- I soldi arriveranno nel 2023 quando l’Italia sarà già distrutta. Saranno 500 miliardi e non 750: Germania e Olanda gongolano.
- Presidenza Eurogruppo: sconfitta la favorita spagnola Nadia Calviño, sostenuta da Conte, tedeschi e francesi.
Lo speciale contiene due articoli.
«Agli olandesi non è importato mai nulla di apparire dialoganti ai tavoli europei. Vengono a Bruxelles a difendere gli interessi nazionali. Spesso sono irritanti perché la loro schiettezza sembra arroganza». Queste le confessioni rilasciate ieri da un anonimo diplomatico al Financial Times. Viene da sorridere – o da piangere? – pensando alla retorica di cui è ammantata la narrazione media degli appuntamenti in Europa in casa nostra. O pensando alle parole del Pd a guida Matteo Renzi che, nel giugno 2016, pronunciava parole così perentorie da rimanere immortalate in un tweet simbolo: «le nostre battaglie in Ue non erano per l’interesse dell’Italia ma perché ritenevamo fossero interesse dell’Europa».
La differenza sta tutta qui. La sinistra italiana si vergogna di ciò di cui gli altri vanno fieri; proteggere quell’interesse nazionale che Conte dice di difendere virando su una proposta – quella del Recovery fund – che oltre a essere in partenza già inutile a risollevare le sorti di un Paese, finirà per essere ancor più esigua nell’importo e altrettanto farraginosa nel funzionamento. Una trasfusione prenotata a due anni di distanza rispetto al momento in cui si sta morendo dissanguati, per intendersi. Ma andiamo con ordine.
Giuseppi prova a convincere la Spagna, la Grecia e il Portogallo a prendersi il Mes, così da non passare come l’unico appestato del continente. Ma prende il classico due di picche. Allora andrà la prossima settimana in pellegrinaggio a l’Aia, sperando di convincere il premier olandese Mark Rutte ad abbassare la sua resistenza nell’approvazione del Recovery fund. C’è da scommettere che il premier punti tutto sulla forza di persuasione personale, magari la stessa sfoggiata, nel suo primo esecutivo, al tavolo del bar di Davos quando, ignaro di essere ripreso dalle telecamere, si mostrava piuttosto ossequioso nei confronti di una sbigottita Angela Merkel. Questa in effetti non si era minimamente premurata di chiedergli alcun favore. «Ma Angela io sono molto determinato», balbettava Giuseppi nel ricordarle che lui avrebbe fatto di tutto per mettere all’angolo Matteo Salvini, allora suo vicepremier. Cosa peraltro portata a termine di lì a qualche mese.
La trasferta in Olanda, dunque, non fa che aumentare il prestigio relativo di Rutte «ben oltre l’effettivo peso politico dei Paesi Bassi», come chiosa la professoressa di scienze politiche all’Università Bocconi Catherine De Vries, secondo cui «la processione dei leader europei da Rutte dimostra agli elettori come egli si stia battendo per i loro interessi nazionali». E incredibilmente anche per quelli italiani. Soprattutto dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, all’Olanda interessa infatti una cosa sola: un bilancio europeo più piccolo, essendo Amsterdam – così come, in maggiore misura, l’Italia – un contribuente netto. La Merkel porterà sicuramente in porto un accordo nelle prossime settimane. Ma sarà un inevitabile compromesso al ribasso per le ambizioni di Conte e Gualtieri che, con incredibile dilettantismo, si sono fin da subito dimostrati entusiasti di fronte alla proposta della Commissione Ue, precludendosi immediatamente qualunque rilancio. Da lì si potrà solo scendere. E infatti sembra proprio che la Commissione Ue verrà esclusa dal controllo degli investimenti del Recovery fund. Sarà una materia del Consiglio Ue, e quindi dei governi. Con imposizione di una condizionalità dietro l’altra prima di scucire un euro. Un’idea che piace così tanto alla Germania da avere indotto la Merkel a sposarla subito al suo debutto alla presidenza semestrale. Una proposta peraltro perfettamente coerente con l’Angela-pensiero spiegato in un’intervista a diversi quotidiani europei fra cui La Stampa, che però incredibilmente censura il passaggio più significativo. Quello in cui la Cancelliera spiega la natura del conflitto fra Corte costituzionale di Karlsruhe e Corte di giustizia europea a proposito del ruolo della Bce, e integralmente riportato su Atlanticoquotidiano.it: «Se la Corte costituzionale giudica che un confine sia stato superato, si rivolge alla Corte di giustizia dell’Ue e richiede una verifica. Sino ad ora, ogni disaccordo è stato ricomposto. Ora abbiamo un conflitto. Ciò è nella natura della bestia, poiché uno Stato nazionale sarà sempre in grado di rivendicare particolari competenze, a meno che tutti i poteri non siano trasferiti alle istituzioni europee, il che sicuramente non accadrà».
L’esito di tutte queste chiacchiere è comunque impietoso. Nell’ordine:
1 i soldi del Recovery fund entreranno in circolo nel 2023 quando l’Italia sarà già distrutta;
2 l’importo sarà di 500 miliardi, e non 750;
3 per chi volesse il rinforzino c’è sempre il Mes.
Poi all’improvviso, arriva David Sassoli che, da presidente del Parlamento Ue, minaccia la non approvazione di alcun compromesso al ribasso. E qui Rutte già si frega le mani. Proprio ieri sera, vedendo Angela Merkel , ha ribaduto che la sua richiesta è che «non crescano i contributi netti». Gli chiedono di spendere cinque, negozia tre e nel vedersi rifiutata la proposta spende zero. Sassoli ha veramente tutte le carte in regola per fregare la poltrona a Giuseppi, come dicono gli addetti ai livori…
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