Errori e fango, il centrodestra va ko e subito parte l’offensiva sul fisco
A quanto pare il centrodestra ha ottime possibilità di perdere tutte le sfide elettorali nelle grandi città. A Napoli, Milano e Bologna il candidato del centrosinistra ha già vinto, a Roma è quasi scontato che vinca al secondo turno e perfino a Torino, la città dove i moderati sembravano in vantaggio, l’uomo del Pd è avanti e al ballottaggio è probabile che faccia il pieno con l’appoggio dei 5 stelle.

In buona sostanza, da favoriti che erano, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia restano al palo, con il solo contentino di aver conquistato il governatore della Calabria e di riuscire forse a conservare qualche Comune. Diciamo che peggio di così non poteva andare e che peggio di così non ci si poteva impegnare a fare. Sul voto hanno influito i tentennamenti nella scelta delle persone da schierare. Invece di prepararsi per tempo, i partiti del centrodestra si sono presentati all’appuntamento con le urne in ritardo e per di più divisi, scegliendo esponenti della società civile invece che politici, con il risultato di aver dato prova di non avere una classe dirigente per governare i capoluoghi, ma solo una classe digerente, cioè assopita quando non in conflitto nella fase post prandiale che è seguita alla nascita del governo Draghi.

Sì, di errori ce ne sono stati parecchi e se hanno davvero ambizioni di governo, se cioè non vogliono regalare il Paese alla sinistra per i prossimi anni, magari con in sovrappiù il capo dello Stato, Meloni, Salvini e Berlusconi faranno bene a riflettere su quanto è accaduto e anche a chiarirsi le idee, per evitare una guerra fratricida fra alleati che favorirebbe soltanto gli avversari.

Chiarito che non intendiamo tacere le responsabilità nel campo dei moderati e le incertezze che hanno prodotto questo disastro, bisogna anche dire che mai come in questa campagna elettorale si sono registrate scorrettezze da cartellino rosso, che soltanto in un Paese come il nostro, dove la stampa è prevalentemente schierata a sinistra e dove le istituzioni dormono, possono passare inosservate. Anzi, consentite. A che cosa mi riferisco? Già ieri ho parlato delle aggressioni ai partiti di centrodestra durante il silenzio elettorale. Che il caso Morisi (Lega) e quello di Fidanza (Fratelli d’Italia) siano scoppiati poco prima che terminassero i comizi e si aprissero i seggi è una coincidenza che certo non può essere fortuita. L’uomo della macchina del consenso di Salvini era stato denunciato a metà agosto, ma il suo nome è finito in prima pagina a metà settimana prima del voto. Lo stesso è accaduto all’europarlamentare della Meloni, nonostante l’inchiesta di un giornalista sotto copertura fosse in preparazione da mesi. Insomma, oltre agli errori ci sono gli orrori di un sistema dell’informazione che è da sempre affetto da strabismo.

Ieri segnalavo in particolare una trasmissione su La 7, ovvero la puntata di In Onda trasmessa sabato. Nel salottino televisivo della sinistra chic tenuto da Concita De Gregorio e David Parenzo è andato in onda uno spettacolo rivoltante, dove non solo si sono rivalutati i brigatisti («perché rischiavano la vita») in confronto ai leghisti, ma un fazioso professor Umberto Galimberti ha potuto dire tranquillamente che chi vota per il centrodestra, cioè circa la metà degli italiani, è un ignorante. Dall’alto della sua cultura, il docente noto per le scopiazzature (al punto che sul metodo del prof è stato addirittura scritto un libro), ha spiegato che il successo di Salvini è dovuto alla diffusione dell’ignoranza. «In una società complessa, chi offre una soluzione semplice magari a livello emotivo, funziona. Dove l’umanità è diventata gregge si desidera l’animale capo…». Chiaro il concetto? Il popolo moderato è un gregge di pecore e chi lo guida è un animale capo. Il disprezzo è evidente, così come la mancanza di rispetto di tizi che ogni giorno invocano la tolleranza e il dialogo.

Ciò detto, errori (del centrodestra) e sgambetti (del centrosinistra), oltre alla sconfitta registrata ieri, corrono il rischio di procurare altri danni. Parlavamo del governo futuro e della prossima elezione del capo dello Stato, a cui il fronte moderato dopo ieri si presenta indebolito. Ma non c’è solo l’esecutivo che verrà con le prossime elezioni politiche. C’è anche quello attuale, dove fino a ieri confidavamo che si potesse frenare la riforma del catasto inserita nella delega fiscale. Tradotto: un centrodestra forte può impedire un aumento delle tasse, ma un centrodestra fiaccato rischia di non riuscire a fare da argine alle pressioni di chi reclama una stangata sul ceto medio e magari, perché no, anche una bella patrimoniale sulla casa. Insomma, la batosta di ieri non riguarda solo chi abita a Milano o Napoli: riguarda tutti gli italiani e gli effetti potremmo sentirli presto. Infatti, oggi è fissata la riunione del Consiglio dei ministri per parlare di fisco.

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