- Il pm romano definiva «telecomandato» il procuratore per via dei suoi rapporti con personaggi coinvolti in inchieste a Roma.
- Giuliano Caputo scriveva al collega: «Conto sul tuo supporto». Silvia Corinaldesi invece lo contattava per diventare presidente di sezione.
Lo speciale contiene due articoli.
Anche il procuratore di Perugia Luigi De Ficchy, colui che ha condotto sino al giugno 2019 l’indagine sul pm Luca Palamara, comunicava con quest’ultimo tramite Whatsapp, ma non solo attraverso i messaggini, anche con chiamate vocali, conversazioni che possono essere intercettate solo attraverso il trojan.
I contatti della chat depositata agli atti di Perugia iniziano il 6 febbraio 2018, quando viene arrestato dalla Procura di Roma l’imprenditore Fabrizio Centofanti, amico comune dei due magistrati, a loro volta in stretti rapporti, e si interrompono il 15 giugno 2018, quando l’informativa su Palamara proveniente dalla stessa Procura di Roma e riguardante i rapporti tra il pm e Centofanti era già arrivata a Perugia. La comunicazione, firmata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, è datata 15 maggio. Il timbro del deposito a Perugia è del 21 maggio.
Questi rapporti, di cui parleremo più avanti, fanno da sfondo a una presunta storia di ricatti che riguarderebbe proprio De Ficchy. In un’intercettazione del 16 maggio 2016 Palamara, parlando con il pm Stefano Fava, definisce il procuratore De Ficchy «telecomandato», e quindi «influenzabile» a causa dei suoi presunti rapporti con due personaggi in coinvolti in inchieste capitoline, il commercialista Maurizio Sinigagliesi (il suo nome citato da Fava nell’intercettazione, scompare nella prima trascrizione del Gico della Guardia di finanza) e Fabrizio Centofanti, presunto corruttore di Palamara.
Fava commenta: «Dipende da De Ficchy, fino a quanto si è lasciato coinvolgere su questa cosa». Risposta: «Totale, e te lo sto dicendo, totale… De Ficchy conosce benissimo Fabrizio».
In un altro passaggio il pm sotto inchiesta ricorda l’arresto di Centofanti: «De Ficchy, dall’8, quando cazzo lo avete arrestato, quel febbraio del 2018, veniva ogni venerdì […] per parlarmi». Fava: «Di Centofanti?». Palamara: «In prima di Genar (fonetico) e poi di Centofanti e del perché lo avevano arrestato e perché è una brava persona e tutto quanto […] e poi mi rompeva sempre il cazzo che voleva, ti ho detto, quelle carte da Tivoli, che lo riguardavano […] carte che io gli do va bene?». Il riferimento è a uno scoop della Verità, che risale al 9 novembre 2017 e che riguardava un’indagine della Procura di Tivoli, intitolato: «L’inchiesta della finanza che scuote il Csm». In esso si parlava proprio di Palamara e di un membro della polizia giudiziaria, uno dei più stretti collaboratori di De Ficchy quando era procuratore di Tivoli. L’investigatore era accusato di essere una talpa, perché da un fascicolo su alcuni appalti del Comune di Guidonia c’era stata una fuga di notizie. E, stando ai lunghi sfoghi telefonici del brigadiere intercettato, Palamara gli aveva consigliato «di sparire da Guidonia».
Nell’intercettazione con Fava, Palamara dice di essere venuto a sapere che era stata trasmessa a Perugia una informativa che lo riguardava: «E quindi dico, ma è arrivato qualcosa? Gli inizio a fare… e cioè lui è venuto da me, dentro all’ufficio, mi fa: “Ma di che parli?”. Allora là ho capito che c’era qualcosa». Quindi Palamara sostiene di aver avuto diversi incontri il venerdì con De Ficchy quando tornava a Roma, e che gli argomenti erano anche abbastanza scivolosi.
Dalle chat tra Palamara e De Ficchy, come detto, risulta che il procuratore di Perugia chiamasse il pm sotto inchiesta tramite Whatsapp. L’unica traccia che è rimasta, però, sono i messaggi. Il primo risale al 6 febbraio 2018. Il giorno dell’arresto di Centofanti Palamara scrive a De Ficchy: «Come stai? Ci vediamo domenica?». Risposta: «Venerdì ti chiamo per vederci se puoi prima o dopo pranzo o comunque per accordarci». Nella memoria restano una decina di chiamate di De Ficchy perse. Poi il 16 marzo Palamara risponde a uno di questi tentativi di contatto: «Gigi sono in udienza ti chiamo appena finisco nel tardo pomeriggio ok?». Dopo alcuni altri messaggi De Ficchy scrive: «Sono nella tua stanza». Il 13 giugno Palamara conferma a De Ficchy che lo stesso è stato convocato in prima commissione. Il 15 giugno, venerdì, ci sono altre due chiamate perse, probabilmente propedeutiche a un incontro. L’informativa contro Palamara è già arrivata a Perugia. Da allora i due non si scambiano più messaggi Whatsapp. La Verità ha contattato De Ficchy. «È sicuramente un periodo molto lontano», dice il procuratore. Quando gli ricordiamo che era giugno 2018 e che a Perugia era già arrivata da Roma l’informativa su Palamara, De Ficchy risponde: «Non ricordo i tempi, comunque questo non significa niente». E sulla ragione dei contatti, spiega: «Era un collega, è normale che ci siano state delle conversazioni. Lui aveva rapporti con tutto il mondo. In certi uffici è normale. Adesso pure questo diventa un problema?».
E veniamo all’incontro nell’ufficio romano di Palamara. «L’ufficio del Csm. Io non vado alla Procura di Roma da tanto. Può darsi che l’ho incontrato […] Ma se non c’ero io non sarebbe nata quell’inchiesta. Nessuno può nascondere i rapporti con Palamara, aveva rapporti con tutto il mondo. Dipende dal tipo di rapporto. Dovete cercare di capire il tipo di rapporto che la gente ha con lui». All’ultima domanda, però, sulla presunta chiacchierata sull’inchiesta di Perugia, De Ficchy sbotta: «Sicuramente non è stato informato da me. Mi perdoni, chiudiamo questa conversazione, lei parla con De Ficchy, se lo ricordi».
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