- Arriva il sì alla calendarizzazione dalla Commissione giustizia Il relatore leghista Ostellari annuncia però un «ampio dibattito».
- In un comunicato a tratti ambiguo i vescovi italiani ribadiscono le loro perplessità.
Lo speciale contiene due articoli.
In un generalizzato tripudio che accomuna parlamentari di sinistra e giganti del pensiero come Fedez si è sbloccato al Senato l’iter della legge Zan. La Commissione giustizia, con 13 voti contro 11, ha approvato la calendarizzazione del provvedimento, già passato alla Camera, che era rimasto a lungo fermo per una serie di rinvii. Già la prossima settimana il leghista Andrea Ostellari, che è il presidente della Commissione, presenterà la sua relazione e avvierà la discussione. Il folto schieramento favorevole all’approvazione esulta, ma la strada appare ancora molto lunga. E permane nella Commissione una spaccatura verticale, come si vede dai numeri del voto sul calendario dei lavori e dalla nuova polemica che si è immediatamente aperta sullo stesso Ostellari.
Il senatore leghista ha infatti tenuto per sé l’incarico di relatore e la cosa non è piaciuta al fronte che vorrebbe spingere sull’acceleratore. «Ostellari che si autonomina relatore è l’ennesima forzatura di chi vuole affossare una legge voluta dalla maggioranza del Senato», ha twittato Alessandro Zan, deputato del Pd e primo firmatario del ddl. «Neanche il tempo di festeggiare», ha storto il naso Fedez su Twitter. «Siamo sconfortati di fronte a questo cieco ostruzionismo», ha protestato la senatrice grillina Alessandra Maiorino, membro della commissione. «Un atto di prepotenza per perdere altro tempo», è il messaggio postato sulle reti sociali da Laura Boldrini, deputata del Pd.
Eppure, da ex presidente della Camera, la Boldrini dovrebbe sapere bene che Ostellari non ha compiuto un «atto di prepotenza», ma ha applicato il regolamento di Palazzo Madama. «Il voto sul calendario dei lavori ha certificato che, in Commissione giustizia, la maggioranza è spaccata», spiega il senatore. «Al successivo incardinamento del disegno di legge Zan, seguiranno le audizioni e il dibattito sulle proposte emendative. Il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione ad altri commissari. Poiché sono stato confermato presidente, grazie al voto della maggioranza dei componenti della Commissione, per garantire chi è favorevole al ddl e chi non lo è, tratterrò questa delega».
Dunque, secondo Ostellari, la sua è una scelta di garanzia. Il presidente della Commissione aveva tentato di evitare la spaccatura su un tema «non urgente» anche a tutela della nuova maggioranza di governo. «Pd, M5s, Italia viva e Leu sono restati sordi agli appelli all’unità e hanno consumato lo strappo, imponendo l’incardinamento», dice il senatore leghista Simone Pillon, anch’egli componente della Commissione giustizia, «abbiamo sperato fino all’ultimo che prevalesse il buon senso» per evitare l’approvazione di «una ciofeca». Ma ormai la discussione della legge Zan è diventata un assalto alla baionetta contro la Lega. Con l’arrivo del nuovo segretario Enrico Letta, il ddl contro l’omofobia è diventato una delle bandiere del Pd assieme all’introduzione dello ius soli, benché proprio a sinistra si stia allargando il fronte di chi è contrario. Un appello di politici e intellettuali gauchisti che si oppongono al testo «pasticciato e ideologico» ha raccolto oltre 160 firme, dalla regista Cristina Comencini all’ex presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso. Una femminista storica come Marina Terragni ha detto alla Verità che si tratta di «una legge liberticida» che si farà strada in un clima culturale da pensiero unico nel quale «chi si oppone verrà zittito». La pressione mediatica punta a modificare l’idea di identità sessuale e i rapporti tra i sessi e a trasformare la libertà di pensiero in discriminazione.
È paradossale che la legge contro l’odio inizi il percorso in Senato in questo clima di fortissima contrapposizione e di delegittimazione a senso unico. Ostellari non scende in polemica con chi lo critica: «Seguo il regolamento offrendo le dovute garanzie che consentiranno un ampio dibattito», dice alla Verità. La sua relazione riguarderà il ddl Zan ma anche le altre proposte che sono state presentate al Senato sull’argomento: «Tutti parlano della legge Zan perché ha già superato l’esame della Camera», spiega il senatore, «ma a Palazzo Madama sono stati depositati altri testi. Io sarò relatore di tutti i testi sul tema e aprirò la discussione su tutti». Si preannuncia un dibattito lungo e articolato. Anche perché Ostellari ha intenzione di sentire tutte le posizioni: «Il primo compito della commissione sarà quello di ascoltare». La lista delle audizioni sarà ampia: «Sentiremo favorevoli e contrari, parlamentari, associazioni e chiunque potrà dare un contributo». Dopodiché si aprirà il capitolo del miglioramento della legge approvata a Montecitorio: «Non solo il centrodestra», dice Ostellari, «ma anche parte della sinistra e del mondo femminista hanno annunciato proposte di modifica. Pure noi della Lega presenteremo emendamenti correttivi. La commissione ascolterà e poi migliorerà». Per i tifosi della legge Zan è presto per cantare vittoria.
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