• Il regime possiede testate con una gittata fino a 6.000 chilometri. Lo scarto con Israele resta, ma gli ayatollah sanno colpire duro.
  • Biden studia la reazione all’attacco su Israele. Gerusalemme: «Bombardati gli 007 di Hezbollah a Beirut». Morti due soldati libanesi a Sud. Incursioni pure in Siria.

Lo speciale contiene due articoli.

Quello dell’Iran è «l’arsenale missilistico più ampio e diversificato del Medio Oriente». Lo certifica il sito Iranwatch, del Wisconsin project on nuclear arms control, una non profit di Washington che si batte contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Un suo report dello scorso febbraio ricordava le dichiarazioni al Congresso del generale Kenneth McKenzie, dello United States Central command: nel 2022, il militare sosteneva che Teheran avesse a disposizione «oltre 3.000» missili, inclusi i balistici. Si tratta dei vettori con traiettoria suborbitale, almeno 180-200 dei quali sono stati scagliati lunedì su Israele, insieme ad altre centinaia e centinaia di ordigni a raggio più breve. Quei razzi raggiungono altitudini e velocità molto elevate, per poi rientrare nell’atmosfera e dirigersi verso il punto d’impatto. Quelli subsonici viaggiano a meno di Mach 1 (la velocità del suono, appunto), che comunque significa circa 1.225 chilometri orari; quelli supersonici arrivano a Mach 5, cioè 6.125 chilometri all’ora; quelli ipersonici superano persino questa soglia.

L’attacco degli ayatollah, come ha ricostruito Rivista italiana difesa, è stato sferrato da nove diversi siti di lancio, situati nell’area della capitale, a Isfahan, Tabriz, Shiraz, Khorramabad, Arak, Najafabad, Karaj e Kermanshah. È stato condotto in due ondate, con testate a raggio medio/intermedio Dezful, Emad, Qadr-2F/H, Kheybar-Shekan-1/2, oltre agli ormai famigerati ipersonici Fattah (Rid parla di Fattah-1, fonti britanniche di Fattah-2), inaugurati a giugno 2023 e con una gittata che arriva fino a 1.400 chilometri. Non tutti i pezzi utilizzati per la «vendetta» contro Gerusalemme erano pregiatissimi: ad esempio, Qadr-1 ed Emad sono in via di dismissione, mentre gli Shahab-3 sono stati fabbricati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. In ogni caso, sono efficacissimi: colpiscono a 2.000 chilometri di distanza. Rispetto al raid dello scorso aprile, stavolta l’Iran ha attinto ad alcuni missili di ultima generazione, come i Qadr-2F/H, i Kheibar-Shekan e i temuti Fattah.

Il raggio d’azione dipende dall’arma. Lo spiega bene la tabella contenuta in una relazione di un analista militare israeliano, consultata dalla Verità: i Dezful arrivano a un migliaio di chilometri; gli Emad a 1.800. Secondo Iranwatch, però, sarebbero operativi addirittura alcuni vettori, quali i Simorgh e gli Zuljanah, capaci di spingersi fino a 5-6.000 chilometri. Per capirci: Ali Khamenei e soci sono in condizione di minacciare l’intero continente europeo. Certo, la quantità di testate utilizzabili non è indifferente. Le riserve iraniane, ancorché ragguardevoli, non sono infinite. Ma il Paese ha i fondamentali per accrescere le proprie dotazioni belliche: è la diciannovesima economia al mondo, possiede il 10% delle riserve petrolifere e il 15% di quelle di gas, il che lo rende una superpotenza energetica, peraltro dotata di un proprio programma atomico. Quello missilistico è in continuo avanzamento dagli anni Ottanta, l’epoca del conflitto con l’Iraq. E oggi, in stock, Teheran ha abbastanza missili da saturare la contraerea di qualunque membro della Nato, tra quelli balistici a corto raggio, quelli a medio raggio e quelli da crociera, a traiettoria guidata. In più, ieri, funzionari di Usa e Israele, sentiti dal New Yorker, avrebbero dichiarato che solo l’aeronautica a stelle e strisce ha i mezzi per distruggere le infrastrutture nucleari della Repubblica islamica, specie il sito di arricchimento sotterraneo a Frodow. I pasdaran non sono al livello di Hamas, Huthi e manco di Hezbollah. Anzi, sono i loro fornitori.

Così – citiamo sempre Rid – almeno 35/40 vettori, lunedì sera, non sono stati intercettati dalle difese israeliane (Arrow 2 e 3 e David’s Sling). La metà è riuscita a colpire obiettivi sensibili, tra i quali una piattaforma gasifera al largo di Ashkelon e l’hangar di una base aerea, sebbene i velivoli, decollati in anticipo, non siano stati danneggiati. L’operatività degli scali sarebbe rimasta intatta. Una parte dei razzi è stata semplicemente ignorata dalla contraerea, che calcola le traiettorie di lancio e, se teme la saturazione, snobba le testate destinate a cadere in zone disabitate.

Nell’ottica di un potenziale confronto su larga scala con Israele, infine, può essere utile censire le dimensioni delle forze armate: l’Iran, stando ad Al Jazeera, ha 610.000 soldati in servizio, di cui 350.000 nell’esercito, 190.000 guardie rivoluzionarie, 37.000 membri dell’aeronautica e 15.000 impiegati nella difesa aerea. I riservisti sono 350.000, considerato che la leva obbligatoria scatta, a 18 anni, per tutti gli uomini. Nonostante le dimensioni superiori (lo Stato ebraico conta 169.500 effettivi), lo scarto tecnologico con Gerusalemme, unito alle dotazioni d’intelligence israeliane e al sostegno americano, rende una guerra aperta molto rischiosa per gli ayatollah. Ai quali è già sfuggito l’obiettivo politico principale: unire il mondo islamico contro un nemico comune, sbriciolando gli Accordi di Abramo. Tuttavia, stavolta non basterebbe una fionda per stendere Golia.

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