidere per noi sarà sempre più l’Europa. O meglio: la Germania che dell’Europa è, nei fatti, padrona.

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