L’annuncio del cessate il fuoco è arrivato ieri pomeriggio dopo che il presidente Usa aveva detto: «Serve un nuovo leader a Kiev». Glielo aveva detto il 28 febbraio dello scorso anno — non era uno scherzo di Carnevale, ma l’annuncio per Zelensky di una lunga Quaresima — alla Casa Bianca e glielo ha ripetuto: «Volodymir, non hai le carte».
Stavolta sembra che neppure lo abbia fatto sedere al tavolo da gioco. Donald Trump ha scavalcato il presidente ucraino (minato in patria dalla corruzione, dalle diserzioni dei giovani, che ha perso credibilità negli stessi connazionali fiaccati da quasi cinque anni di guerra) e ha avviato una trattativa con Mosca puntando al sodo: gas, petrolio, ma soprattutto gasolio e kerosene.
La ragione è che Trump fa prima di tutto i suoi interessi (che forse sono anche quelli degli americani). Non si può avviare alle imminentissime elezioni di midterm col pieno che costa troppo: gli americani che viaggiano su auto da centinaia di cavalli ai prezzi alla pompa sono sensibilissimi e 6,53 dollari al gallone di gasolio — pari a 1,93 euro al litro — per loro sono una sciagura. Così in tarda mattinata (a Washington erano le 11) Trump ha scritto su Truth, il suo social, un post di quattro righe: «Con effetto immediato, è in vigore una tregua energetica nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno concordato in tal senso. Non violatela! Grazie per l’attenzione prestata a questa questione. Firmato il presidente Donald J. Trump».
Dal fronte ucraino però dicono di non saperne nulla. La vicenda per Volodymir Zelensky è scomoda assai. Non può dispiacersi ufficialmente se c’è un cessate il fuoco, ma non può neppure ammettere di essere stato ignorato. Una cosa che non può certo sostenere è di non essere stato avvertito.
Sabato Trump, alla ricerca di un effetto calmiere sui carburanti, dopo aver annunciato di aver trovato un accordo con Vladimir Putin per una fornitura di circa 300.000 tonnellate di diesel (prima che Kiev colpisse le raffinerie russe sul mercato ne arrivavano 800.000) aveva detto: «È giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente; per non so quale ragione Zelensky non fa mai accordi eppure avrebbe avuto molte occasioni, ma vuole creare problemi al mondo: suggerisco che l’Ucraina trovi un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo».
La risposta del presidente ucraino non si è fatta attendere, ma è stata meno piccata del previsto: «So che Putin vorrebbe davvero sostituire il presidente dell’Ucraina, lo capisco. E se il presidente Trump vuole davvero vedere dei cambiamenti attraverso le elezioni, l’ho detto anche al suo staff: per favore, dite a Putin di concederci due mesi, 60 giorni, di cessate il fuoco completo, e organizzeremo le elezioni. Naturalmente saremo pronti ad accettare qualsiasi scelta del nostro popolo, del popolo ucraino».
Zelensky ha poi aggiunto un’ovvietà: organizzare elezioni in tempo di guerra è difficile, salvo contraddirsi su un punto: quello del bombardamento delle raffinerie che è il vero motivo di scontro con Trump, almeno in questo momento. Ha sostenuto il presidente ucraino: «Se i russi non vogliono che attacchiamo le loro raffinerie, chiediamo al presidente Trump di dare loro un segnale affinché non colpiscano le infrastrutture energetiche dell’Ucraina.
Questo sarebbe ed è un accordo equo. Non è l’accordo migliore: il migliore sarebbe fermare la guerra, fermare Putin. Ma il primo passo è una tregua energetica. Se la vogliono, siamo pronti. Non attaccateci, non uccidete i nostri figli e noi smetteremo di attaccare i vostri gasdotti». A quanto pare Donald Trump lo ha accontentato, ma ancora una volta Zelensky rimanda la palla nel campo dell’avversario. Fa trapelare che la tregua energetica è stata raggiunta a «sua insaputa».
Gli serve anche per iniziare a dire che il presidente americano lo ha venduto ai russi e sarebbe un ottimo argomento per Zelensky in campagna elettorale. Così afferma in una intervista: «L’annuncio del cessate il fuoco è stato una novità per me. Ma se i russi accetteranno una tregua energetica, l’Ucraina acconsentirà. Se il presidente Trump l’ha negoziata con Putin per favore diteci quando inizierà il cessate il fuoco e noi siamo pronti e l’accetteremo».
Per fare pressioni — il che smentisce il governo di Kiev che con una dichiarazione al Financial Times si è detto all’oscuro dei colloqui tra Trump e Putin — nelle ore che hanno preceduto l’annuncio americano Zelensky aveva detto che l’Ucraina avrebbe continuato a chiedere sanzioni contro Mosca, che non avrebbe smesso di bombardare le raffinerie e che anzi era preoccupato perché gli americani comprando gasolio da Mosca di fatto finanziavano la guerra. Sempre secondo il Financial Times, gli 007 occidentali sarebbero preoccupati dal fatto che la Russia starebbe «intensificando gli sforzi per assassinare i responsabili della difesa europei».
I mediatori Usa attesi a Mosca
Se l’accordo con Putin dovesse reggere, la crisi russo-ucraina potrebbe essere a una prima, concreta svolta. Steve Witkoff e Jared Kushner, i due mediatori americani, sono peraltro attesi a Mosca nelle prossime ore e, secondo quanto rivelato dal New York Times, durante la recente assemblea Onu gli Usa hanno messo sul piatto tre sostanziosi incentivi economici per convincere Vladimir Putin. Si tratterebbe dello sblocco di miliardi di dollari in asset sovrani russi congelati in Occidente; della vendita di quote del colosso petrolifero russo Lukoil a finanzieri mediorientali e del via libera all’esportazione di potassa dalla Bielorussia.
Il sostegno dei leader europei a Zelensky
Nel frattempo ieri Zelensky ha fatto un giro di opinioni con i leader europei dopo la rampogna di Trump, ma prima della tregua energetica. Tutti hanno confermato sostegno al presidente ucraino. Che però di fronte all’iniziativa di Trump — nonostante in mattinata avesse bombardato Yandex (il Google russo), messo ko — è parso disarmato.
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