Non è bastato dare risposte esaurienti a circa 600 quesiti. A poco è servito indicare i dettagli dei menù (sì, perché anche questo hanno voluto sapere da Bruxelles) o fare delle concessioni su alcune tratte dove c’erano delle sovrapposizioni o sugli slot che (sempre secondo i tecnici europei) mettevano a rischio la concorrenza con le altre compagnie.
Dg Comp, la direzione generale Antitrust della Commissione Ue, passerà alla fase due nella valutazione dell’operazione con la quale Lufthansa si è impegnata ad acquistare il 41% di Ita attraverso un aumento di capitale di 325 milioni. Eravamo a maggio e con quell’intesa la compagnia tedesca sottoscriveva anche l’opzione a raggiungere nei prossimi anni il 100% del gruppo nato dalle ceneri di Alitalia. Da maggio a oggi cos’è successo?
È iniziato l’esame Antitrust. Infinito. Bruxelles ha inviato via mail centinaia di quesiti alle compagnie e per quasi tutte le risposte c’è stata una richiesta di ulteriori approfondimenti. Tempi lunghissimi che hanno fatto sorgere anche dei sospetti sull’azione delle lobby (le altre compagnie ovviamente premono per inserire nuove limitazioni e paletti) impegnate a mettere i bastoni tra le ruote alla chiusura dell’affare. Segnali positivi ci sono stati a fine novembre quando finalmente è arrivato il disco verde alla notifica dell’accordo siglato a maggio.
Bruxelles e Lufthansa così hanno iniziato a trattare sui cosiddetti remedies, sui correttivi da apportare per evitare problemi legati alla restrizione della concorrenza in alcuni aeroporti. Nel mirino soprattutto gli slot su Milano Linate, per i quali si sono già fatte avanti EasyJet e Wizz Air. Sul fronte tedesco, invece, sono state «attenzionate» le tratte più profittevoli, quelle verso Stati Uniti e Canada, per esempio. Sembrava che un accordo fosse a portata di mano e invece, stando alle dichiarazioni sconsolate del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti servirà una fase due.
«Ci hanno fatto capire», ha sottolineato il titolare del Mef, «che si va alla cosiddetta fase due, quindi serviranno altri mesi di approfondimenti. Dopo aver fatto esattamente quello che era stato prescritto dalla stessa Commissione. Il fatto che perdiamo altro tempo non è una cosa positiva».
E certo. Adesso serviranno altri 90 giorni lavorativi più due ulteriori possibili proroghe di 15 o 20 giorni su richiesta delle parti prima del verdetto. Calendario alla mano vuol dire che si arriverà a cavallo delle elezioni Ue di giugno, quindi con un commissario che è già pro tempore, il belga Didier Reynders ha preso infatti in corsa il posto della danese Margrethe Vestager, a dover prendere una decisione politicamente molto delicata. Prendere altro tempo potrebbe essere quasi naturale.
Messa in soldoni, a oggi vuol dire non solo che Ita dovrà fare a meno dei 325 milioni di aumento di capitale «promessi» da Lufthansa per salire al 41%, ma anche che ci sarà quanto meno un ritardo sugli 830 milioni complessivi messi sul piatto nel lungo periodo dalla compagnia guidata da Carsten Spohr. Rallenterebbero le sinergie commerciali e le assunzioni. Senza considerare che Ita rischia di «vedersi condizionata» la stagione estiva, quella storicamente più redditizia. Secondo indiscrezioni sarebbero circa una dozzina le rotte messe in discussione dall’Antitrust e sulle quali le due compagnie dovranno dare una risposta, ma al di là del merito, va detto che tempi così lunghi e richieste così minuziose si vedono assai di rado e che è senza dubbio paradossale che la stessa Europa che chiede all’Italia passi avanti sulle privatizzazioni sia quella che poi si mette di traverso a una privatizzazione che era cosa fatta.
Nei giorni delle accesissime discussioni sulla mancata ratifica del Mes, viene da dire che non serviva dire no al fondo che presta i soldi, dietro condizioni, ai Paesi in difficoltà per inimicarci l’Europa. È da tempo che Bruxelles sui dossier più delicati, soprattutto se ci sono in ballo gli interessi di Francia (Air France) e Germania (c’è chi dice che a Lufthansa questo balletto possa far gioco per tirare su prezzo e condizioni), spesso e volentieri ci rema conto.
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