Il Papa ai lefebvriani: «Fermatevi»
Papa Leone XIV (Ansa)

Oggi a Ecône, in Svizzera, la Fraternità sacerdotale San Pio X, nata su impulso del vescovo Marcel Lefebvre nel 1970, in aperto contrasto alle ritenute derive conciliari e postconciliari, con ogni probabilità procederà alla consacrazione di quattro vescovi senza mandato pontificio. Si tratta di una situazione che già si era verificata nel 1988, quando lo stesso Lefebvre consacrò quattro vescovi senza aver ricevuto il mandato da Giovanni Paolo II. Si tratta di quello che in gergo viene definito lo scisma tradizionalista, a cui seguì, ovviamente, la scomunica dello stesso monsignor Lefebvre e dei quattro consacrati. Stessa sorte, latae sententiae, che toccherà oggi ai neo consacrati di Ecône.

Ieri papa Leone XIV ha scritto una lettera all’attuale superiore, il sacerdote italiano don Davide Pagliarani, per chiedergli di fermare le consacrazioni. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!», ha scritto il Papa ieri, «consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro». «Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione», continua la lettera. «La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo».

Si tratta di un appello paterno che arriva al fotofinish e ripropone il dialogo, cosa peraltro che nei decenni scorsi è stato già tentato sia nel 1988 che nel periodo lungo di incontri promossi sotto papa Benedetto XVI tra il 2009 e il 2012. In particolare dal 2009, dopo la remissione delle scomuniche ai quattro vescovi consacrati dallo stesso monsignor Lefebvre da parte di papa Joseph Ratzinger, sembrò davvero vicino un accordo, ma l’allora superiore generale, monsignor Bernard Fellay, non riuscì a vincere le correnti interne ostili che fecero naufragare l’accordo quando mancava «solo un timbro», per usare le stesse parole di Fellay. Questo passato lascia pensare che, se anche la lettera di papa Leone fosse arrivata un mese fa, e non effettivamente all’ultimo minuto, ben difficilmente avrebbe ottenuto l’effetto di fermare le consacrazioni.

Come ha recentemente dichiarato il cardinale Raymond Leo Burke, in una intervista concessa a Michael Haynes, il reiterato argomento per sostenere le consacrazioni basato su di uno «stato di emergenza» per le anime è rivelatore. «La situazione attuale», ha detto il cardinale Burke, «non costituisce uno stato di emergenza perché, di fatto, l’idea alla base di tale argomentazione è che i fedeli della Fraternità San Pio X non possono vivere la loro fede cattolica nella Chiesa senza avere una Chiesa all’interno della Chiesa». In altri termini, siamo davanti a una mens che pretende di voler salvare la Chiesa nonostante la Chiesa, una mens che porta con sé, quantomeno, una radice scismatica. Anche il liturgista don Nicola Bux ha esortato i lefebvriani: «Pietro ha parlato per bocca di Leone. Ascoltatelo! Dov’è Pietro, ivi è la Chiesa: non altrove». «Lacerare la Tunica inconsutile di Cristo», ha scritto papa Leone XIV, «è un peccato di estrema gravità. […]. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento».

Nel pomeriggio di ieri è arrivata la risposta di Pagliarani: «Sono rimasto profondamente commosso dalla sua premura paterna», ha scritto, aggiungendo: «Paradossalmente, nel contesto attuale, ci sembra proprio nostro dovere fare tutto il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Le chiedo semplicemente di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardo alla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi».

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