Elsa Fornero
Elsa Fornero (Ansa)

Ora finalmente ci è tutto più chiaro. Leggendo ieri La Stampa abbiamo avuto un’epifania: la mente ci si è spalancata e davanti agli occhi, finalmente, ci si è disvelata l’essenza stessa del conflitto sociale. Come Fantozzi quando viene istruito dal compagno Folagra sulle dinamiche del capitale e si accorge drammaticamente «di essere sempre stato preso per il c…».

Qui a fare le veci del Folagra è la più raffinata e sobria Elsa Fornero, la quale dalla prima pagina del quotidiano torinese ha chiarito che cosa alimenti le manifestazioni in Francia e Spagna. A differenza di altri, Fornero non si esalta per le piazze roventi.

Anzi, scrive che «le piazze di Francia e Spagna in fiamme e l’avanzata elettorale di forze di destra estrema in Germania e altrove ci restituiscono la fotografia di un continente smarrito. […] La rabbia che pervade le democrazie occidentali non sembra una fiammata d’ira estemporanea, ma il sintomo visibile di promesse infrante: l’inaridimento strutturale del Welfare State, la sottrazione di opportunità a molti, la concentrazione di ricchezza e potere tra pochi, pochi che quell’ideale, peraltro, non hanno mai veramente condiviso».

Insomma, secondo Fornero «il patto sociale e intergenerazionale che legava lo sviluppo economico alla solidarietà e a una maggiore uguaglianza si è progressivamente sgretolato, lasciando spazio a rivalità tra ultimi e penultimi per la conquista di poche risorse nel bilancio pubblico, spesso limitate a bonus di breve termine». Tutto chiaro, no? Il patto sociale si è rotto. Le promesse di benessere del passato sono state infrante. E c’è stato «un profondo slittamento nei valori collettivi e nei rapporti di potere. Negli ultimi decenni, sotto la spinta della globalizzazione e di una deregolamentazione spesso senza scrupoli, lo Stato sociale è stato ideologicamente ridefinito: non più il collante democratico della cittadinanza, ma quasi zavorra inefficiente che ostacola la competitività nei mercati globali. Si è imposta la retorica del merito e della responsabilità individuale, ignorando la disparità di opportunità materiali e di ascesa sociale».

La retorica del merito e i giovani «choosy»

Ah, ma pensa. La retorica del merito e della responsabilità individuale ci hanno portato dove siamo oggi, nelle strade ardenti e rabbiose di Spagna e Francia. Fenomenale. Ci sorge tuttavia una domanda: esattamente a quale «retorica» faceva riferimento la Fornero quando disse, nel 2012, che i giovani italiani erano un po’ choosy, cioè schizzinosetti riguardo alle offerte di lavoro? Altro che intraprendenza e responsabilità individuale (che comunque di questi tempi sono parecchio bistrattate): la professoressa Elsa Fornero disse chiaro e tondo che i ragazzi italiani facevano troppo i difficili.

Chiediamo allora: perché non lo dice anche oggi rivolgendosi a quelli che sfasciano tutto in piazza? Peraltro, in questo caso qualche ragione la avrebbe pure, dato che gli attuali contestatori non se la prendono con il sistema, semmai chiedono più sistema: più burocratica invadenza, più protezione dello Stato-mamma dal razzismo e da altre amenità.

Nella loro azione, tuttavia, Fornero vede una sorta di necessità epocale. «I nodi della storia», spiega, «vengono, prima o poi, sempre al pettine. Quando la crescita economica si dissocia dagli ideali di solidarietà e di diffusione del benessere, affidandosi all’egoismo competitivo e al dominio oligarchico dei ricchi e potenti, il corpo sociale si indebolisce, si ribella e anche la crescita economica ne risente. È in questa faglia tra la promessa democratica e la realtà dell’abbandono che si inserisce il corto circuito odierno. Le rivolte francesi e spagnole non sono espressioni di un vuoto nichilismo, ma la reazione all’evaporazione dello Stato sociale come generatore di futuro».

Fornero, l’austerità e le lacrime degli italiani

Ah, che meraviglia. Ora sì che abbiamo svelato la natura intima di quelle piazze: colpa dei governi europei che hanno sbriciolato lo Stato sociale. E fin qui, potrebbe persino esserci un fondo di verità. Ma attenti, che non è finita. Perché dobbiamo ancora individuare quello che secondo Fornero è il vero pericolo emergente. Che non è la rabbia delle nuove generazioni di immigrati, o la violenza della sinistra radicale. Al contrario: «In questo vuoto di prospettive di miglioramento per tanti prosperano e mettono radici i populismi e i nazionalismi, abili a capitalizzare la rabbia di chi si scopre escluso e privo di chances. Senza un’inversione di rotta che rimetta al centro il futuro dei giovani, la difesa delle istituzioni democratiche rischia di diventare una battaglia puramente formale».

Certo, come no. A spaventare devono essere, ancora una volta e come sempre, i perfidi nazionalisti, i populisti maledetti, i fomentatori di odio sociale. Domandiamo ancora: ma esattamente, quando la cara Elsa evocava le lacrime e il sangue e, assisa nel governo Monti, imponeva l’austerità feroce sulla pelle di famiglie e lavoratori, stava rafforzando il patto sociale? Stava forse mantenendo le promesse di prosperità della democrazia? Stava mettendo al centro il welfare? E quando Monti prometteva di distruggere la domanda interna per sbriciolare di fatto le nazioni, ci stava proteggendo dai cattivi sovranisti e populisti? Lo faceva per il nostro bene?

Sia chiaro, non vogliamo risultare ingrati. Apprezziamo che Fornero ci abbia offerto qualche lezione di lotta di classe. Ma sapete com’è: dopo tutti questi anni siamo rimasti un po’ choosy, un po’ schizzinosetti. E ci infastidisce un po’ che a spiegarci come salvarci dal disastro siano proprio gli stessi che lo hanno causato.

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