Il vescovo di Ascoli imbocca l’Anpi. Confermata la pasta antifascista
Giampiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno (Ansa). Nel riquadro, la locandina della «Pastasciutta antifascista»

La «pastasciutta antifascista» s’ha da fare. A sentenziarlo con un comunicato diffuso ieri agli organi di stampa è stato monsignor Gianpiero Palmieri, 60 anni, vescovo di Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e vicepresidente per l’Italia centrale della Cei.

Per capire come sia possibile che un ecclesiastico con incarichi così significativi sia arrivato a pronunciarsi su un argomento che sa di centro sociale più che di Vangelo, urge un riepilogo della vicenda. Tutto ha avuto inizio quando il Comitato provinciale dell’Anpi di Ascoli, con il collettivo Caciara e il panificio L’Assalto ai forni di Lorenza Roiati aveva chiesto (e ottenuto) di poter organizzare la «pastasciutta antifascista» nella chiesa della parrocchia del Cuore immacolato di Maria, conosciuta come chiesa dei Frati. Era stata pure trovata una data: domenica 26 luglio.

I compagni già pregustavano uno spaghetto anti mussoliniano in memoria della famiglia Cervi, che il 25 luglio 1943 celebrò la caduta del regime offrendo un pasto alla popolazione, poi, improvvisamente, la concessione per l’evento è stata revocata. Un dietrofront che l’allegra combriccola ha cercato subito di chiarire.

Secondo il collettivo Caciara, nomen omen, la revoca del permesso è arrivata «in seguito a pesanti pressioni di una parte di parrocchiani, che hanno considerato “inopportuna” la presenza della parola “antifascist” sulla locandina». Stava insomma per scatenarsi una caccia ai parrocchiani sabotatori dell’evento, ma nella giornata di ieri nelle redazioni italiane è arrivata la lieta notizia: la «pastasciutta antifascista», alla fine, ci sarà. L’ha dichiarato proprio il vescovo, monsignor Palmieri, che ha provato a gettar acqua sul fuoco parlando di «un mero misunderstanding, che non meritava tutta l’enfasi che ne è seguita».

Il vescovo ha così fatto presente che l’appuntamento «si svolgerà il 26 luglio ma nella parrocchia di San Marcello» e non quindi in quella del Cuore immacolato di Maria. Un mero spostamento di luogo, insomma, per un evento, ha precisato Palmieri, da farsi perché «antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che non dovrebbero appartenere né alla destra né alla sinistra, ma essere patrimonio condiviso di tutto il Paese».

Per smorzare i toni, il presule ha pure spiegato nei dettagli perché l’intera polemica è stata «il frutto di un equivoco più che di una scelta ideologica». Il vescovo di Ascoli Piceno ha raccontato che la richiesta per la «pastasciutta antifascista», inizialmente, «era stata presentata come una cena di beneficenza».

Ma il parroco della chiesa dei Frati, padre Floribert, è «arrivato da circa un anno e originario del Kenya, non conosce a fondo la storia e il dibattito politico italiano». «Quando poi ha sentito parlare di “pastasciutta antifascista”», ha aggiunto Palmieri, «ha pensato a un’iniziativa politica e ha reagito spontaneamente dicendo di lasciar perdere». Secondo il presule, «al di là di quello che possono aver detto alcuni parrocchiani, è stato lui stesso a indicare una soluzione alternativa, proponendo di ospitare l’iniziativa nella parrocchia di San Marcello, dove era già stata organizzata lo scorso anno».

Lo stesso padre Floribert ha dichiarato: «Un’associazione voleva fare una cena di beneficenza. La parrocchia è aperta a tutti. Non guardo ai colori né ai partiti». «Poi hanno messo la locandina e ci siamo accorti che si trattava di tutta un’altra cosa», ha sottolineato il religioso. Che, pur venendo da un altro Continente, ci pare abbia letto i fatti fin troppo bene.

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