- Gerusalemme: «Vogliamo salvare i 199 ostaggi». Invasione alle porte, ma gli Usa frenano: «Occupare è un’errore». Antony Blinken in missione, pronti 2.000 soldati americani.
- Contro i razzi e i droni nemici entra in campo un sistema di difesa aerea ad alta tecnologia. I dispositivi bloccano gli attacchi grazie a fasci di energia concentrata.
Lo speciale contiene due articoli.
«La mia missione è quella di riportare a casa i rapiti. Dovete chiamare i vostri governi e chiedere loro di stare dalla parte di Israele»: è l’appello che ieri il responsabile per il governo della sorte degli ostaggi israeliani a Gaza, Gal Hirsch, ha rivolto a più di 100 ambasciatori e diplomatici stranieri convocati presso il ministero degli Esteri. «Per anni», ha aggiunto Hirsch, «ci avete criticato per la nostra lotta decisa contro il terrorismo, ma non chiedeteci di fermarci. Quando stasera abbraccerete i vostri figli ricordate i bimbi massacrati e rapiti a Gaza».
Gli ostaggi già identificati nelle mani di Hamas, a quanto riferito dal portavoce delle forze di Difesa di Tel Aviv (Idf), Daniel Hagari, in una conferenza stampa, sono 199, dei quali 155 israeliani. La maggior parte sono donne, anziani e bambini. «Stiamo compiendo intensi sforzi», ha sottolineato Hagari, «per cercare di capire dove si trovino gli ostaggi a Gaza. Non effettueremo un attacco che potrebbe mettere a repentaglio la nostra gente».
Intanto il premier, Benjamin Netanyahu, tiene alti i toni: «La nazione è unita verso un unico obiettivo», ha detto ieri Netanyahu, «la vittoria. Trionferemo perché ne va della nostra stessa esistenza in questa regione. Hamas fa parte dell’asse del male formato da Iran ed Hezbollah. Il mondo si deve unire contro Hamas come quando unito ha sconfitto i nazisti e l’Isis». L’operazione di terra per ora non è ancora scattata, per una serie di ragioni. Innanzitutto le pressioni internazionali, a partire da quelle degli Stati Uniti, che non vogliono che il Medio Oriente diventi teatro di una guerra totale, con la discesa in campo di Iran, Siria e Libano. «L’occupazione israeliana di Gaza sarebbe un grosso errore», ha detto la scorsa notte il presidente Usa, Joe Biden, alla Cbs, «Hamas e gli elementi estremi di Hamas non rappresentano tutto il popolo palestinese. Credo che lo Stato ebraico capisca che una parte significativa del popolo palestinese non condivide le opinioni di Hamas ed Hezbollah». «Non ci può essere giustificazione», ha sottolineato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, «per gli efferati atti di terrore di Hamas, per il brutale massacro di 1.400 persone in Israele. Di fronte a questo orrore, Israele ha il diritto di difendersi, in linea con il diritto umanitario internazionale e il diritto internazionale. E ora le persone palestinesi a Gaza hanno bisogno di aiuto umanitario. Non possono pagare loro il prezzo della barbarie di Hamas».
A quanto risulta alla Verità da fonti di intelligence, Tel Aviv ha rinviato l’invasione di Gaza anche per tentare di rendere migliore la sua immagine sia agli occhi della società israeliana che degli altri Paesi, in particolare quelli arabi, con cui ha «normalizzato» i rapporti; in secondo luogo, Israele avrebbe intenzione di entrare solo a Nord, occupando una fascia di uno o due chilometri, al confine con il proprio territorio, immaginando sia di migliorare le condizioni di negoziazione, sia di dimostrare la deterrenza israeliana, sfollando i cittadini palestinesi e riducendo l’ampiezza della Striscia. L’operazione di terra, con questi obiettivi, dovrebbe scattare entro questa settimana: i piani per realizzarla sono già stati predisposti.
Tornando agli ostaggi, ieri il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani, ha detto che Hamas sarebbe pronto a rilasciarli se Israele fermasse i bombardamenti su Gaza. Hamas però ha sempre detto che il rilascio degli ostaggi avverrebbe solo in cambio della liberazione di centinaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Ieri l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver ucciso il capo dell’intelligence generale di Hamas a Khan Younis, nel Sud della Striscia. Da Gaza anche ieri sono stati lanciati molti missili in direzione di Tel Aviv e Gerusalemme.
Vorticoso giro di colloqui internazionali sulla situazione: ieri il segretario di Stato americano Antony Blinken, ha incontrato a Tel Aviv il «gabinetto di guerra» israeliano. Un incontro interrotto dalle sirene, che hanno costretto il segretario a stare per cinque minuti nel bunker, per sicurezza. Blinken aveva già avuto un colloquio con Netanyahu, che ha parlato anche con Vladimir Putin. L’esercito americano ha selezionato circa 2.000 soldati per prepararsi a un potenziale dispiegamento a sostegno di Israele quando lancerà l’offensiva di terra a Gaza. Lo hanno riferito fonti del Pentagono al Wall Street Journal, precisando che i militari avrebbero compiti di consulenza e supporto medico e non sarebbero coinvolti «nel combattimento». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, si è offerto di consegnarsi a Hamas in cambio della liberazione degli ostaggi. «Se questo può portare alla libertà e riportare a casa quei bambini», ha detto Pizzaballa, «da parte mia disponibilità assoluta». Si aggrava purtroppo il bilancio delle vittime: I morti israeliani accertati a seguito degli attacchi di Hamas del 7 ottobre sono almeno 1.400, ha riferito Tal Heinrich, portavoce dell’ufficio del primo ministro israeliano. Sono 3.900 gli israeliani feriti. Il totale delle vittime palestinesi, conseguenti ai continui raid israeliani, ammonta a circa 2.670 morti, tra cui 725 bambini e 485 donne, e almeno 9.600 feriti (inclusi 2.450 bambini e 1.536 donne).
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