Il Governo francese, dopo aver approvato la legge sull’eutanasia, vuole ingraziarsi la Chiesa cattolica, che ne è stata una gran oppositrice? È per ora solo un’ipotesi, ma un’ipotesi non così astratta vista una singolare coincidenza temporale.
Il 14 luglio scorso, infatti, in Gazzetta ufficiale è uscito il decreto delle promozioni, svariate centinaia, all’interno dell’Ordine nazionale della Legione d’Onore. Ora, spulciando le 26 pagine del provvedimento non sono sfuggite a tanti due nomine per nulla trascurabili: la promozione di monsignor Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi, al rango di Ufficiale della Legione d’Onore, nonché la nomina a Cavaliere dell’arcivescovo di Poitiers, monsignor Jérôme Beau.
Ebbene, all’indomani di quel provvedimento, il 15 luglio, l’Assemblea nazionale francese, con 291 voti favorevoli e 241 contrari, ha dato la sua definitiva approvazione alla legge sul cosiddetto «aiuto a morire», che disciplina sia il suicidio assistito sia, in casi limitati, la somministrazione del farmaco da parte di un sanitario quando il paziente non può fisicamente provvedervi da sé. Ora, l’avvio dell’iter parlamentare di questa norma risale al 2024 e lungo questo biennio, con un progressivo crescendo di mobilitazione, la Chiesa francese si è molto mobilitata per fermare questa normativa. Lo stesso capo dei vescovi, il cardinale Jean-Marc Noël Aveline, arcivescovo metropolita di Marsiglia, presidente appunto della Conferenza episcopale francese e prelato che alcune etichette descrivono come «progressista», ha attaccato frontalmente la norma.
Basti pensare a ciò che aveva dichiarato in un video lo scorso 19 gennaio. «Ciò che viene proposto oggi non è né buono né necessario», aveva detto monsignor Aveline. «Non è necessario perché ci sono già leggi approvate, la legge Claeys-Leonetti e la legge attuale sulle cure palliative. Sono sufficienti a garantire che la società si impegni a non lasciare solo chi è sull’orlo della morte e deve essere accompagnato fino alla fine». Parole chiarissime, ma non è tutto. Indiscrezioni non confermate, rilanciate dal portale Advaticanum, parlavano nei giorni scorsi perfino di colloqui telefonici tra papa Leone XIV e il presidente Emmanuel Macron volti a fermare l’eutanasia. Come che sia, non c’è davvero dubbio che i vescovi francesi abbiano lottato contro la «dolce morte»; per questo le premiazioni a Ulrich e Beau hanno a più di un osservatore fatto pensare a un escamotage della République per provare a ricucire i rapporti; e c’è ora chi si chiede se sia opportuno che i due prelati accettino e ritirino le onorificenze.
«Nessuno qui mette in discussione gli anni di ministero dei due arcivescovi e la Legione d’onore riconosce ufficialmente una carriera dedicata alla Chiesa e alla società», ha per esempio scritto il sito Tribune Chretienne, chiedendosi: «Ma un vescovo è semplicemente un uomo premiato per la sua carriera? O è anche un pastore chiamato, in determinate circostanze eccezionali, a compiere azioni che parlano più forte delle parole? La domanda merita di essere posta». A maggior ragione dopo la legge sull’«aiuto a morire» tutto questo è vero. Del resto, qualcuno ha già detto che non ritirerà alcun premio. È il caso dell’attrice e regista franco-algerina Rachida Brakni, anche lei tra le 619 personalità insignite il 14 luglio, che ha fatto sapere il suo diniego perché considera l’onore un dovere morale e quotidiano legato al suo lavoro e alle sue scelte: «Si pone la questione dell’onore, il mio è altrove». Un esempio che non sarebbe male imitare.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >