Francia alla resa dei conti ma resta l’incognita sulle intese al ballottaggio
(Getty Images)
  • Oggi i cittadini d’Oltralpe al voto per rinnovare l’Assemblea nazionale. La partita decisiva sarà però il 7 luglio. Sul secondo turno peserà infatti il rebus alleanze e la possibile corsa in autonomia dei candidati arrivati terzi.
  • Ita-Lufthansa: dopo mesi di negoziati e l’interferenza di Parigi, mercoledì è atteso l’ok Ue all’accordo. Intanto, Scholz fa pressing in solitaria a Bruxelles per ridurre i dazi sulle auto cinesi.

Lo speciale contiene due articoli.

Quelle che si svolgeranno oggi e domenica prossima in Francia saranno ricordate come delle elezioni legislative storiche. La posta in gioco è altissima perché il partito che otterrà la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento transalpino, deciderà il futuro della Francia indipendentemente dalle volontà del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Proprio lui è all’origine di questa strana tornata elettorale nel cuore dell’estate decisa all’Eliseo dopo il disastroso risultato ottenuto dal partito macroniano alle elezioni europee del 9 giugno scorso. Durante la campagna elettorale lampo, durata solo tre settimane, che ha preceduto questo primo turno di oggi, si sono evidenziate le fratture profonde che dividono la Francia in tre grandi blocchi.

Uno di questi è quello di Macron che, da sette anni a questa parte, cerca di accreditarsi come centrista e moderato, salvo poi compiere delle sbandate da sinistra estrema, come avvenuto con la costituzionalizzazione dell’aborto (che Macron aveva già facilitato) o il progetto di legge sull’eutanasia che, senza la fine della legislatura, avrebbe potuto introdurre in Francia una forma di «dolce morte» senza freni.

Un altro blocco è quello della sinistra estrema alla quale, rinnegando se stessa, si è aggregata anche la sinistra moderata, per timore di perdere. Questa armata brancaleone dovrà forse, un giorno, rispondere della sua sottomissione alla deriva islamista e delle uscite al limite dell’antisemitismo. L’altro polo politico che si è creato nella prima fase della campagna elettorale è quello della destra sovranista, dove il Rassemblement national (Rn) incarna il ruolo del protagonista. Al partito di Jordan Bardella e Marine Le Pen si è alleato Eric Ciotti e una buona parte del partito Les Républicains (Lr) nonché un’ampia fetta della base. Invece i notabili Lr hanno voltato le spalle a Ciotti senza però riuscire a neutralizzarlo politicamente. Anche Réconquête, il partito di destra fondato dall’ex giornalista Eric Zemmour, è andato in pezzi. La sua ex capolista alle europee, Marion Maréchal, si è battuta per un’unione delle destre ma è stata defenestrata.

Questi tre poli si disputeranno oggi i 577 seggi dell’Assemblea nazionale. Per poter governare senza intoppi, il polo vincitore dovrà poter contare su almeno 289 parlamentari. Stando agli ultimi sondaggi, pubblicati venerdì, il Rassemblement national è favorito. Per l’istituto Toluna-Harris Interactive, la maggioranza Rn otterrebbe tra i 250 e i 305 deputati. La società di sondaggi Elabe ha predetto al partito Bardella l’elezione di 260-295 onorevoli. Infine, secondo Ifop, l’Rn e i suoi allegati riuscirebbero ad avere 220-260 eletti. Tutte queste proiezioni devono però essere analizzate con molta prudenza visto che il sistema elettorale francese, a doppio turno, favorisce alleanze ed esclusioni che possono anche tagliare fuori dai ballottaggi i candidati che hanno ottenuto una maggioranza relativa al primo turno. Concretamente, se un candidato ottiene più del 50% delle preferenze dei votanti, viene eletto al primo turno. Se invece più candidati ottengono almeno il 12,5% dei voti, ci si può trovare in una situazione di «triangolare» o di «quadrangolare».

In passato, in circostanze simili, ha vinto il «fronte repubblicano» anti Rn. In pratica, i candidati di destra o sinistra arrivati terzi al primo turno, rinunciavano al ballottaggio e invitavano i propri elettori a votare per un candidato che non fosse l’Rn. Ma per questa elezione estiva, vari sondaggisti hanno ipotizzato che le triangolari o quadrangolari saranno più numerose che in passato. Un altro fattore che influenzerà il voto è quello della partecipazione che, sempre secondo i sondaggisti, dovrebbe aggirarsi attorno al 66% (al secondo turno delle legislative 2022, la partecipazione era stata del 46,23%). In questo dato saranno compresi anche i due milioni di francesi che hanno dato mandato di votare a un amico o conoscente; gli oltre 400.000 transalpini all’estero, che hanno già votato via internet, nonché i cittadini dei territori francesi delle Antille, Nord America e gli abitanti della Polinesia francese.
La Francia rimarrà con il fiato sospeso fino alle 20 di stasera, non solo per il risultato delle elezioni, ma anche per capire se ci saranno scontri o proteste, come promesso da varie anime della sinistra più o meno estrema. I simpatizzanti di Jean-Luc Mélenchon e compagnia hanno infatti annunciato di essere pronti a rifiutare il risultato delle urne. Anche nell’ultimo giorno di campagna si sono tenute varie manifestazioni di militanti di sinistra. A Parigi, nella manifestazione filo islamista e anti Rn c’è chi si è detto «pronto al sacrificio». Contro l’Rn si è schierato, per la seconda volta nel giro di poche settimane, anche il rettore della Grande moschea di Parigi, Chems-eddine Hafiz. In parallelo, sui social, spopola Je partira pas un brano creato forse con l’intelligenza artificiale, che inneggia all’espulsione dei clandestini e alla vittoria Rn. L’associazione Sos Racisme ha sporto denuncia contro i presunti autori del brano.

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