«L’Ue riparte con i biocarburanti»
Luca Squeri (Ansa)
Il responsabile energia di Forza Italia Luca Squeri: «Riducono l’inquinamento e tutelano la filiera endotermica. Spingiamo sui micro-reattori. Se la politica fa il suo, nucleare dal 2030».

Onorevole Squeri, anche nel convegno che ha organizzato alla Camera («Una transizione energetica compatibile con la stabilità del tessuto economico e l’individuazione di nuove fonti e tecnologie di approvvigionamento»), è emersa un’indicazione forte dei principali attori energetici italiani (su tutti l’ad di Eni Claudio Descalzi) verso il nucleare. Qual è la posizione di Forza Italia?

«Forza Italia parte da un presupposto incontestabile: per quanta potenza rinnovabile si possa installare, questa non potrà sostituire le fonti fossili. E l’Italia è l’unico Paese nel G8 senza energia nucleare, mentre nell’Unione europea sono funzionanti 128 centrali, di cui 58 solo in Francia».

Quindi?

«Nel programma di governo del centrodestra si fa riferimento alla creazione di impianti di produzione di energia nucleare di ultima generazione senza veti e alcun preconcetto. Il regolamento 2022/1214 della Commissione prevedeva la possibilità di investire in nuove centrali facendo rientrare nella tassonomia europea degli investimenti verdi le nuove tecnologie del nucleare».

Il problema resta il tempo. Quanto ci vorrà per iniziare ad avere energia dal nucleare?

«Se la politica fa il suo, grazie ai micro-reattori, già dal 2030. Noi stiamo spingendo in questa direzione, ma se ragioniamo solo sul breve non ne usciamo. L’investimento sul nucleare riguarda soprattutto il lungo periodo, anche perché, in particolare nell’ambito dei reattori di quarta generazione, quelli di piccole dimensioni e modulari, si sono compiuti negli ultimi anni importantissimi progressi. Potranno essere installati anche da privati, senza il coinvolgimento di risorse pubbliche».

Solo che ne avremmo bisogno domani?

«Il 9 maggio 2023 è stata approvata una mozione di Forza Italia con la firma di tutti i gruppi di maggioranza che impegna il governo a muoversi con decisione su questa strada. E le vorrei segnalare che nel convegno di ieri è stato annunciato un importante accordo tra Enel e Ansaldo nucleare che va sempre nella stessa direzione».

Un’altra questione di grande attualità è quella che riguarda l’arrivo di un secondo produttore d’auto in Italia. Si fanno i nomi di tre case cinesi e di Tesla. Non rischiamo di diventare produttori solo di auto elettriche o low cost?

«Guardi, secondo me la priorità è quella di salvare la filiera dell’endotermico e per farlo bisogna cambiare le assurde regole imposte dall’Europa. Non considerare l’endotermico che si basa sui biocarburanti alla stessa stregua dell’elettrico è masochismo puro. Non ci sono differenze per l’inquinamento e soprattutto andremmo incontro a una transizione dell’automotive più graduale e meno traumatica sia dal punto di vista lavorativo che da quello dell’impatto sul sociale. I vantaggi per l’Italia sarebbero enormi visto che abbiamo già due bioraffinerie e una terza sta per partire a Livorno».

E allora perché da Bruxelles insistono?

«Perché l’approccio di questa Commissione è ideologico. Speriamo che con il prossimo voto si abbia finalmente una svolta e sia premiato un nuovo corso».

Intanto si sta creando un fronte anche sull’idroelettrico a causa della liberalizzazione delle concessioni e dell’asimmetria con gli altri Paesi Ue.

«Forza Italia, con una mozione approvata dall’ultimo congresso ha chiesto al governo di verificare in ambito europeo la possibilità di prorogare l’attività degli attuali concessionari. Una proroga che sia commisurata all’impegno sugli investimenti ».

Possibilità di ascolto?

«Noi crediamo che ci siano dei margini per diversi motivi: si eviterebbero i ricorsi dei concessionari uscenti, il blocco degli investimenti (tante concessioni scadono nel 2029) e aumenterebbe la produzione energetica riducendo di conseguenza il numero di pannelli sui terreni agricoli e di pale eoliche sui crinali».

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