Sigfrido Ranucci è un po’ come la Penelope di Ulisse solo che, al posto di fare e disfare la tela, lui fa e disfa gli scatoloni. 11 settembre scorso, colonna sonora The Sound of Silence nella versione di Christopher Phillips: «Dopo la rimozione di Report», scriveva, «preparo gli scatoloni e faccio pulizia nei cassetti. Una storia durata 20 anni, e come l’alta marea restituisce relitti del passato, ecco che spunta una lettera ingiallita e impolverata scritta nel 2006 dall’allora presidente della Regione Lazio, Marrazzo, in risposta a Milena Gabanelli, nella quale rifiutava l’intervista».
Un post dall’italiano incerto ma, parafrasando ciò che scriveva Giovannino Guareschi sull’amore, il giornalismo d’inchiesta va oltre i confini della morte, della sintassi della grammatica e dell’ortografia.
Un mese dopo, Ranucci è sempre lì: a fare gli scatoloni. Ieri, infatti, ha pubblicato un altro video per tenere aggiornati i suoi follower sui social. Come colonna sonora questa volta ha scelto L-O-V-E di Nat King Cole, accompagnata dalla sua voce fuori campo e da una manica di camicia blu (quella bianca, la sua divisa per Report, deve esser rimasta in lavanderia). Inizia così l’elenco: un porta banane, lattine storiche, il carbone dell’acciaieria Azovstal e una tartarughina («che mi ha portato fortuna fino ad oggi»).
E chissà se gli avesse portato sfiga cosa avrebbe combinato Valter Lavitola. Un maglioncino che gli fu regalato quando andava in studio alle quattro di mattina per registrare e faceva parecchio freddo, la carta igienica («questa è inutile che vi dico a cosa serve», e addio pure al congiuntivo) e infine, ancora una volta, l’inquadratura che passa al cartello della stanza 110: Milena Gabanelli, Sigfrido Ranucci.
La didascalia che accompagna il video è drammatica: «L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata: mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose. Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Rifarei tutto, perché ho scelto di difendere dei principi, ho scelto di non piegare la schiena davanti a nessuno, neppure davanti alle mie paure o incertezze, anche quando mi sarebbe stato più comodo, e mi avrebbe portato delle utilità».
E poi: «Durante i funerali di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo di Saint-Jean-de-Luz uccisa con una coltellata al cuore da un sedicenne, il suo compagno, Stéphane Voirin, ha deciso di renderle omaggio ballando da solo davanti alla bara sulle note di “L-O-V-E” di Nat King Cole, la loro canzone. All’improvviso tutti i presenti hanno cominciato a danzare, trasformando la commozione in condivisione. Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi».
Le proposte della Rai e la scadenza del 18 ottobre
L’ex conduttore, a questo punto, chiude la porta e per Report si apre un portone. E, forse, pure per lui. Due giorni fa avrebbe dovuto decidere quale proposta accettare: vicedirettore ad personam del Tg3; vicedirettore ad personam di RaiNews24 e, infine, corrispondente dal Cairo. Avrebbe dovuto decidere due giorni fa visto che, almeno teoricamente, la scadenza sarebbe dovuta essere alla mezzanotte del 12 ottobre.
Per questo, nel primo pomeriggio di quel giorno, Ranucci si è confrontato con i suoi legali: che fare? Quale strategia adottare? Decidere subito oppure temporeggiare in un modo o nell’altro? Alla fine ha vinto quest’ultima ipotesi. Qualche ora dopo, inizia il carteggio con la Rai. L’obiettivo è comprendere da quando far partire il computo per rispondere alla tv di Stato, vista la decisione del giudice del lavoro di sospenderlo per 15 giorni. Il conteggio inizia con la prima udienza? Oppure dal deposito della decisione del giudice?
Alla fine si trova una soluzione e si decide, d’accordo con l’azienda, che Ranucci dovrà rispondere entro la mezzanotte del 18 ottobre. Ancora cinque giorni per meditare. Anche se il piano che gli è stato prospettato (e pure consigliato), fanno sapere fonti vicine all’ex conduttore di Report, è chiaro: Sigfrido ha ancora a disposizione più di 200 giorni di ferie. Un’enormità. Per cui, una volta deciso dove andare (molto probabilmente al Tg3) potrebbe godersi una lunga vacanza che lo porterebbe dritto dritto alla pensione nella seconda metà del 2028.
Una scelta indolore che, tra le altre cose, gli permetterebbe pure di fare una buona campagna elettorale nel caso in cui decidesse di buttarsi in politica e dare la prima gioia da qualche mese a questa parte al suo «amico fraterno» Valter Lavitola. E ragionare pure sui ricorsi da fare, primo tra tutti quello contro la sanzione disciplinare che lo allontanerà dal lavoro per dieci giorni (anche se non si sa bene a partire da quando).
Restano ancora quattro giorni per decidere che fare. E noi speriamo che Ranucci decida in fretta. Per sé, innanzitutto. Ma anche per noi. Altri video di scatoloni, seppur con colonne sonore valide, non ce li meritiamo proprio.
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