Carola la piratessa è indagata e rischia anche l’espulsione
  • È accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e rifiuto d’obbedienza a nave militare. Può essere rimpatriata.
  • Cinque nazioni europee offrono accoglienza agli extracomunitari della Sea Watch 3, però Bruxelles chiede di farli prima sbarcare. Matteo Salvini categorico: «Senza accordi firmati non lascio scendere nessuno».
  • In barba al pacifismo della figlia, il papà della Rackete lavorava nell’industria bellica.

Lo speciale contiene tre articoli.

La celebrità in Italia passa anche (e soprattutto) per le aule di tribunale, avrà pensato Carola Rackete in queste ore. La «capitana» della Sea Watch 3, questa mattina, dovrebbe infatti essere interrogata dai pm della Procura di Agrigento, che l’hanno iscritta nel registro degli indagati per una duplice ipotesi accusatoria legata alla violazione del decreto sicurezza bis: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione, reato contestato al comandante che non obbedisce all’ordine di una nave da guerra nazionale.

Eppure lei – la giovane che si sente in difetto per essere bella, bianca e ricca e colpevolizza l’Occidente e, in particolare, l’Italia di non accogliere centinaia di migliaia di migranti provenienti dall’Africa – non sembra in alcun modo preoccupata dagli sviluppi dell’inchiesta che la riguarda. Tant’è che, prima, in presenza di indiscrezioni sulle mosse degli inquirenti, con consumata abilità aveva sottolineato di non essere abituata a «commentare i rumors», poi, quando la notizia è stata ufficializzata, l’ha presa molto con filosofia. «Affronterò tutto con il supporto dei legali e di Sea Watch, ora voglio solo le persone a terra», ha aggiunto, forte – molto probabilmente – dei 300.000 euro raccolti, con le donazioni, a favore della Ong in questi giorni. Rackete ha però sentito l’esigenza di ribadire che «la situazione psicologica dei naufraghi a bordo peggiora ogni ora di più, abbiamo persone con problemi post traumatici a bordo e il fatto che non si sappia come e quando la situazione si sbloccherà, peggiora le condizioni. Abbiamo avuto questa notte una evacuazione medica per un giovane di 21 anni».

Dunque, nessun ripensamento rispetto al modo plateale con cui ha infranto una legge di uno Stato europeo, tutt’altro. Dall’ufficio dei pubblici ministeri arrivano invece parole felpate e improntate alla cautela. «Stiamo valutando il sequestro probatorio, stiamo studiando le carte. Noi facciamo il nostro lavoro non ci sostituiamo a nessuno», ha spiegato il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, al suo arrivo a Lampedusa per coordinare la perquisizione a bordo del natante da parte della polizia e della guardia di finanza.

A Roma però la percezione della gestione della crisi è particolarmente critica tant’è che ambienti del Viminale hanno fatto trapelare l’ipotesi che la «capitana» potrebbe essere ben presto destinataria di un provvedimento di espulsione. Una mossa – che è nei poteri del ministero dell’Interno – che di fatto lancerebbe un segnale di più immediata e facile comprensione anche ai partner europei, finora rimasti colpevolmente in silenzio, rispetto ai bizantinismi e alle articolate procedure della giustizia italiana. Giustizia che, peraltro, in questo caso sembra procedere con una maggiore riflessività rispetto alla tempestività con cui, in altre occasioni, pure si è mossa. Il Viminale starebbe inoltre lavorando pure a una multa da 50.000 euro da comminare alla organizzazione non governativa, con base a Berlino, così come previsto dal decreto sicurezza bis ed evocato più volte dal vicepremier Matteo Salvini. Malgrado le perquisizioni e le noie giudiziarie, nella giornata di ieri la «capitana» della Sea Watch 3 si è concessa a una lunga intervista di gruppo in collegamento Skype con la sala stampa estera. «Cibo e acqua non sono il problema. Quello vero di problema è che sfortunatamente a bordo non abbiamo psicologi perché queste persone hanno subito molti traumi e non abbiamo personale specializzato», ha detto. «Per farli distrarre li facciamo giocare a carte, li intratteniamo, insegniamo le lingue e cantiamo diverse canzoni e così facciamo passare questa orribile attesa».

La capitana ha riferito che ai migranti viene fornito cibo tre volte al giorno ma «lavarsi è molto difficile poiché non abbiamo abbastanza acqua potabile a bordo ed anche i servizi igienici, ne abbiamo tre, sono diventati critici».

La condotta della timoniera dell’ex peschereccio, trasformato nella imbarcazione acchiappa migranti nel Mediterraneo, sta dividendo non solo l’opinione pubblica ma anche il Partito democratico. Perché se da un lato ci sono i parlamentari dem che hanno deciso di salire a bordo per aumentare la pressione e favorire lo sbarco dei migranti, dall’altro c’è il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha assunto una posizione di forte intransigenza nei confronti di Carola: «Va bene esprimere solidarietà alla povera gente, ma non puoi far finta di niente davanti a una signora che viola la legge italiana», ha detto De Luca ai microfoni di Lira Tv. «Una signora tedesca, ricca di famiglia», ha affermato, «non è un problema di Salvini, ma di rispetto delle leggi. Non capisco perché questa signora non orienti la sua nave verso altri Paesi. Personalmente avrei fatto sbarcare i 42 migranti a bordo, aperto una trattativa con l’Europa per distribuirli su tutto il territorio», ha sottolineato «poi però avrei preteso gli arresti di chi dirige questa nave».

La convulsa giornata di ieri si è conclusa con l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, che ha scritto al comandante generale della Guardia costiera, l’ammiraglio Giovanni Pettorino, per verificare se sia confermata la presenza di quattro minori non accompagnati ricordando, in questo caso, l’obbligo è di farli scendere a terra. Tutti, ormai, vogliono partecipare allo show.


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