L’Ue ha un deficit commerciale di più di 300 miliardi anno con la Cina, crescente, il cui impatto è deindustrializzante a causa della concorrenza sleale per prezzo delle merci cinesi. Bruxelles mesi fa ha comunicato a Pechino che questa situazione è insostenibile e ha proposto un processo negoziale finalizzato a riequilibrare le relazioni commerciali bilaterali.
La Cina ha accettato e concordato su un primo accordo scritto entro la fine di ottobre. Pochi giorni fa ne è emersa una bozza, negoziata dal delegato Ue, il commissario Maros Sefcovic, con i vertici cinesi del settore, che ora passerà all’esame del Consiglio (intergovernativo) europeo.
Per correttezza bisognerebbe commentare tale bozza d’accordo dopo aver letto i punti della bozza stessa non ancora resi pubblici in dettaglio. Ma quello che di controllabile è filtrato nelle ultime ore mostra chiaramente due cose: a) siamo solo agli inizi e non alla fine del processo negoziale, la prossima puntata è prevista nel gennaio 2027; b) il metodo usato dall’Ue – lo scrivo con rispetto per la difficile situazione che Sefcovic ha dovuto gestire – è troppo debole per ottenere uno scopo utile al riequilibrio delle relazioni economiche bilaterali tra Ue e Cina.
Francamente mi aspettavo di più sul piano delle pressioni da parte della Germania, perché recentemente ha accettato la realtà – fino a poco tempo fa negata – dell’impatto distruttivo per il suo sistema industriale della concorrenza cinese sia sul mercato europeo sia sul mercato cinese stesso.
Ue-Cina, l’accordo sulle auto ibride non riequilibra gli scambi
Dall’inizio degli anni Novanta la Germania ha investito enormi risorse finanziarie e in industriali in Cina, in particolare nel settore dell’automobile.
Lo spionaggio industriale cinese e gli stessi dipendenti cinesi delle industrie tedesche hanno rubato tutto il know how rubabile trasferendolo ad aziende locali.
Ora questo sapere tecnologico, venduto con prezzi assistiti da facilitazioni dirette (sussidi) o indirette (credito, sostegno alla penetrazione commerciale, ecc.), è tra le più pesanti concause della crisi delle vendite in Germania, con conseguenze diffuse nel resto dell’Europa.
La Cina ha accettato l’ipotesi di dimezzare l’export di auto ibride (finora esenti da dazi) in Europa. Fa ridere. Così come fa piangere l’espressione usata dai negoziatori sino-europei: l’accordo preliminare tra Cina ed Ue rispetta gli standard dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Una tale affermazione richiederebbe un controllo degli aiuti di Stato cinesi, ma questo non è previsto. Si intuisce che Pechino abbia avuto paura che tale questione emergesse e ha fatto un attacco preventivo: cioè ha fatto cenno ad una possibile slealtà commerciale europea verso la Cina in un settore minuscolo.
Terre rare e sussidi, Pechino tiene Bruxelles sotto scacco
Complimenti: ottima deterrenza. I negoziatori europei? Zitti e messi sotto scacco. Perché? Velatamente, Pechino ha minacciato di bloccare o rallentare l’export di terre rare che servono all’industria tecnologica europea, di cui la Cina ha un monopolio di circa il 90% mondiale, qualora gli europei pretendessero troppo. Cioè, cari europei non avete sufficiente potere per negoziare alla pari con noi.
È vero? Per niente. Il monopolio cinese sui minerali critici è oggetto di sfida da parte del progetto statunitense Pax Silica, a cui hanno aderito parecchie nazioni europee, tra cui Italia e Germania. Non si riuscirà in poco tempo a ridurre la dipendenza dal ricatto cinese, ma i primi passi visibili sostengono uno scenario di sostituzione accelerata.
Dai pannelli solari agli elettrodomestici, le armi economiche dell’Europa
Quindi l’Ue potrebbe reagire più duramente a questo ricatto cinese. Pannelli solari? Il quasi monopolio cinese nel settore dipende solo dalla pigrizia occidentale nel preferire comprare a basso costo il prodotto piuttosto che stimolarne la fabbricazione.
Ma il problema è facilmente risolvibile perché la tecnologia è matura e la ricerca tecnologica europea, in particolare quella italiana, sta superando quella cinese. Più complicato il mondo del bianco, dove i produttori europei stanno fallendo a causa della competizione sleale cinese, in particolare a livello di costi dei componenti.
Contro la penetrazione cinese serve una strategia comune e più controlli in Italia
Qui ci vorrà un dazio. Ancora più complicata è la dipendenza europea dai materiali biochimici di base per la farmaceutica. In sintesi, un negoziato limitativo della guerra economica ci vuole, ma esistono molteplici punti di forza per gli europei utili sia per sostituire la dipendenza ricattatoria dalla Cina sia per pretendere reciprocità commerciale.
Ma c’è sufficiente coesione tra le nazioni europee per predisporre ed attuare una strategia di contro-deterrenza economica alla Cina? Temo che vada costruita perché non la vedo o per lo meno non è evidente a sufficienza.
Ed è una prima raccomandazione. La seconda riguarda l’Italia. È stata penetrata pesantemente grazie al poco presidio o complicità, oppure corruzione, dei governi precedenti a questo nell’ultimo decennio.
Quindi suggerisco all’intelligence italiana un censimento delle presenze cinesi in Italia con attribuzione per ciascuna del grado di pericolosità, selezionando quelle compatibili (ce ne sono) da quelle che non lo sono.
www.carlopelanda.com
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