- Ieri faccia a faccia tra Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte, che ha ribadito: «A noi un portafoglio economico di peso». Per la Concorrenza la Lega spinge il vice di Giovanni Tria. Se ci toccasse l’Agricoltura, Gian Marco Centinaio. Giancarlo Giorgetti in stand by.
- Di Maio replica al leader leghista che aveva criticato, per l’ennesima volta, l’operato dei ministri M5s e minacciato la crisi. Affondo sulla flat tax: «Coperture? Un mistero».
Lo speciale contiene due articoli.
Tre scenari e tre ipotetici nomi (leghisti) per il commissario italiano all’Ue. Fermo restando il fatto che il quadro è in continuo movimento, e che sul tavolo dei protagonisti potrebbero sempre arrivare nuove e diverse soluzioni, La Verità è in grado di illustrare gli schemi su cui per tutta la giornata di ieri hanno lavorato i vertici del governo, e di anticipare le figure che – a meno di eventi imprevedibili – potrebbero corrispondere a ciascuno degli identikit. Nella mattinata di ieri, si era diffusa la voce di una «rosa» comunicata al telefono da Matteo Salvini a Giuseppe Conte: ecco, secondo quanto ci risulta, nomi e schemi.
Primo scenario, due nomi. L’Italia riesce a ottenere un portafoglio economico di primo piano, relativo alla Concorrenza o all’economia reale. Si tratterebbe di un successo pieno. Dopo lo stop alla procedura d’infrazione Ue (che incredibilmente molti oppositori e perfino alcuni osservatori «indipendenti» davano per scontata), sarebbe un secondo rilevante risultato negoziale per l’Italia. In questo caso, alla Verità risulta che non sia uscita dai radar la candidatura di Giancarlo Giorgetti, nonostante il suo diniego pubblico e privato. Quanto meno, al sottosegretario verrebbe nuovamente chiesta la disponibilità. L’altra possibilità, altrettanto forte in casa leghista, riguarda il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia: stimato da amici e avversari, ha sempre saputo conciliare una netta posizione politica con una indiscussa competenza e un notevole senso istituzionale.
Secondo scenario, un altro nome. All’Italia viene proposto un portafoglio diverso, non importante come i portafogli economici di primo piano, ma pur sempre rilevante. Di più: un portafoglio storicamente pesantissimo nell’equilibrio del bilancio Ue: quello dell’Agricoltura. In questo caso, la candidatura naturale è quella di un altro ministro leghista, che nel governo Conte occupa esattamente questo dicastero, Gian Marco Centinaio.
Terzo scenario, nessun nome leghista. È l’ipotesi meno positiva per l’Italia: e cioè che venga proposto al nostro Paese un portafoglio marginale, irricevibile, inadeguato. In questo caso, fonti prospettano l’ipotesi che la Lega non indichi un suo nome. Resta da capire, in questo schema, come si orienterebbe Conte: punterebbe su un tecnico, su una delle figure che si sono agitate per autocandidarsi? È evidente che ogni passo sarebbe foriero di conseguenze politiche pesanti nel rapporto con la Lega.
Queste, dunque, le ipotesi. Vanno tuttavia annotati un paio di elementi. Per un verso, Ursula von der Leyen insiste presso tutti i Paesi affinché siano indicate anche candidature femminili. In questo caso, il pensiero andrebbe al ministro Giulia Bongiorno, anche se – negli schemi descritti – il suo nome non troverebbe posto. Per altro verso, non va assolutamente trascurato che i singoli commissari, dopo la designazione, saranno sottoposti a un penetrante scrutinio da parte del Parlamento europeo, fino al voto finale di convalida. E c’è chi giura, dopo l’accordo trasversale per impedire alla Lega (che pure è il primo partito europeo per voti) di ottenere una vicepresidenza dell’Europarlamento o la guida di alcune Commissioni, che la trappola sia già pronta a scattare. La realtà è che, nel caos in cui si trova questa Ue, con la stessa von der Leyen passata per il rotto della cuffia, con l’umiliante scarto di 9 voti (grillini, tra l’altro: vista la stravagante scelta del M5s), i voti in Aula saranno una specie di roulette russa. Certo, gli eventuali «tiratori» dovranno sapere che un agguato contro il candidato leghista sarebbe un potente argomento per Salvini contro l’antidemocraticità dell’attuale Ue.
In ogni caso, ieri a Roma (dopo essere già stata a Berlino, Parigi, Varsavia e Madrid) c’era proprio la von der Leyen, ospite di Conte. Il premier ha posto sul tavolo la nomina italiana: «Noi rivendichiamo un portafoglio economico di primo piano. Riteniamo che sia adeguato a responsabilità e ambizioni che l’Italia vuole assumersi. Siamo disponibili a offrire e concordare il profilo di un candidato che sia il più possibile adeguato, per competenza, capacità e disponibilità a svolgere bene questo ruolo, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa».
Quanto alla tedesca, sul punto più delicato, e cioè la questione immigrazione, è parsa una versione teutonica della Sibilla cumana, con una frase interpretabile in due sensi opposti. «Vorrei proporre un nuovo patto per le migrazioni e l’asilo», ha detto. «Sono consapevole che Paesi come Italia, Grecia e Spagna si trovino in una posizione geograficamente più esposta. Di questo dovremo tenere conto». Fino alla battuta finale, carica di ambiguità: «È fondamentale poter garantire la solidarietà, ma non è mai unilaterale, è come minimo bilaterale». Prima traduzione (assai positiva): l’Italia ha già dato, ora occorre che anche gli altri facciano la loro parte. Seconda traduzione (di senso politico opposto): l’Ue farà qualcosa, ma all’Italia saranno richieste altre contropartite. Quali?
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