Ieri, solamente un’ora prima che filtrasse la notizia, Sigfrido Ranucci pubblicava sui social alcune foto insieme a Nino Di Matteo e Paolo Mondani e scriveva: «1.000 persone al teatro Italia per manifestare solidarietà a Report». Poi la notizia, pubblicata in anteprima da Dagospia: il ricorso di Ranucci presso il tribunale del lavoro è stato rigettato.
Trentuno pagine dove si ripercorrono i principali fatti degli ultimi mesi. La Rai che rimprovera a Ranucci i rapporti con Valter Lavitola; la credibilità che non c’è più, così come la fiducia; l’annuncio della rimozione, dovuto principalmente alla riorganizzazione del programma. E la risposta: Ranucci che non ci sta; che cita i grandi successi del passato e il sempre più ampio sostegno sui social.
La decisione del giudice: la Rai ha agito per tutelare la redazione
E il giudice, Donatella Casari, che scrive: «La decisione datoriale di procedere ad una riorganizzazione della redazione, con avvicendamento autorale e di conduzione, appare, a un esame sommario e per i rilievi sopra svolti, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge». Che tradotto vuol dire: ha fatto bene la Rai a spostare Ranucci. Lo ha fatto per tutelare innanzitutto la redazione. E pure la tv di Stato.
La trattativa con la Rai e il malcontento nella redazione
Il settembre scorso, le parti si incontrano. Sigfrido si dichiara «disponibile a conciliare la vertenza “accedendo all’ipotesi di una co-autorialità e co-conduzione come prospettata in via di riorganizzazione della trasmissione”». La Rai però rifiuta. Si dichiara però disponibile «alla proroga del termine di 30 giorni per l’esercizio dell’opzione anche per 2/3 settimane». Ranucci accetta ma, allo stesso tempo, continua a contestare la decisione della tv di Stato.
È un momento delicato. Il giudice interroga entrambe le parti e lascia altro tempo per l’invio di note. Raccoglie quella del direttore delle Risorse umane della Rai, Felice Ventura, che racconta del malcontento della redazione, che lamenta «mancanza di serenità» nella sua attività. Ma non solo. Afferma anche: «Parimenti è evidente che la trasmissione non poteva non aver subito degli effetti in termini di indipendenza editoriale e imparzialità rigorosa in relazione al clamore mediatico di cui sopra. Non si trattava di fatti specifici, ma di un’ombra calata sulla trasmissione che la Rai intendeva tutelare».
Il medesimo clima viene descritto anche dallo stesso Ranucci, che però dà una versione che ruota tutta attorno a sé: «Si erano lamentati con me, anzi avevano fatto presente la necessità di sopportare insieme la pressione mediatica e puntellare la mia posizione tramite una riorganizzazione. Sentivano la pressione mediatica e quindi mi avevano coinvolto essendo loro responsabile. Avevano bisogno di puntellare Report intorno la mia persona perché per 20 anni avevo garantito l’esistenza del programma».
Gli inviati storici prendono le distanze da Ranucci
In realtà, le cose all’interno della redazione di Report non sono andate proprio così. Forse all’inizio. Ma poi, poco alla volta, anche gli inviati storici si sono allontanati da Ranucci. Sono passati da sostenerlo perinde ac cadaver, a prendere poco alla volta le distanze per, infine, scaricarlo. Tanto che, dopo la nomina di Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale alla conduzione di Report, tutta la redazione ha festeggiato. Anzi: ha temuto, nei giorni scorsi, un possibile reintegro minacciando, secondo alcune ricostruzioni, anche dimissioni in massa.
Nel momento in cui il giornale va in stampa, Ranucci non ha proferito parola. I suoi social tacciono. Parlano però i suoi avvocati, Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita, che affermano: «Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo. La decisione cautelare non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano».
Il futuro di Ranucci: la politica dopo Report?
Lo stesso, è ipotizzabile, farà Ranucci. Che, ieri, ha perso la sua ragione di vita. Dopo aver ricevuto in eredità il programma da Milena Gabanelli, ha creduto che non potesse esistere senza di lui. Che sarebbe rimasto alla conduzione fino alla pensione. Poi però è arrivato Lavitola, piazzandogli una bomba. E allora si è aperto il vaso di Pandora. Le inchieste a tema, vecchi e nuovi collaboratori che iniziano a raccontare di cosa non andava nel programma. Vengono ripescate le pagine, scritte dallo stesso Sigfrido, in cui si racconta di rapporti opachi con fonti e collaboratrici. E il legame, ancora non chiarito realmente, con Lavitola. E, ora, la conduzione che salta. L’impegno di una vita che svanisce, insieme alla ragion d’essere per Ranucci. Resta, forse, la strada della politica da percorrere. E, tutto questo, per una bomba d’amore. Come si dice in questi casi: con amici così non servono nemici.
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