È stato necessario dover chiudere alcune delle più importanti fabbriche dell’automotive, mandare a casa migliaia di lavoratori e mettere alle corde la filiera dell’indotto per indurre Parigi e Berlino ad accordarsi per allentare le restrizioni per i motori a combustione.
L’intesa siglata dal cancelliere Friedrich Merz (Cdu) e dal presidente francese Emmanuel Macron aggira la Commissione europea, sconfessando la politica a tappe forzate della transizione energetica portata avanti dalla presidente Ursula von der Leyen (pur con l’appoggio, bisogna dirlo, di Berlino e Parigi).
L’autorevolezza della Commissione ne esce ammaccata. Secondo quanto riporta l’Handelsblatt, che ha ottenuto in esclusiva il documento congiunto redatto dai governi tedesco e francese, proprio Merz ha insistito affinché l’eliminazione graduale dei motori a combustione a partire dal 2035 fosse ulteriormente indebolita.
Inoltre, il cancelliere ha ottenuto l’eliminazione dell’obbligo per gli Stati membri di promuovere l’elettrificazione delle flotte aziendali di veicoli di grandi dimensioni attraverso quote vincolanti.
Le richieste di Macron e Merz sull’automotive
Macron ha chiesto norme più severe sul «Made in Eu», stabilendo che gli incentivi governativi agli acquisti e gli appalti pubblici saranno assegnati solo alle auto prodotte in Europa, come pure una quota crescente di batterie e componenti dei veicoli dovrà essere di produzione europea.
L’abbattimento della scadenza del 2035 e l’allentamento dei vincoli green è quanto il governo Meloni chiede dall’inizio della legislatura, e finora si è scontrato con il muro tedesco e francese. Ora, mentre Volkswagen e Bmw annaspano, Merz ha avuto un sussulto di realismo.
L’Handelsblatt chiosa che si tratta di un testo equilibrato, in cui Merz ottiene ciò che vuole sui controversi obiettivi climatici per l’industria automobilistica («lo stop ai motori a combustione è ormai storia passata», ha dichiarato) e Macron si assicura che il denaro dei contribuenti europei venga utilizzato per promuovere la produzione nazionale, anziché sovvenzionare l’importazione di veicoli e componenti dall’Asia o dall’America.
È una sterzata rispetto alla rotta indicata dalla Ue. Vediamo nel dettaglio. La Commissione inizialmente aveva stabilito zero emissioni di Co2 per le nuove auto a partire dal 2035, poi, a seguito della crisi delle vendite e della concorrenza cinese, aveva proposto di abbassare l’obiettivo delle emissioni al 90% rispetto al 2021.
I piani di Francia e Germania per salvarsi sull’automotive
I produttori avrebbero dovuto compensare il restante 10% con l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio o di carburanti rinnovabili. Merz e Macron ora vogliono abolire completamente quest’obbligo. I produttori dovrebbero ridurre le loro emissioni medie solo del 90% a partire dal 2035. Ciò consentirebbe loro di continuare a vendere nuovi veicoli a benzina e diesel anche dopo il 2035, a condizione che l’intera flotta di auto nuove rispetti il limite prescritto.
Chi supera i limiti delle emissioni nel 2030 dovrà compensarli con risparmi nel 2031. Ciò consentirebbe di evitare pesanti sanzioni, anche qualora non raggiungessero i loro obiettivi climatici annuali.
Un parte dell’accordo riguarda i motori a combustione di nuova generazione, che possono funzionare solo con determinati carburanti rinnovabili o a basse emissioni. Questi dovrebbero essere legalmente classificati come veicoli a emissioni zero. Ciò richiederebbe misure tecniche per impedirne il funzionamento con benzina o diesel convenzionali.
Novità anche per le flotte aziendali. La Commissione aveva proposto di rendere obbligatorie dal 2030 le quote di elettrificazione per le nuove immatricolazioni di grandi aziende. Germania e Francia ora intendono mettere obiettivi nazionali non vincolanti. Parigi da tempo spinge per collegare i sussidi statali alla produzione in Europa, al fine di creare mercati leader per la sua industria automobilistica nazionale.
Cosa si prevede per l’Ue
L’etichetta «Made in Eu» per i veicoli si dovrebbe applicare esclusivamente ai 27 Stati membri dell’Ue con l’eccezione per il Regno Unito. Inoltre, l’accordo stabilisce che dal 2028 potranno beneficiare di premi d’acquisto statali, sussidi per il leasing o appalti pubblici solo i veicoli assemblati nell’Ue o in Gran Bretagna e per i quali almeno il 70% del valore dei componenti installati provenga dalla Ue.
Le batterie saranno inizialmente escluse da questo calcolo e ci sarà un’introduzione graduale. Nel 2028 e nel 2029, almeno il 10% delle ricariche dovrà contenere tre componenti chiave di produzione europea, comprese le celle. Dal 2030 al 2032, questa quota aumenterà gradualmente dando ai produttori più tempo per convertire le proprie catene di approvvigionamento, finora dipendenti dalla Cina, a fornitori europei.
Il prossimo passaggio ora coinvolge il Consiglio europeo, al quale Germania e Francia intendono promuovere un emendamento alle proposte legislative della Commissione europea. Ma già il vicepresidente della Commissione, Stéphane Séjourné, ha definito «fondamentale» l’accordo franco tedesco e ha detto di essere sicura che «Parlamento e Consiglio manderanno lo slancio di una politica industriale che pone al centro il Made in Eu».
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