- Il leader del Partito delle falangi libanesi Samy Gemayel: «Noi maroniti chiediamo il cessate il fuoco. I miliziani sciolgano l’esercito e si consegnino allo Stato. Il nostro Paese non può diventare una seconda Gaza per colpa loro».
- Le forze israeliane oltrepassano il confine a Nord con «attacchi mirati e limitati» Il governo di Miqati sceglie la strada del silenzio. E per ora evita lo scontro militare.
Lo speciale contiene due articoli.
Le sirene d’allarme hanno suonato in tutta Israele, che ha visto una pioggia di almeno 200 missili iraniani lanciati in risposta all’uccisione del leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah. Ma anche la situazione in Libano resta molto complicata dopo l’invasione israeliana.
Il Partito delle falangi libanesi (Kataeb in arabo) è stato fondato dal leader cristiano-maronita Pierre Gemayel nel 1936 al suo ritorno dalle Olimpiadi di Berlino, dove aveva partecipato in veste di atleta e presidente della Federazione calcistica libanese. Gemayel si ispirò al partito nazista, ma solo a livello organizzativo, come ebbe a dichiarare più volte. Il Libano era sotto mandato francese e le Falangi di Gemayel si opposero all’occupazione di Parigi, lottando per l’indipendenza e contrapponendosi ai partiti panarabisti. Gli equilibri del Libano indipendente vedevano una spartizione del potere secondo una precisa dottrina che dava la presidenza a un cristiano-maronita e il ruolo di primo ministro a un musulmano sunnita, mentre altre posizioni di potere erano distribuite ai musulmani sciiti e alla minoranza drusa.
Nel 1958 però la Repubblica araba unita, un fallimentare esperimento di unificazione fra Siria ed Egitto, cominciò a fare pressioni sui musulmani che scatenarono la prima guerra civile. Sedato dall’intervento degli Stati Uniti, questo scontro aveva visto la nascita delle milizie private dei partiti politici. Dopo l’episodio detto «Settembre nero», nel quale l’esercito giordano espulse i palestinesi dell’Olp che stavano cercando di prendere il potere ad Amman, il Libano divenne la base delle operazioni dei palestinesi di Yasser Arafat. A seguito dell’arrivo dei palestinesi, l’esercito libanese si liquefece andando a rafforzare le milizie che scatenarono nel 1975 una nuova guerra. Intanto il partito di Gemayel aveva la maggioranza dei cristiani libanesi dalla propria parte, ma all’inizio del 1976 decise di schierare le sue Falangi, finanziate e armate anche da Israele, con la Siria, che aveva invaso il Libano. Un errore strategico che aveva consegnato ad Assad il Paese e che Gemayel cercò di recuperare creando il Fronte libanese, che gettò nella mischia le Forze libanesi, il suo braccio armato. In questi anni Kataeb ha avuto profondi rapporti con l’Italia e alcuni membri dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), come il fondatore Alessandro Aliprandi e Massimo Carminati, poi noto membro della Banda delle Magliana, finirono a combattere a fianco dei falangisti. Nel 1978 Israele invase una prima volta il Sud del Libano per fermare gli attacchi dell’Olp da Nord e ancora una volta nel 1982, quando le truppe israeliane formarono un’alleanza con le Falangi guidate da Bashir Gemayel, figlio di Pierre. La battaglia si spostò a Beirut e solo l’intervento internazionale riportò la calma e nell’agosto del 1982 Bashir Gemayel venne eletto presidente, ma meno di un mese dopo fu assassinato. La reazione dei falangisti si concretizzò con il massacro di Sabra e Shatila, dove secondo loro si nascondevano i miliziani di Arafat, mentre pochi giorni dopo. Amin Gemayel, fratello di Bashir, diventava nuovo presidente. Intanto un altro attore era comparso nel mosaico libanese: l’Iran aveva iniziato ad armare gli sciiti, che nel 1982 crearono Hezbollah. L’occupazione siriana del Libano si protrasse fino al 2005, ma nel 2006 fu Israele a tornare. Samy Gemayel è il figlio dell’ex presidente Amin ed è alla guida del Partito delle falangi libanesi dal 2015, ma che oggi ha un peso politico molto limitato.
Il nome Gemayel ha ancora un significato fra i cristiani libanesi?
«La mia famiglia ha vissuto sulla propria pelle la storia del Libano. Mio zio Bashir è stato assassinato appena eletto presidente, così come mio fratello Pierre, che era ministro dell’Industria quando è stato ucciso nel 2006. Noi del Kataeb siamo gli unici che fanno vera opposizione, molti politici cristiani si sono venduti a Hezbollah in cambio di posti di potere, a cominciare dall’ex presidente Aoun».
Con la morte di Hasan Nasrallah e l’uccisione di molti dirigenti di Hezbollah, la situazione libanese appare molto complicata.
«Noi non abbiamo mai fatto il gioco di Hezbollah e da tempo chiedo ai miliziani di deporre le armi e consegnarle all’esercito nazionale libanese, che è garante del nostro popolo. Non si tratta di una capitolazione, ma di un ritorno allo Stato. Hezbollah deve smettere di appoggiare Hamas per giustificare gli scontri con Israele, sta facendo del male al popolo libanese».
Avete paura che una nuova guerra possa distruggere definitivamente il Libano?
«Il rischio che stiamo correndo è trasformare il nostro Paese in una seconda Gaza, Hezbollah mente quando parla di guerra difensiva e che combattendo Israele protegge i libanesi, parole assurde appoggiate anche dal vecchio leader druso, Walid Jumblatt, che non ha più interesse nel salvare il nostro Paese. Noi possiamo difendere i palestinesi, ma certamente non a costo del sangue dei libanesi».
Adesso la parola può tornare alla politica?
«Nessun partito politico vuole più avere a che fare con Hezbollah, che è politicamente morto ed è assurdo che pensi di affrontare Israele da solo. Noi chiediamo un piano di riconciliazione nazionale che porti all’elezione del presidente per ricostruire il Libano, liberandolo da Hezbollah che lo tiene prigioniero da troppo tempo».
L’Iran ha risposto all’uccisione dí Nasrallah con un massiccio bombardamento su Israele.
«Noi chiediamo l’immediato cessate il fuoco da entrambi le parti è un aumento del contingente delle Nazioni unite. Mosse e contromosse di questa guerra sono sempre a causa di Hezbollah».
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