Giudici e Colle, morsa pro invasione
Sergio Mattarella (Getty Images)

I magistrati pretendono di sostituirsi al governo nella politica sull’immigrazione. Ma invece di richiamarli all’ordine, Mattarella parla di «paure irrazionali e eccitate fobie» verso gli stranieri. Lo dica alla ragazzina violentata a Bolzano o all’agente accoltellato a Milano.

Per la Costituzione il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Però qualche volta le uscite di Sergio Mattarella fanno pensare che, al primo comma dell’articolo 87 della carta su cui si fonda la nostra democrazia, l’inquilino del Quirinale voglia aggiungere una riga che gli consenta di infilare tra i suoi compiti istituzionali anche il patrocinio dei migranti. Infatti, non c’è occasione di tagli del nastro o di conferimento di qualche onorificenza che l’uomo del Colle non usi per infilare una sua predica pro stranieri. L’ultima è di ieri. Ricevendo i cavalieri e gli alfieri del lavoro, per parlare di aziende e di successi imprenditoriali, il presidente della Repubblica è riuscito ad affrontare l’argomento migranti, deprecando le «paure irrazionali e le eccitate fobie». Bisognerebbe chiedere alla ragazzina di 14 anni violentata a Bolzano da un extracomunitario se la sua è una paura irrazionale o un’eccitata fobia. Oppure occorrerebbe domandare al poliziotto accoltellato a Lambrate o ancora all’agente che a Verona, per evitare di essere pugnalato, ha dovuto sparare. Cito i fatti più recenti, ma credo che con quelle che Mattarella chiama «paure irrazionali ed eccitate fobie» si potrebbe scrivere un libro. Ma a proposito di libri, forse una rilettura delle ricerche fatte già nel passato dal sociologo (di sinistra) Marzio Barbagli potrebbe aiutare a comprendere che a proposito di stranieri non c’è alcuna percezione priva di fondamento, come sembrerebbe lasciar intendere il discorso del capo dello Stato, ma una semplice constatazione sulla base di fatti oggettivi. I migranti hanno alimentato alcuni reati, tra i quali spaccio di droga, scippi, furti, rapine e stupri.

Non sono gli italiani a essere ossessionati da un fenomeno che si manifesta quasi ogni giorno. Semmai è Mattarella che appare fissato con la storia dei migranti, al punto di parlarne in ogni dove. Basta scorrere l’elenco dell’agenzia di stampa Ansa per rendersene conto. Lasciamo perdere quello di ieri, dove forse era opportuno insistere sui meriti di alcuni imprenditori che contribuiscono a far crescere l’Italia. Il 17 ottobre, parlando di lavoro, l’uomo del Colle ha voluto far riferimento allo «sfruttamento spietato di molti immigrati». Ma appena tre giorni prima, in occasione guarda caso della bocciatura del cosiddetto piano Albania da parte del tribunale di Roma, dal Quirinale era giunta un’altra lezione pro stranieri, con un richiamo alla Costituzione, per riaffermare «gli obiettivi di solidarietà» nei loro confronti. Il 29 settembre, nella Giornata dell’etica organizzata dall’Associazione italiana di oncologia medica, c’era scappato un appello alla salute dei migranti e da Rimini, al Meeting di Comunione e liberazione, un ammonimento per farci sapere che dietro ai numeri delle ondate migratorie ci sono persone e sogni. La pausa estiva ha lasciato che trascorressero alcune settimane senza interventi in materia, ma prima delle vacanze, il 17 luglio, Mattarella aveva tenuto a farci sapere che «siamo tutti un po’ migranti» e salutando gli associati della Confcommercio, il 12 giugno aveva spronato gli esercenti a trasformare i loro negozi «in una palestra d’integrazione».

Ammetto, dopo aver letto che pure Carlo Sangalli e i suoi negozianti devono diventare strumento per accogliere i migranti (invece che lottare contro la chiusura dei negozi a opera dei grandi centri commerciali e, soprattutto, delle gigantesche multinazionali dell’ecommerce), ho spento il computer e smesso la ricerca sulle veline del Quirinale. E a questo punto mi sono chiesto se, oltre a rappresentare l’unità della nazione, il capo dello Stato non faccia un po’ il tifo anche per l’immigrazione. Lo so, sono su un crinale pericoloso, perché nella monarchia repubblicana cui si è dato vita dal 1992 in poi si rischia ancora il vilipendio al presidente della Repubblica. Tuttavia, non credo sia un reato chiedersi perché Mattarella intervenga così spesso sulla questione dei migranti. Non ci sono forse altri problemi in questo Paese? E poi, se proprio se ne vuole parlare, non pensa ci sia qualche cosa da dire sulla questione dello scavalcamento delle leggi italiane da parte di un ordine dello Stato che ormai non ha più come riferimento la Costituzione italiana ma una Costituzione europea che non esiste e, soprattutto, che né gli italiani né gli europei o i loro rappresentanti hanno mai scelto? Altro che repubblica democratica, siamo in una repubblica burocratica, dominata da giudici e funzionari, dove la sovranità del popolo (articolo uno della nostra Carta) rischia di essere cancellata.

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