Il governo inglese dice basta ai bimbi trans
  • Liz Truss, ministro delle Pari opportunità, annuncia lo stop ai cambiamenti di sesso per i minori di 18 anni: «Vanno protetti da decisioni irreversibili». Le associazioni Lgbt si scatenano e gridano alla violazione dei diritti. In estate la decisione finale.
  • Il Tavistock Centre di Londra solo nell’ultimo mese ha gestito 50 nuovi casi di ragazzini.

Lo speciale contiene due articoli.

La vera notizia è che, in Europa, c’è almeno un ministro delle Pari opportunità e delle donne che fa davvero il suo lavoro. Non per nulla Liz Truss, membro del governo conservatore britannico, da un paio di giorni è diventata il nemico numero uno delle associazioni Lgbt a livello mondiale. Il 22 aprile scorso la signora Truss è intervenuta in collegamento video a una seduta del Comitato per le donne e le uguaglianze della Camera dei Comuni inglese, e ha annunciato che il governo intende prendere misure drastiche per evitare che i minorenni si sottopongano a trattamenti potenzialmente dannosi. In buona sostanza, la Truss ha annunciato lo stop ai cambiamenti di sesso per i minori. «Credo fermamente che gli adulti dovrebbero avere la libertà di condurre la propria vita come ritengono opportuno», ha spiegato il ministro. «Ma penso che sia molto importante che, mentre le persone stanno ancora sviluppando le proprie capacità decisionali, siano protette dal prendere quelle decisioni irreversibili».

Come prevedibile, dopo le sue dichiarazioni si è scatenato l’inferno. Le principali organizzazioni arcobaleno britanniche hanno parlato di un attacco senza precedenti ai diritti e all’eguaglianza. Particolarmente feroce è stata Mermaids, associazione che sostiene i diritti dei ragazzini transgender, e il cui operato ha ispirato la serie tv Butterfly. Contro la Truss è partita pure una petizione online, e c’è da aspettarsi che la mobilitazione contro di lei si allarghi ulteriormente.

Anche perché la signora non si è limitata a parlare dei minorenni che soffrono di disforia di genere. In una parte del suo discorso si è concentrata anche sui transgender adulti. Il ministro ha dichiarato che il governo garantirà anche «la protezione degli spazi per i singoli sessi». Messa così sembra una frase piuttosto sibillina, ma se si conosce il contesto inglese si capisce che si tratta di un passaggio fondamentale.

Nel Regno Unito, dal 2004, è in vigore una legge chiamata Gender recognition act che consente alle persone affette da disforia di genere di cambiare sesso, previo esame da parte di un medico competente. Le associazioni trans chiedono da tempo che questo esame clinico sia eliminato, in modo che basti un’autocertificazione per cambiare genere. In pratica, vorrebbero che bastasse dichiararsi donna (o uomo) per diventarlo. L’idea – comprensibilmente – non piace non solo ai conservatori, ma pure a molte femministe di sinistra, che vedono all’orizzonte una cancellazione della femminilità.

Nel 2018 il governo inglese ha lanciato una indagine pubblica per sondare gli umori della popolazione riguardo alla legge sul gender, e le sue decisioni definitive dovrebbero essere rese note entro l’estate. La Truss, tuttavia, ha anticipato quale sia l’orientamento dell’esecutivo. Proteggere gli spazi per «il singolo sesso», in questo quadro, significa fare in modo che le donne non debbano per forza condividere spogliatoi, bagni o altro con i trans. È un’istanza, dicevamo, sostenuta da tantissime militanti femministe (che per questo motivo hanno subito ripetute aggressioni da parte di attivisti Lgbt nei mesi scorsi), ed è totalmente condivisibile.

Per quale motivo una donna dovrebbe spogliarsi di fronte a un transgender che si dichiara donna ma ha attributi maschili e potrebbe – come già accaduto in varie occasioni – usarle violenza? Proteggere le donne e i ragazzini è una responsabilità che ogni governo dovrebbe assumersi. Tanto più che i dati inglesi sul fenomeno del cambiamento di sesso fanno impallidire. Secondo i dati riportati dal Telegraph lo scorso anno, tra il 2009 e il 2010 nel Regno Unito ci furono solo 40 ragazzine intenzionate a cambiare sesso. Nel 2017-2018 sono diventate 1.806, con un aumento del 450%. Nello stesso periodo, i maschi (sedicenti) trans sono passati da 57 a 713. Parliamo di una crescita esponenziale che, secondo studiosi come Lisa Littman, potrebbe essere dovuta a «contagio sociale». Significa che molti minori – influenzati dal contesto, dai coetanei e dalla sempre più diffusa ideologia del gender fluid – dicono di voler cambiare sesso e cominciano a prendere farmaci che bloccano la pubertà. Medicinali di cui non si conoscono ancora del tutto gli effetti collaterali, tanto che Carl Heneghan – autorevole professore di Oxford – ha dichiarato che dare sostanze di questo tipo ai minorenni significa di fatto «fare esperimenti sui bambini».

Fortuna che ora una donna coraggiosa ha deciso di combattere un’ideologia che, in nome dei diritti, rischia di fare danni mostruosi. Resta da vedere se le permetteranno di andare fino in fondo.


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