- Sulle spalle dell’amministrazione comunale pesano due fascicoli riguardanti 33 persone, tra cui la moglie del rieletto sindaco pd Luca Vecchi. E pure la storica Festa dell’Unità chiude a causa dei 2 milioni di rosso.
- Nelle carte il legame tra Federica Anghinolfi e la direttrice della Fondazione vittime di reati.
Lo speciale contiene due articoli.
Erano stati abili a propagandarla come provincia modello. Ma era un gigante con i piedi d’argilla. È crollata sotto i colpi delle inchieste giudiziarie: per quanto riguarda il passato, non si sono totalmente diradate le ombre del”inchiesta Aemilia, che ha svelato le infiltrazioni sul territorio delle famiglie della ‘ndrangheta. E il presente non è meno inquietante. Ben tre indagini minano alle fondamenta il «sistema Reggio Emilia». La prima è «Angeli e demoni», che ha portato alla luce gli affidi illegali, anche a coniugi Lgbt, tramite perizie deviate con le quali gli indagati riuscivano a scippare i bimbi alle famiglie di provenienza. Poi ci sono altri due fascicoli con 33 indagati in totale che in parte toccano i meccanismi di potere nel Comune un tempo amministrato da Graziano Delrio e ora passato al suo fedelissimo Luca Vecchi, fresco di rielezione.
Alla fine di febbraio, 18 dirigenti del Comune di Reggio Emilia, in servizio nel 2013 (e in buona parte ancora oggi), sono finiti sotto inchiesta. Tra questi ci sono l’ex vicesindaco, un assessore, dirigenti di primo piano nella gestione degli appalti e dei soldi pubblici, il responsabile del servizio legale del Comune e alcuni avvocati esterni all’ente. E c’è la moglie del sindaco Vecchi, Maria Sergio, ingegnere calabrese che all’epoca era il dirigente dell’ufficio Urbanistica.
Una funzionaria considerata molto brava, ma anche un po’ chiacchierata. Finanche da un pentito di ‘ndrangheta che, ironia della sorte, si chiama come uno dei miti della sinistra del passato: Valerio (il famoso colonnello partigiano che, stando alle cronache comuniste, eseguì la sentenza di morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci). Il Valerio del processo Aemilia di nome fa Antonio, proviene da Cutro, paese dell’entroterra jonico della Calabria, e durante un collegamento in videoconferenza da una località segreta con l’aula bunker del palazzo di giustizia di Reggio Emilia se l’è presa con la signora Sergio (che in quel processo era considerata una importante testimone) e con sue presunte parentele calabresi.
Il pentito ha parlato di uno zio in comune con la signora Sergio: tale Giuseppe Turrà, imprenditore il cui nome ricorre spesso nei faldoni di Aemilia, ma che non è indagato nel procedimento. E ha tirato fuori «favoritismi» mai, però, provati. Sulla donna, di storie calabro-emiliane ne sono state raccontate tante. Come quella di certi imputati, alcuni dei quali condannati, che parteciparono al funerale di suo padre, suocero del sindaco Vecchi. Lei, durante un’udienza raccontata sulla stampa locale, davanti a quell’accusa si sarebbe difesa così: «È possibile, ma comunque erano frequentazioni di mio padre e non mie».
Nella nuova indagine, invece, la Sergio non è semplice testimone, ed è finita nei guai insieme ad altri colleghi reggiani. Nel mirino della Procura ci sono consulenze e incarichi per importi che variano da poche centinaia di euro a cifre che raggiungono i 20.000 euro.
Tutto è nato quando la capogruppo pentastellata di Reggio, Alessandra Guatteri, ficcò il naso nei bandi di nomina dei dirigenti, contestandone i criteri che erano stati posti alla base. La grillina depositò due esposti alla Corte dei conti, sia per «l’illegittimità del regolamento per l’affidamento degli incarichi», ipotizzando un danno erariale, sia «per la mancanza dei controlli amministrativi successivi», che non avrebbe garantito ai cittadini trasparenza, legalità e correttezza degli atti posti in essere.
Dalla Corte dei conti, che censurò quelle nomine, la questione passò subito alla Procura della Repubblica. Il Comune, poi, nel 2015 le procedure le ha modificate davvero. Per un paio di anni, però, ha preferito tenersi i rimbrotti dei giudici contabili tirando avanti con i vecchi regolamenti. E, così, stando alle stime, tra il 2008 e il 2015, furono affidati incarichi senza i necessari criteri di comparazione e trasparenza per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
È questo insomma l’ipotizzato «sistema Reggio Emilia»: un codice non scritto su cui si basavano gli amministratori per l’assegnazione di incarichi e nomine, per la scelta di consulenti e professionisti, per la costruzione e l’assegnazione delle gare d’appalto. L’obiettivo era quello di favorire gli amici e gli amici degli amici. E tra le nomine finite sotto i riflettori ce n’è una in particolare, che risale al maggio 2016: Maria Teresa Guarnieri diventa direttrice della neonata azienda sanitaria Asp Reggio Emilia, che offre servizi e assistenza ad anziani, disabili e minori.
Proprio dei minori, dicevamo, si occupa l’inchiesta «Angeli e demoni», che vede tra gli indagati anche Fausto Nicolini, direttore generale dell’Ausl di Reggio, oltre al sindaco di Bibbiano e a due ex sindaci della Val d’Enza. Benché il Pd cerchi di far calare il silenzio su tutta la vicenda, è evidente come questo caso rappresenti l’ennesima batosta giudiziaria ma anche politica. Giunta in un momento che, appunto, non è affatto semplice, anzi.
Non va dimenticato che, dopo decenni di totale e incontrastato dominio, alle ultime elezioni il Pd è stato portato al ballottaggio dal candidato sindaco di centrodestra, fatto inaudito nell’Emilia rossa. Ancora più incredibile, poi, è la storia della Festa dell’Unità. Quella di Reggio Emilia (chiamata Festareggio) è sempre stata una delle più grandi e importanti d’Italia. Lì, nel 1983, Enrico Berlinguer tenne uno storico comizio. Ma quest’anno non si farà: un po’ come se a Milano non si festeggiasse più Sant’Ambrogio.
Il problema è che la federazione reggiana del Pd, come spiega il Corriere della Sera, è «oberata da 2 milioni di rosso». La festa dello scorso anno ha fatto perdere 350.000 euro, e per evitare un nuovo bagno di sangue i dem hanno scelto di passare oltre.
Anche questa volta, tuttavia, si può dire che la Festa dell’Unità rappresenti perfettamente i post comunisti reggiani, tristi sovrani di una terra in cui il sole dell’avvenire è al tramonto.
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