Con una lettera del 6 ottobre 2026, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Lettonia, Slovenia e Spagna chiedono alla Commissione europea una svolta fortemente restrittiva nella revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd).
Il «market freeze» sui nuovi prodotti
Al centro c’è un vero «market freeze»: impedire l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti contenenti nicotina e di nuovi dispositivi per il loro consumo. La lettera propone inoltre restrizioni indiscriminate per tutti i prodotti sugli aromi, limiti alla nicotina, packaging neutro, maggiore spazio ai divieti nazionali sulle nicotine pouches e nuove restrizioni su vendite e comunicazione.
Il principio è radicale: un prodotto potrebbe essere escluso non sulla base delle sue caratteristiche o delle evidenze scientifiche, ma semplicemente perché nuovo. Anche tecnologie future potenzialmente capaci di ridurre ulteriormente l’esposizione alle sostanze nocive della combustione non potrebbero arrivare sul mercato. È il paradosso della proposta: le sigarette combustibili resterebbero legalmente disponibili, mentre l’innovazione futura verrebbe vietata prima ancora di poter essere valutata.
Il confronto tra prodotti combustibili e alternative
Se una logica analoga fosse stata applicata nel 2014, molte delle alternative senza combustione oggi disponibili non avrebbero potuto essere immesse nel mercato, forzando di fatto i fumatori europei a restare legati al fumo convenzionale. Un approccio contrario all’attuale regolamentazione europea – fondata su una distinzione di fondo tra prodotti con e senza combustione – che viene esplicitamente rivendicato dai firmatari della lettera, che mettono in chiaro che «tutti i prodotti sul mercato dovrebbero essere regolati allo stesso modo per impedire una sostituzione continuativa tra prodotti diversi» con buona pace dei fumatori adulti che nel tempo hanno abbandonato le sigarette per alternative ad esposizione ridotta a sostanze tossiche.
Vendite ai minori, comunicazioni rivolte ai giovani, prodotti illegali e standard di sicurezza richiedono regole rigorose. Ma questi obiettivi non impongono di negare ai fumatori adulti alternative regolamentate.
La posizione dei Paesi Bassi
Il paradosso olandese risulta poi particolarmente evidente. I Paesi Bassi hanno storicamente adottato, su fenomeni complessi come cannabis e prostituzione tra adulti consenzienti, modelli fondati su regolamentazione, controllo e gestione del rischio anziché sulla sola proibizione. È quindi singolare che proprio l’Aia promuova sui prodotti alla nicotina una logica opposta: vietare preventivamente ciò che ancora non esiste.
L’impatto della stretta sulla filiera italiana
E passando all’Italia, il Belpaese non è soltanto un grande mercato: è il principale polo europeo della filiera dei prodotti innovativi, con attività agricole, manifatturiere, tecnologiche e di export legate in particolare ai prodotti senza combustione. Una stima riferita al 2023 attribuisce alla filiera 29,6 miliardi di euro di contributo al Pil nazionale, 186.200 posti di lavoro e 15,7 miliardi di gettito da accise e Iva per un comparto che con la sua trasformazione produttiva si è indirizzato sempre di più verso l’export, che ha raggiunto un valore annuo attorno ai 2 miliardi di euro.
Investimenti, occupazione ed export a rischio
Un colpo forte all’economia reale che non sembra tenere in alcuna considerazione la richiesta a gran voce a Bruxelles da parte del mondo produttivo e di diversi governi per una svolta a favore della competitività europea in una congiuntura economica complessa. Un’esigenza ineludibile alla quale si risponde ancora una volta, come già fatto in passato sulle proposte di regolamentazione «green», con approcci draconiani.
Congelare l’innovazione non elimina la domanda di nicotina. Rischia piuttosto di congelare il mercato nella sua configurazione peggiore: sigarette ancora disponibili e innovazioni future vietate prima ancora di poter essere valutate. Per l’Italia, la posta in gioco è anche industriale: ricerca, investimenti, agricoltura, manifattura, occupazione ed export.
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