Record di morti: 627 in un giorno. L’infezione adesso picchia pure a Sud
  • Registrate 4.670 nuove positività. La linea del fronte resta la Lombardia (2.380 casi in più), però emergono i primi effetti delle «fughe» in meridione: in Puglia è boom di malati fra i parenti dei ragazzi rientrati dal Nord.
  • Farnesina nel caos: centinaia di italiani in arrivo dall’estero, comprese nazioni invase dal Covid-19, stipati in aereo e senza le minime procedure per la sicurezza.

Lo speciale contiene due articoli.

Da quando è cominciata l’emergenza, quello registrato ieri è il numero di vittime più alto: 627. Ora i pazienti morti «con il coronavirus» sono 4.032. Mentre non c’è ancora un dato preciso sui morti «da» coronavirus. Nella conta dei decessi, infatti, rientrano tutti i pazienti che presentavano anche altre gravi patologie. Con i 4.670 casi di ieri l’incedere del coronavirus in Italia ora conta 37.860 contagiati. Il totale dei casi, morti e guariti compresi, sfiora oramai, a distanza di 10 giorni dal decreto del governo per contenere la diffusione del Covid-19, i 50.000 contagi. Il bollettino diffuso dal capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, anche ieri non ha mostrato numeri che suggeriscano successi nel contenimento. E le terapie intensive continuano a scoppiare, con 2.655 pazienti da accudire.

Sono 16.020 i ricoverati con sintomi. In 19.185 si trovano, invece, in isolamento domiciliare. I guariti sono 5.129, 689 in più rispetto a giovedì. A Vo’ Euganeo, il primo focolaio di coronavirus in Veneto, a preoccupare i cittadini è un nuovo caso di contagio registrato nella notte di giovedì dopo giorni in cui il bilancio segnava zero. Dal report della Regione, i positivi nella cittadina padovana sono 83 dall’inizio dell’epidemia. Padova è la provincia con più casi (943, 42 in più rispetto a giovedì), seguita da Verona (784, 66 in più) e Treviso (719, 49 in più). Fatta eccezione per Codogno e Lodi (dove il numero dei contagi si è fermato, «confermando l’efficacia delle misure di contenimento più stringenti», sottolinea il governatore lombardo Attilio Fontana), la crescita in Lombardia è costante: sono 22.264 i positivi, 2.380 in più di giovedì. I ricoverati sono 7.735, con un aumento di 348 pazienti. Ieri sono stati trasferiti in terapia intensiva in 44. In totale i ricoverati che hanno bisogno della ventilazione forzata sono 1.050. I morti hanno raggiunto quota 2.549, 381 in in 24 ore. Ieri è stato chiuso un supermercato Simply Market di Brescia, a causa della morte di una dipendente risultata positiva al coronavirus. Si tratta di una cassiera di 48 anni che era a casa da inizio settimana con febbre alta. Le sue condizioni si sono aggravate nella notte di giovedì e ieri mattina è deceduta a casa. È morto anche un carabiniere a Bergamo, era la voce che rispondeva al centralino del 112. E sempre a Bergamo è caccia all’uomo, dopo la fuga di un paziente positivo dall’ospedale San Giovanni Bianco in Valle Brambana. È più moderata la crescita rispetto a giovedì a Milano e provincia: sono positive 3.804 persone, 526 in più di giovedì, un aumento minore rispetto ai 638 del giorno precedente. A Milano città il dato è di 1.550 positivi. «Molti nuovi casi di contagio», ha spiegato l’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera, «sono legati alle folle in giro nel weekend dell’8 marzo». Mentre al Sud preoccupano i rientri. Fino a mercoledì in Puglia ne hanno contati 22.947, 907 dei quali in un giorno solo. In Basilicata sono 700. In Calabria oltre 2.000. E si tratta di quelli censiti. Poi c’è il sommerso. La fuga dal Nord comincia a generare i casi di infezione da coronavirus. Perché i giovani rientrati, pur restando in quarantena in casa, hanno finito per contagiare genitori e, in alcuni casi, i nonni. Alcuni di questi pazienti sono ricoverati nel reparto di Malattie infettive del Policlinico di Bari. Al momento non è quantificato il numero di pazienti contagiati da chi è rientrato. Ma dalla Puglia fanno sapere che sono in corso verifiche. E ci sono già dei focolai: nell’ospedale Perinei di Altamura 15 sanitari e tre pazienti sono risultati positivi al coronavirus. E anche a Castellaneta, in provincia di Taranto, dove un medico sarebbe rientrato da Milano con sintomi da coronavirus ma sarebbe andato comunque a lavorare. Il bilancio: sette sanitari, tra medici e infermieri, contagiati. In Basilicata (dove negli ultimi due giorni il numero dei positivi è salito in modo notevole) il governatore Vito Bardi ha messo in quarantena un comune, Moliterno, in provincia di Potenza, dove si è registrata la più alta incidenza di contagi. «In Campania», ritiene il presidente della Regione Vincenzo De Luca, «entro aprile ci saranno 3.000 contagiati». Per ora sono 750, 79 dei quali in terapia intensiva. La previsione che fanno i tecnici è questa: entro il 29 marzo la curva salirà fino a 1.500 contagi ed entro inizio aprile ci saranno 3.000 persone positive. E anche per De Luca il contagio è cresciuto a causa dei rientri dal Nord. Il governatore ha blindato i cinque comuni ritenuti focolaio. Uno di questi è Ariano Irpino, dove ieri è deceduto il parroco, don Antonio Di Stasio. Aveva 85 anni ed era ricoverato all’ospedale Moscati dopo essere risultato positivo al Covid-19. Alle richieste più restrittive avanzate da alcune Regioni, però, il governo non ha ancora risposto. E nel frattempo si comincia a morire anche nelle fabbriche. Ieri è toccato a un capo officina dello stabilimento Fincantieri del Muggiano (La Spezia): è morto all’ospedale Sant’Andrea della Spezia per coronavirus. Era risultato positivo anche un altro capo officina, adesso in condizioni stabili. La notizia di un primo contagio tra i dipendenti aveva fatto scattare uno sciopero di otto ore. È deceduto anche uno dei quattro cittadini di Pomigliano d’Arco (Napoli) positivi al Covid-19. È il dipendente di una ditta di rifiuti di San Vitaliano. Aveva 54 anni.


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