- Il Paese africano contro la proposta di Matteo Salvini: «Resta in vigore il vecchio accordo». Ora possiamo espellere al massimo 80 persone a settimana. Troppo poche: nel 2018, su 3.500 irregolari sono tornati a casa solo 1.700.
- Fermato un romeno per lo stupro davanti al Viminale. La vittima, che fa volontariato con gli stranieri, aveva chiesto aiuto agli uomini di guardia al dicastero subito dopo l’aggressione. Altre violenze contro i nostri connazionali: a Bologna, un giovane picchiato e mandato in coma da uno spacciatore per 10 euro.
Lo speciale contiene due articoli.
Dall’Europa alla Tunisia è «muro» contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini e le sue politiche per proteggere le nostro frontiere. Rischiano di restare in Italia, infatti, i 184 tunisini arrivati venerdì mattina a Lampedusa con sette barchini malgrado la richiesta di intervento di Malta. «La Valletta se n’è fregata, scaricando per l’ennesima volta il problema sull’Italia», aveva detto il ministro.
E ieri la Tunisia ha detto no alle procedure velocizzate per l’espulsione di clandestini proposte dal ministro dell’Interno che, dopo un colloquio informale a Vienna al vertice sulle migrazioni con il suo omologo tunisino, aveva annunciato procedure «innovative ed efficaci». In sostanza, voli charter straordinari per rimpatriare tutti in breve tempo, una deroga agli accordi in atto da almeno un paio di anni che limitano a 80 il numero di persone da rispedire indietro con due voli charter alla settimana.
Sugli aerei in partenza dall’Italia possono essere imbarcati non più di 40 migranti, perché ognuno deve essere scortato da due agenti di polizia. L’accordo con la Tunisia prevede il rimpatrio in aereo soltanto per i tunisini che sbarcano sulle coste siciliane: i migranti vengono intervistati dal console di Tunisi a Palermo o da suoi rappresentanti e, una volta verificata la loro identità, vengono rimpatriati. Per tutti gli altri tunisini intercettati sul territorio italiano valgono invece le procedure ordinarie: i migranti vengono trasferiti nei Cie in attesa dell’identificazione da parte delle autorità di Tunisi.
Va ricordato, tanto per dare alcuni numeri che i buonisti sottovalutano parlando di «calo di arrivi», che nei primi nove mesi di quest’anno la Tunisia è stata la prima nazione di provenienza dei migranti, con l’arrivo di circa 4.220 persone. Di queste, 3.500 sono state destinatarie di un provvedimento di espulsione ma solo 1.700 sono tornate effettivamente nel loro Paese di origine.
Secondo l’HuffPost, che ha intervistato Massoud Romdhani, presidente del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), una Ong che aiuta i migranti, «la pressione migratoria in Tunisia è decuplicata rispetto al 2017 rivelando che nel primo trimestre del 2018 i migranti tunisini sono stati oltre 3.000 mentre l’anno scorso in oltre 15.000 hanno tentato di raggiungere l’Italia».
Per questo Salvini immaginava un’identificazione immediata a Lampedusa degli ultimi 184 sbarcati e già da domani i voli di rimpatrio. Invece in 130 sono stati portati a Trapani: 70 di loro sono stati trasferiti a bordo di due motovedette della capitaneria di porto, che li hanno fatti sbarcare nella città siciliana. Altri 60 sono invece arrivati in nave a Porto Empedocle e da lì sono poi stati trasferiti a Trapani. I migranti verranno ora portati nel centro d’accoglienza di Milo, dove resteranno in attesa di identificazione ma soprattutto di una trattativa formale tra i due Paesi per cambiare la procedura adottata finora. Non è escluso, però, che qualcuno, proprio per evitare il rimpatrio, presenti domanda d’asilo. In quel caso andrebbero esaminate le singole istanze e i tempi si andrebbero così ad allungare ulteriormente.
«Dobbiamo aumentare il numero dei rimpatri nel Paese nordafricano», ha ribadito ieri il vicepremier leghista durante un evento a Milano, «perché lì non c’è guerra, non c’è carestia e non si capisce perché barchini o barconi devono partire dalla Tunisia e arrivare in Italia». Nel Paese nordafricano, il primo a dar vita alla famosa Primavera araba, attualmente è in atto una grave crisi politica che sta impedendo l’organizzazione delle prossime elezioni e rischia di provocare forti tensioni sociali, ma di certo non c’è la guerra.
Martedì a Roma, in un incontro già fissato, Salvini e il suo collega tunisino Hichem Fourati si rivedranno, e si capirà se esistono le condizioni per aumentare e velocizzare le operazioni di rimpatrio di chi arriva dalla Tunisia. Il leader della Lega del resto aveva già ribadito la necessità di nuovi accordi sui rimpatri con i Paesi africani proprio per aumentare il numero dei trasferimenti, altrimenti «ci vorranno 80 anni per rimpatriarli tutti».
Immancabili le critiche dell’opposizione. Benedetto Della Vedova, senatore di +Europa, durante l’evento di lancio della campagna in vista delle elezioni europee del prossimo maggio ha detto: «L’accordo non va perché Lega e M5s si sono opposti all’accordo europeo che consentiva ai tunisini di venderci qualche tonnellata di olio in più, di cui avevamo bisogno comunque. Però oggi pretendiamo che si riprendano i migranti. Non funziona così. Noi siamo pronti a tutte le evenienze lo scontro è chiaro: Matteo Salvini–Viktor Orbán contro l’Europa, noi e altri per l’Europa».
Comunque, Salvini non si arrende sull’aumento dei voli charter: «Ci stiamo lavorando e stiamo lavorando anche per cambiare accordi che altri ci hanno lasciato che non sono assolutamente soddisfacenti. I voli charter già partono per la Tunisia settimanalmente, l’importante è che ne partano di più e con più gente a bordo».
Senza un accordo, però, rischiamo una condanna della Corte internazionale per i diritti dell’uomo, oltre alla «vigilanza» dell’Onu sul nostro Paese, accusato di essere razzista solo perché cerca di far rispettare le sue leggi e di proteggere i propri confini.
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