Il 110% è stato una manna per il Paese? Balle grilline

Michele Gubitosa è un parlamentare dei 5 stelle con un passato, non so se un presente, da imprenditore. Nel Movimento, insieme ad altri quattro tra cui Paola Taverna, ricopre anche la carica di vicepresidente; dunque, è uno dei petali che fa da corona a Giuseppe Conte. È forse per questo, per la sua vicinanza all’ex avvocato del popolo, che viene spesso invitato in tv a parlare dei problemi che più stanno a cuore ai grillini, ovvero il reddito di cittadinanza e i bonus edilizi. Domenica sera mi è capitato di incrociarlo in una trasmissione televisiva, dove si discuteva della cessione del credito. Gubitosa è arrivato preparato, con stampati nella mente i dati forniti dall’Associazione nazionale costruttori a proposito dello stop decretato dal governo Meloni agli incentivi.

Dunque, ha snocciolato una serie di cifre, il succo delle quali è il seguente. Altro che buco nei conti dello Stato, come vogliono far credere Giorgia Meloni e la sua corte: lo sconto in fattura e la cessione dei crediti hanno fatto lievitare il Pil del 7 per cento, prodotto un ritorno di 50 miliardi per le casse pubbliche e creato un milione di posti di lavoro. In pratica, secondo Gubitosa il bonus è stato meglio del miracolo economico. La qual cosa non mi stupisce. Non voglio dire che i costruttori abbiano fornito dati farlocchi, ma se vai dal salumiere e gli chiedi se il suo prosciutto è buono, sarà difficile che quello ti risponda che non vale niente. Dunque, l’Ance che doveva dire oltre a sostenere che il 110 per cento e la cessione dei crediti fiscali erano un successo? Se però si tralasciano le analisi di parte, si scopre che nel 2021 il settore delle costruzioni, quello interessato agli incentivi del governo, ha contribuito con l’1 per cento a quel 6,6 per cento in più di Pil.

Vale a dire che il settore ha aiutato l’economia italiana a crescere, ma non nella misura raccontata da Gubitosa. Del resto, il fatturato delle costruzioni nel 2021 ha toccato quota 87,7 miliardi, circa 15 in più dell’anno precedente, a fronte di una crescita complessiva di 110. Quanto all’occupazione, nel periodo 2020-2022 sicuramente c’è stato un forte impiego di manodopera nel settore delle costruzioni, ma anche in questo caso siamo lontani dalle cifre snocciolate dall’onorevole grillino. Secondo i dati forniti da Banca d’Italia, Mef e Anpal, «negli ultimi tre anni sono stati creati quasi 280.000 posti di lavoro (oltre un quarto del totale) a fronte dei 70.000 del biennio precedente». Dunque, non solo i lavoratori del settore sono in tutto un milione, ma la crescita è pari a un quinto di quanto dichiarato da Gubitosa.

Veniamo ora al ritorno nelle casse dello Stato. Secondo la narrazione grillina, il superbonus non è stato un gigantesco salasso di risorse, ma un vero e proprio affare per lo Stato, perché facendo aumentare il Pil, il Fisco ha portato a casa una montagna di soldi. Purtroppo, neanche questo corrisponde al vero. Non consideriamo la voce dei costruttori, che inevitabilmente ritenevano lo sconto in fattura e la cessione dei crediti fiscali una specie di manna scesa dal cielo. I dati sono del Consiglio e della Fondazione nazionale dei dottori commercialisti. I quali in base all’andamento del 2021, hanno stimato che il costo lordo per lo Stato superava i 22 miliardi, compensati in parte da maggiori entrate per 12 miliardi. Risultato, un buco da dieci miliardi, che secondo il direttore generale delle Finanze, nel 2022 avrebbe raggiunto i 25 miliardi. Altro che beneficio per il bilancio pubblico: il superbonus si è rivelato uno straordinario strumento di trasferimento di denaro, dalle casse dello Stato a quelle dei privati.

Bella? Certo la misura era super bella. Chi ha colto l’occasione al balzo, ha beneficiato di una ristrutturazione della propria abitazione interamente pagata con le tasse degli italiani. Altro che gratuitamente, come ha ripetuto ossessivamente in campagna elettorale Giuseppe Conte. Il superbonus lo hanno pagato i contribuenti, anche quelli che non avevano una casa da migliorare. Che il provvedimento non potesse stare in piedi, del resto lo aveva scritto oltre un anno prima il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, che in un articolo non solo segnalava gli alti costi per lo Stato con un vantaggio per solo l’1 per cento delle abitazioni, ma calcolava che se si fosse voluta estendere la misura all’intero patrimonio edilizio nazionale, non sarebbero stati sufficienti duemila miliardi. In pratica, sarebbe stata necessaria una somma superiore a quella dell’intero Pil dell’Italia.

Queste semplici considerazioni spiegano perché il 110 per cento e la cessione dei crediti non sono stati un buon affare per il Paese, ma solo per coloro che ne hanno usufruito, ovvero per un certo numero di proprietari di case, per la maggior parte delle banche (che infatti nel 2022 hanno registrato i migliori utili di sempre), per tanti operatori finanziari e per molti speculatori e truffatori. Che altro c’è da aggiungere? Speriamo che nella sua impresa, Gubitosa i conti li faccia su un bilancio reale e non su quello di fantasia che propone ai telespettatori.

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