- Nuovo membro dei Brics, L’Avana si trova in uno stato di crisi energetica profonda, oltre ad avere perso milioni di turisti negli ultimi anni. Ora Pechino si muove per fornire aiuti, come fece l’Unione Sovietica in passato.
- La Cuba di Castro ebbe larga influenza in parte del mondo occidentale. In Italia, l’editore Giangiacomo Feltrinelli sognò di fare della Sardegna la «Cuba del Mediterraneo» alla fine degli anni Sessanta.
Lo speciale contiene due articoli.
Da gennaio 2025 Cuba è ufficialmente entrata a far parte dell’alleanza economica dei Brics, il gruppo guidato da Cina e Russia. Insieme all’isola caraibica sono diventati membri la Bielorussia, la Bolivia, l’Indonesia, il Kazakistan, la Malesia, l’Uganda, la Thailandia e l’Uzbekistan, dimostrando l’attrazione di questa alleanza che si pone alternativa al blocco occidentale. La situazione economica dell’Havana appare però particolarmente critica e un peso per le tante economie in crescita soprattutto dei paesi come l’India che stanno trainando i Brics. Da mesi infatti Cuba sta attraversano la peggior crisi energetica della sua storia, una situazione addirittura peggiore di quello affrontata all’inizio degli anni ’90 al crollo del blocco sovietico, che sosteneva totalmente l’economia isolana. Non si trova carburante e i blackout (gli apagon come li chiamano i cubani da sempre abituati a subirli) sono sempre più frequenti e duraturi. Durante la scorsa estate 10 milioni di persone sono rimaste senza luce per oltre 4 giorni e le poche industrie cubane hanno interrotto la produzione per quasi una settimana. Il paese ha visto un’estate ed un autunno segnato dalle manifestazioni che fra agosto ed ottobre si sono ripetute per più di un migliaio di volte protestando con forza contro il governo. Nel cosiddetto “ottobre nero” il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha pubblicamente accusato gli Stati Uniti di sfruttare la difficile situazione per cavalcare le proteste ed ha diramato una serie di dati dove secondo il governo cubano le sanzioni economiche statunitensi, ultimamente inasprite, sono costate quasi 170 miliardi di dollari spalmati in oltre 60 anni. La sopravvivenza di Cuba si è sempre basata sull’aiuto di qualche partner internazionale e dopo il crollo dell’Unione Sovietica, era stato il Venezuela di Hugo Chavez a rifornire di petrolio l’isola dall’inizio degli anni 2000. Caracas però sta attraversando un momento economico molto complicato e le sanzioni hanno colpito anche il governo di Nicolas Maduro che dal 2024 ha tagliato del 44% le forniture petrolifere che inviava a Cuba ad un prezzo quasi simbolico. Anche Mosca era tornata a rifornire L’Havana, ma il suo supporto energetico è limitato e largamente insufficiente al fabbisogno nazionale. Il Messico si era offerto in nome di una cosiddetta solidarietà latinoamericana, stando alle parole del presidente Andrés Manuel López Obrador ed effettivamente i messicani sono stati i più attivi nel drammatico autunno scorso. La nuova presidente Claudia Scheinbaum ha confermato il suo supporto, ma il paese sta attraversando una crisi economica ed è un importatore di petrolio e non può regalare carburante a Cuba. L’ultimo atto di questa agonia economica spiega l’ingresso cubano nei Brics, tecnicamente nel Brics+ un sottogruppo, alla ricerca di qualcuno che possa sostenerne la debolissima economia. Questo qualcuno potrebbe essere la Cina che ha già inviato 69 tonnellate di materiale elettronico per aiutare a rimettere in piedi una rete elettrica costruita ai tempi dell’Unione Sovietica e spesso ancora alimentata ad olio combustibile pesante. Questa rete negli ultimi mesi ha garantito a malapena 6 ore di energia giornaliera e adesso Pechino sta puntando al fotovoltaico per puntellare il traballante sistema cubano. Una situazione fotografabile nelle file di centinaia di automobilisti che dormono in coda per non perdere il turno quando finalmente arriva una cisterna di carburante. L’impegno cinese fa parte di un pacchetto di aiuti che prevede una partnership sempre più profonda, come ha dichiarato l’ambasciatore di Pechino di stanza a Cuba Hua Xin. «La Cina vuole il benessere di tutti i membri dei Brics, perché sappiamo che il benessere reciproco farà crescere tutto il gruppo. Per questo motivo siamo felici di aiutare il governo cubano in un momento di difficoltà». Ma la situazione cubana appare in una crisi troppo profonda ed anche il turismo, sua principale fonte di reddito, ha visto una netta contrazione. Nel 2024 è calato dell’8% rispetto al 2023, con numeri che faticano a superare i due milioni di presenze. Prima del 2019 i turisti a Cuba sfioravano i cinque milioni annui e in questi 6 anni il Pil nazionale è calato di oltre il 10%. L’interesse cinese, una mossa utile a mettere piede a 90 miglia dalla Florida, potrebbe non essere sufficiente a sostenere la morente economia caraibica che ha visto decrescere la sua popolazione del 12% del totale, con 700mila persone che si sono trasferite negli Stati Uniti. Il governo di Diaz-Canel sta provando a rinvigorire il settore monetaria, mettendo fine al tasso di cambio fisso con il dollaro. Questa scelta politica aveva infatti prosciugato le scarse riserve in valuta pregiata della Banca Centrale, creando una continua svalutazione del peso cubano e limitando l’arrivo nell’isola di merci dall’estero. Un quadro desolante che la Cina proverà a rianimare, ma ad un prezzo che appare troppo alto anche per Pechino.
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