Le tesi «negazioniste» tornano buone a chi adesso si ritrova a difendere i vaccini
  • Le rassicurazioni: «Morti soggetti anziani o fragili». Succede anche col Covid, ma in quel caso si deve alimentare il panico.
  • La crociata per l’espropriazione dei brevetti è una dannosa battaglia ideologica.

Lo speciale contiene due articoli.

Uno dei fenomeni più bizzarri di questi interminabili tredici mesi di emergenza Covid è l’uso intermittente (si potrebbe dire «semaforico», se non ci fosse il rischio di creare confusione con le zone gialle, arancioni, rosse) di alcuni argomenti: curiosamente adottati quando fanno comodo a un certo tipo di propaganda, e invece ferocemente osteggiati se per caso portano acqua ad altri mulini. Così, dalle stesse sponde da cui avevamo sempre ascoltato una narrazione terrorizzante (sul Covid) arriva oggi uno storytelling rassicurante (sui vaccini): e, da un certo punto di vista, ci si potrebbe anche rallegrare di un registro argomentativo finalmente più razionale e meno emotivo, da parte di alcuni. Peccato che però certe voci, forse nemmeno accorgendosi della contraddizione in cui cadono, facciano propri gli argomenti che avevano selvaggiamente attaccato fino a poco fa.

Come sappiamo, questa settimana è stata caratterizzata dalle brutte notizie relative alle reazioni avverse avvenute dopo la somministrazione dei vaccini, in alcuni casi anche con esiti fatali. Naturalmente solo un’adeguata analisi scientifica potrà distinguere – per dirla in latino – tra post hoc e propter hoc: se cioè quegli eventi si siano verificati solo dopo la somministrazione (e quindi indipendentemente da essa) oppure a causa di essa. Tuttavia, non c’è dubbio sul fatto che, per un paio di giorni, sia prevalso un racconto a forti tinte emozionali, con il rischio di spaventare oltre misura chi abbia ricevuto o stia per ricevere la sua dose di vaccino, e magari addirittura «bruciando» per via mediatica un certo vaccino.

Come si risolve tutto questo? Come La Verità sostiene dall’inizio: con trasparenza integrale, informando i cittadini in modo corretto e completo (ancora ieri mattina Paolo Del Debbio spiegava mirabilmente come questo avvenga negli Usa e in Uk), non nascondendo nulla sugli effetti collaterali, anche su quelli che possono verificarsi in un numero infinitesimo di casi. La strada maestra è informare i cittadini, e consentir loro di scegliere in maniera libera e consapevole.

Sta di fatto che invece in Italia al racconto sensazionalistico dei primi due giorni stia facendo seguito una iper-rassicurazione che però rischia di non convincere per il motivo opposto, e che lascia scivolare con una nonchalance cifre che fanno una certa impressione.

Ad esempio, un recentissimo rapporto Aifa, sintetizzato ieri su Repubblica, parla di reazioni post vaccino in 30.000 persone. Non pochissime, di tutta evidenza. Fortunatamente, si fa notare, in oltre il 93% dei casi si tratterebbe di reazioni lievi (dolori alle ossa o nel punto dell’iniezione, stanchezza, febbre). Occhio però a una cifra che va cerchiata in rosso: vi sarebbero stati, dopo l’iniezione (considerando un arco temporale di 21 giorni post inoculazione) 40 morti. Ci si informa che in 10 casi sarebbe escluso qualunque rapporto di causalità con la somministrazione del vaccino, mentre gli altri casi sono all’esame della commissione di farmacovigilanza. Attenzione a ciò che dichiara, sempre su Repubblica, l’epidemiologo che guida il comitato scientifico Aifa che vigila sui vaccini, Vittorio Demicheli: «Ora immunizziamo anziani e fragili, è normale avere numeri simili». E, a conferma della tesi, il quotidiano fa notare che l’età media delle vittime sia di 86 anni.

E qui molti lettori (e noi con loro) diranno: finalmente un argomento razionale, che anche a nostro avviso il professor Demicheli fa benissimo a usare. Peccato che questo argomento così ragionevole sia stato costantemente avversato dalla stragrande maggioranza di politici, media ed esperti per tutto il 2020, quando qualcuno osava fare domande sul quadro clinico dei pazienti deceduti nell’anno del Covid. Se qualcuno, senza essere affatto un negazionista, osava dire che un conto era morire con il Covid e un altro era morire per il Covid, il partito unico della paura si ribellava. Per mesi, una minoranza di osservatori saggi faceva osservare che non era corretto attribuire al Covid (o solo a esso) il decesso di persone che erano già in una condizione fragilissima e vulnerabile. Ma i sacerdoti del panico sbraitavano contro questo argomento, che invece adesso – immaginiamo – adotteranno a difesa dei vaccini.

E non basta ancora. Leggiamo ora da più parti (e ne siamo lieti), a proposito dei vaccini, che non esiste il rischio zero e che i benefici sono superiori ai danni. Benissimo: ma allora questo argomento così condivisibile deve valere sempre. Anche quando, tra un semestre, staremo molto meglio, occorrerà spiegare (varrà per il Covid e varrà pure per le influenze ordinarie) che, nonostante l’esistenza di vaccini efficaci, sarà illusorio e perfino stolto inseguire la chimera del Covid zero, del rischio zero, dei contagi zero. Significherebbe perpetuare una condizione che già adesso non è più sostenibile.


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