Dopo il +29% dell’indice Msci China nel 2021, il 2022 ha registrato cali anche a causa del dirigismo del Partito comunista. Gli esperti restano comunque ottimisti: «Alibaba ha margini del 20%, per Baidu ricavi a +21%».

Investire nel mercato cinese può essere un’opportunità, ma non è per deboli di cuore. Dopo che il mercato cinese nel 2021 si era rivelato tra i migliori al mondo (+29,49% l’indice Msci China), l’incantesimo pare essersi spezzato nel 2022. Il motivo? Un dirigismo governativo sempre più forte in alcuni settori chiave, come quello delle piattaforme informatiche e dell’educazione online, ma anche l’immobiliare.

«Questo ha provocato un crollo di molti titoli e soprattutto quelli legati alla tecnologia», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «Facile quindi comprendere come i pareri degli strategist sulla Cina siano molto differenti (mentre sull’obbligazionario cinese c’è un certo consenso). Peraltro, è difficile parlare di un unico mercato poiché esistono veramente molti indici cinesi investibili con sottostanti anche molto differenti con alcuni riferiti solo al mercato interno e altri globali o specializzati».

Il mercato interno cinese, comunque, appare in forte crescita: digitalizzazione e automazione sono dei trend molto forti, anche perché il Partito comunista ha deciso da tempo di incentivare la transizione dell’economia verso prodotti di maggiore valore. Se negli anni Novanta la Cina era il Paese da dove arrivavano i giocattoli, oggi è quello da dove giungono la maggior parte dei pezzi per produrre le batterie dei veicoli elettrici. Fra i motivi del recente ribasso dei titoli cinesi vanno considerati anche le crescenti preoccupazioni geopolitiche, oltre ai problemi sorti con la Securities and exchange commission (Sec), che ha confermato che le prime cinque società cinesi quotate negli Stati Uniti dovranno uscire dalla Borsa se non forniranno l’accesso ai dati contabili all’autorità di controllo.

Tra i titoli da tenere sott’occhio, spiega Carlo De Luca, responsabile risparmio gestito di Gamma capital markets, «sicuramente fanno da capofila Alibaba e Baidu, giganti della tecnologia cinese: il primo, colosso dell’ecommerce, continua a generare flussi di cassa positivi nonostante le performance non brillanti sul mercato, influenzate sicuramente dalla minaccia del delisting», dice. In realtà, «il titolo Alibaba è in trend ribassista da più di un anno, appesantito dalle preoccupazioni normative, ma il titolo potrebbe essere pronto a uscire presto dal suo trend ribassista. Le azioni cinesi sono aumentate vertiginosamente il 16 marzo, dopo che la Cina ha promesso di allentare una repressione normativa, sostenendo al contempo le quotazioni azionarie estere e costruendo stabilità nei mercati dei capitali», dice De Luca. «Alibaba ha tra l’altro recentemente aumentato il suo riacquisto di azioni da 15 miliardi a 25 miliardi di dollari e, secondo gli analisti, potrebbe generare fino a 28,0 miliardi di cassa il prossimo anno con margini di vicini al 20%. Baidu, la Google cinese, nonostante le forti difficoltà riscontrate in un mercato pubblicitario nazionale cinese difficile a causa del Covid», conclude, «ha riferito che i ricavi del 2021 sono cresciuti a un ritmo del 21%, con fatturato non pubblicitari in aumento del 71% rispetto allo scorso anno».

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