Il Parlamento europeo approva la patrimoniale verde sulla casa
  • L’aula di Strasburgo impone l’obbligo di ristrutturare le abitazioni. Ancora una volta vince l’ideologia: ne faranno le spese le famiglie che già ora sono in difficoltà. E a uscirne peggio sarà proprio il nostro Paese.
  • Il testo approvato ieri sarà riesaminato dal Consiglio Ue e dalla Commissione. L’Italia darà battaglia sulle deroghe, che potrebbero interessare 2,6 milioni di edifici.

Lo speciale contiene due articoli.

Il Parlamento europeo ha dato il via alla direttiva sulle case green. Le date entro le quali il tutto deve essere fatto sono il 2028 per le emissioni zero e il 2033 per arrivare in classe D, che poi vorrebbe dire fare tutto quello che si deve (molto costoso) perché le case disperdano meno calore possibile.

È stato calcolato che l’adeguamento di una casa di dimensioni medio piccole alla direttiva europea può costare – per il solo ed esclusivo costo del cambio degli infissi – da 25.000 euro in su. In questo momento, considerando che gli italiani hanno tra il 70 e l’80% di loro la casa di proprietà, significa dare una mazzata a buona parte degli italiani nel periodo economico e di finanza pubblica più difficile dal dopoguerra novecentesco ad oggi. Che tutto questo sia una follia è certo, almeno per il nostro Paese. Resta solo il dubbio che sia la follia del folle o la follia del furbo. Secondo noi è la follia del furbo, soprattutto nei Paesi del nord Europa dove lo sforzo per arrivare ai livelli green imposti dalla direttiva sarà molto meno oneroso che nel nostro Paese. Ci sono alcune considerazioni da fare.

La prima. Che sia un Paese membro o che sia un’unione di Paesi, come l’Europa, c’è una questione relativa di tipo normativo che non cambia, e cioè: le regole che vengono imposte, soprattutto quando sono onerose, cioè tolgono soldi dalle tasche dei cittadini, non possono essere concepite e messe in atto a prescindere dal periodo storico che si attraversa. Quale buon governante darebbe una mazzata ai suoi cittadini in un momento nel quale gli stessi cittadini da qualche anno stanno prendendo mazzate da tutte le parti? È evidente che attenderebbe una stagione migliore per mettere in atto i suoi propositi legislativi. In Europa no. Se stai male, non solo non ti do la medicina, ma ti somministro qualche goccia di veleno così magari schiatti del tutto. Vi rendete conto cosa vogliano dire per una famiglia a reddito medio-basso dai 25.000 euro in su di spesa? Ve lo dico io: nella stragrande maggioranza dei casi significa anzitutto fare sacrifici, ma non bastando, significa accendere un mutuo in una banca. E non è che siccome è un mutuo verde costa meno, in questo caso il mutuo verde lascia la famiglia al verde più assoluto. Un effetto verde c’è ma riguarda le tasche degli italiani più che la tutela dell’ambiente.

La seconda. Se tu Unione europea imponi ai cittadini dei Paesi membri una spesa, non puoi non considerare il reddito dei diversi cittadini. Vale anche in questo caso la norma per la quale chi ha di più paga di più e chi ha di meno paga di meno. Con questo non vogliamo dire che l’Europa debba pagare direttamente le imprese costruttrici di infissi, ma che deve dare degli incentivi alle famiglie meno ricche, o povere, incentivi che accompagnino gli obblighi e rendano gli stessi obblighi legittimi da un punto di vista della giustizia e dell’equità economica. È esattamente la stessa situazione che dovrebbe verificarsi in ambito fiscale: di più dà chi ha di più, di meno dà chi ha di meno. Di tutto ciò non c’è traccia, non ci meraviglia la cosa perché abbiamo visto quello che ha combinato l’Europa durante il Covid: su più di 200 miliardi alla fine ce ne ha dati 45 a fondo perduto e il resto a prestito. Ha inoltre proclamato provvedimenti contro l’inflazione per competere con gli Usa che hanno stanziato 187 miliardi e per ora non ha mosso un dito.

La terza. Ha detto bene il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, osservando che manca in questa direttiva «una seria presa in considerazione del contesto italiano, diverso da quello di altri Paesi europei per questioni storiche, di conformazione geografica, oltre che di una radicale visione della casa come bene rifugio delle famiglie italiane». Ha poi anche aggiunto che «gli obiettivi temporali, specie per gli edifici residenziali esistenti, sono ad oggi non raggiungibili per il nostro Paese». Le parole del ministro individuano un problema e soprattutto un errore nel quale l’Europa cade ormai troppo spesso: quello di non considerare la diversità degli Stati membri nella redazione delle direttive in modo che esse siano applicabili senza morti e feriti in tutti i Paesi europei. Lo ha fatto con il Recovery Fund, lo stava facendo con le auto elettriche (provvedimento per fortuna bloccato), lo fa con questa direttiva. Nessuno mette in discussione l’utilità dell’efficientamento energetico degli edifici, ma il tutto non può essere perseguito solo ed esclusivamente sulla pelle dei cittadini. I nostri cittadini hanno un patrimonio costituito dal risparmio e dalla proprietà immobiliare della casa dove abitano. Questa direttiva potrebbe mettere in ginocchio dal punto di vista economico una famiglia.

Facciamo l’esempio di due coniugi in età avanzata che non hanno da parte i soldi per cambiare gli infissi, e mettiamo che la cifra richiesta sia 30.000 euro, e mettiamo anche che i loro figli non possano prestare loro i soldi necessari perché devono spenderli per la propria casa. Sapete qual è la finale? Che questi due anziani signori debbono chiedere un mutuo ipotecando la loro casa di proprietà, nel caso in cui non ci siano incentivi, aiuti fiscali o contributi a fondo perduto da parte dello Stato e dell’Europa. Ditemi voi se questa famiglia di persone anziane oltre i settanta debbano trovarsi in questa situazione in questo momento della loro vita.

In finale emergono due modi di considerare la realtà: uno è quello ideologico, che preso dalla furia delle sue idee concepisce provvedimenti senza badare alla realtà, l’altro è quello che guarda prima alla realtà e poi decide i provvedimenti in base alla fattibilità.

Pd e 5 Stelle a Bruxelles hanno scelto la prima strada.

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