A marzo del 2022 Kiev era impegnata a preparare barricate, trincee e molotov in attesa dell’attacco russo. Ieri, invece, scene simili si sono viste a Mosca. Sacchi e covi di mitragliatrici lungo il raccordo anulare della capitale. In attesa, in questo caso, dei mercenari della Wagner. Si tratta della più grande «private military company» al mondo, guidata da Evgenij Prigozhin, il cosiddetto cuoco di Putin. L’uomo, originario di San Pietroburgo, che fino all’altro ieri ha risolto le grane per conto del Cremlino in numerosi Paesi africani ed è stato mandato a combattere nel buco più caldo dell’Ucraina: Bakhmut. Fino a venerdì sera. Perché, dopo un video nel quale denunciava l’incompetenza e la malafede del ministro della Difesa, Sergei Shoigu, del capo di Stato maggiore, Valery Gerasimov, e l’inganno perpetrato dai due nei confronti di Vladimir Putin, ha preso 25.000 dei suoi miliziani e li ha diretti, con una inversione a U, verso la Russia.
L’obiettivo era catturare Shoigu e Gerasimov. In concreto, già nella notte tra venerdì e ieri i miliziani di Prigozhin hanno occupato gli snodi principali di Rostov sul Don. Per la precisione la sede del Comando del distretto militare meridionale, la sede del locale Comando dell’Operazione militare speciale in Ucraina, quella del Ministero dell’Interno e dell’Fsb (l’agenzia di intelligence). Non solo, Rostov è lo snodo principale per far arrivare i rifornimenti alle truppe dislocate in Ucraina e nel Donbass. Nel frattempo, già dalla mattina di ieri, ai 25.000 provenienti dall’Ucraina si sono aggiunti altri mercenari. Tanto che il loro capo ha subito potuto organizzare l’avanzamento su tre assi. Due minoritari, ma comunque strategici. Già nel primo pomeriggio colonne di blindati di Wagner sono state viste a Krasnodar, sul fiume Kuban e a Volgograd, sul fiume Volga. Occupare la prima città spezzerebbe l’approvvigionamento alla Crimea e la seconda chiuderebbe l’accesso alla piana del Volga. Contemporaneamente altri uomini hanno marciato in autostrada, lungo la M4, quella che da Rostov va fino a Mosca.
Nella tarda mattinata è finita sotto il controllo di Wagner Voronezh, città, più a Nord, di snodo per i rifornimenti su gomma. Al posto di blocco di Bugayevka, a Sud del capoluogo regionale, si è piazzata una colonna di mezzi blindati e carri armati (T-72 e T-80) caricati su tir. Nella stessa area, a Pavlovsk, è stato osservato un convoglio Wagner equipaggiato con sistemi di difesa antiaerea, compresi i Sam Strela-10. Contraerea molto efficace. Il che spiegherebbe l’abbattimento di almeno quattro elicotteri e di un Antonov, che probabilmente trasportava paracadutisti verso Sud.
Da segnalare che gli abbattimenti, oltre all’esplosione di un deposito di carburanti nei pressi di San Pietroburgo, dove c’è la sede ufficiale di Wagner, sono stati praticamente gli unici scontri della giornata. I «musicisti», come amano chiamarsi gli adepti pagati da Prigozhin non hanno trovato resistenza da parte dell’esercito regolare. Tant’è che hanno tirato dritto oltre Voronezh, marciando fino a Lipeck e addirittura a Barabanovo nell’oblast di Mosca.
Sul fronte opposto, a Mosca, oltre alla barricate si è cominciato a chiudere gli uffici e il sindaco ha dichiarato la giornata festiva per lunedì. Gennady Zjuganov, membro più celebre della Duma, ha invocato l’unità contro l’invasore Prigozhin e chiesto a i patrioti comunisti di prendere le armi. Esternazione molto più forte di quella rilasciata dallo stesso Putin che in ogni caso si è detto «pugnalato alle spalle». Conseguenza: i militari regolari sono scesi per strada e si sono posizionati negli snodi nevralgici per prepararsi allo scontro. Che però a ieri non è avvenuto. Le previsioni che girano tra intelligence occidentali è che sia improbabile che l’esercito regolare si unisca a Wagner. Questo nonostante i tentativi di reclutamento strada facendo, l’invio massivo di telefonate sui cellulari e la diffusione di notizie false circa l’adesione a Wagner di alcuni generali e della 217° brigata aviotrasportata. A Prigozhin non possono bastare i suoi uomini per destabilizzare Putin e mettere le mani sui centri del potere a Mosca. Il cuoco lo sa bene. Detto questo, nessuno avrebbe potuto escludere che gli uomini di Wagner puntassero veramente al colpo di Stato, ma nemmeno che l’operazione servisse anche a un disimpegno russo. Oppure che Prigozhin puntasse esclusivamente a sbaragliare i vertici militari e imporre nuovi comandanti avviando una trattativa con un bel numero di «ostaggi», passateci il termine.
Se analizziamo il modo di procedere di Wagner vediamo che si è dislocata negli snodi ferroviari, autostradali e soprattutto lungo quelli fluviali. Numerosi mercenari sono specializzati nella guerra acquatica e nel contrasto ad altri marine. È un po’ come se l’obiettivo fosse creare una mezzaluna in grado di tagliare la parte Sud e Sud Est del Paese e fare in modo che i circa 250.000 militari russi, dislocati in teatro di guerra, potessero restare senza rifornimenti e senza ordini da Mosca. Potenzialmente una bomba nello stagno della guerra russa. Certo, al momento restano solo ipotesi. Visto che sempre ieri, intorno alle 20, è spuntato all’improvviso il nome di Aleksander Lukashenko, il dittatore della Bielorussia. La notte tra venerdì e ieri è volato verso la Russia facendo poi spegnere il transponder dell’aereo. Poi con un comunicato ha annunciato di voler incontrare sia Putin sia Prigozhin per fare da paciere.
Il capo di Wagner ha confermato, quando le sue truppe avevano da poco superato Barabanovo e quindi erano a soli 200 chilometri da Mosca. «Faremo marcia indietro, tornando verso Sud per evitare spargimento di sangue russo da una parte o dall’altra», ha detto il capo di Wagner in un video in tarda serata. In realtà si è registrato l’immediato stop della colonna di miliziani. La ritirata vera e propria non è scattata. Quello che conta è che Putin ha ringraziato il collega bielorusso e Prigozhin ha ottenuto di sedersi al tavolo con due presidenti, la prima volta per un mercenario. Ha ottenuto che i due suoi avversari Shoigu e Gerasimov sono stati annientati. Ha ottenuto che la sua milizia conti più dell’esercito regolare. Insomma, da oggi è un capo di Stato e visto che non è certo uno stinco di santo – bene ribadirlo per gli analisti della domenica – non è un buon segno per l’Europa.
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