Müller: «Validi i sacramenti dei lefebvriani»
VATICAN CITY, VATICAN - NOVEMBER 19: German cardinal Gerhard Ludwig Muller attends Pope Francis' weekly audience in St. Peter's Square on November 19, 2014 in Vatican City, Vatican. During his speech Pontiff appealed for peace in the Middle East. (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Dopo la scomunica della Fraternità sacerdotale San Pio X – che a Ecône ha ordinato quattro vescovi senza mandato pontificio e senza attenersi alla richiesta, accoratamente formulata il giorno prima da papa Leone XIV, di tornare «sui suoi passi» -, nella Chiesa echeggia la necessità di «un dialogo» col mondo lefebvriano. Il primo a parlarne è stato il segretario di Stato, Piero Parolin, che, proprio a ridosso delle ordinazioni, da un lato ha esternato «grande dolore perché un atto del genere ferisce profondamente l’unità della Chiesa» e, dall’altro, ha dichiarato: «La mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto oggi si possa riprendere il dialogo e si possa arrivare davvero a trovare una soluzione».

Parlando al Corriere della Sera il 2 luglio scorso pure mons. Georg Gänswein, nunzio apostolico nei Paesi Baltici e storico segretario di Benedetto XVI, ha ricordato gli sforzi del pontefice tedesco per un dialogo che solo una «frangia radicale» lefebvriana impedirebbe: «Lui rimise la scomunica ai quattro vescovi come un padre che cerca di creare pace. Una mano tesa che, purtroppo, non hanno accettato. C’era una frangia radicale che ha prevalso, non voleva e non vuole ancora adesso». Un altro vescovo intervenuto in questi giorni sull’argomento è mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, il quale ha affermato che «con spirito di magnanimità, il Sommo Pontefice, come un vero padre, potrebbe costruire un ponte verso la Fraternità sacerdotale San Pio X, parte del suo gregge, e consentire consacrazioni episcopali in via eccezionale»; tutto questo, secondo Schneider, «al fine di favorire un clima in cui, attraverso una maggiore fiducia reciproca, si possa giungere gradualmente a una soluzione delle questioni dottrinali e delle relative disposizioni giuridiche».

Nelle scorse ore, anche il cardinale Gerhard Ludwig Müller, che pure non era stato affatto tenero col mondo lefebvriano davanti alle ordinazioni di Ecône («sono fissati e ideologici»), ha svolto delle puntualizzazioni dalle quali è possibile intravedere le basi per un dialogo futuro con la Fraternità sacerdotale San Pio X. Con parole che qualcuno ha letto in difformità da quanto ha recentemente affermato da una nota emessa dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, Müller ha infatti effettuato un interessante distinguo a proposito dei sacramenti, in particolare le confessioni, amministrate dai sacerdoti della Fraternità.

«Le confessioni sono valide, ma illecite», ha affermato il porporato tedesco in una intervista a K-TV, l’autorità di perdonare o di non perdonare i peccati è conferita dal sacramento dell’Ordine sacro. Il suo esercizio può essere limitato solo dal vescovo o dal Papa, come previsto dal diritto canonico». Questo però sembra discostarsi dalla nota del prefetto Fernández, secondo cui ora i ministri lefebvriani «amministrano i sacramenti in modo illegittimo» e quindi «il sacramento della penitenza da loro amministrato e i matrimoni da loro celebrati sono invalidi». Quando il sito Lifesitenews ha chiesto a Müller ulteriori precisazioni, il cardinale ha fatto presente che, dal suo punto di vista, la «nota del dicastero, che compare solo nelle note esplicative, non è chiara», dato che «l’autorità di perdonare i peccati è conferita da Cristo stesso nel sacramento dell’Ordine sacro, non dal Papa in virtù del suo primato di giurisdizione, poiché anche i sacerdoti ortodossi concedono validamente l’assoluzione».

Per quanto il porporato tedesco continui a esortare i fedeli a «tenersi lontani da una comunità che è in aperto conflitto e disobbedienza verso il Papa», in sottolineature come queste, come già si diceva, è quindi possibile vedere il punto di partenza per un dialogo. Che non si annuncia semplice ma che, oggi, è auspicato da più parti.

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