Per Ricciardi il Covid gira per colpa dei bimbi

Se il Covid circola e fa ammalare, sarebbe colpa dei bimbi non ancora vaccinati. Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, è così determinato a inoculare i più piccoli da sparare dati che non hanno alcun riscontro nella realtà.

Dopo aver definito «un fallimento» la vaccinazione in quella fascia anagrafica «perché i genitori hanno più paura del vaccino che della malattia», il professore ha dato letteralmente i numeri. «Ricordo che un 10% di bambini si è ammalato in modo grave. Ma questo non basta a convincere i genitori a fidarsi dei vaccini», ha dichiarato al Messaggero.

Fosse vero, significherebbe che sulla popolazione di 3,65 milioni di bimbi italiani tra i 5 e gli 11 anni, 365.000 sarebbero finiti in ospedale. A quell’età, infatti, nessun genitore cura in casa un bimbo malato «in modo grave».

Ma Ricciardi legge i report estesi sul Covid dell’Istituto superiore della Sanità? Il 6 aprile, indicava 3.434 ospedalizzazioni nella fascia 5-11 da inizio epidemia, cioè da due anni a questa parte. I ricoveri in terapia intensiva sono stati 76, i deceduti complessivi 15. Per carità, tutti vorremmo numeri vicino allo zero in particolar modo quando si tratta di bambini, ma oltre al Covid ci sono altre malattie e comunque siamo lontani anni luce dalle affermazioni del consulente di Speranza.

«Non mi ritrovo proprio con una simile percentuale», commenta Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di medicina e chirurgia della Statale di Milano, responsabile pediatria e pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Buzzi di Milano. «Per fortuna nei bimbi si è trattato perlopiù di un’infezione asintomatica, raramente quando c’erano sintomi diventava necessario il ricovero».

Zuccotti trova alti anche i dati dell’Iss: «Non bisogna confondere il numero dei bambini sensibili al tampone e ricoverati per altre patologie, con quello dei piccoli pazienti che hanno avuto bisogno dell’ospedale perché con malattia grave correlata al Covid», precisa.

«E sarebbe utile sapere quanti ne finivano ogni anno per l’influenza. Bambini ricoverati ci sono sempre stati, bisogna dare dati ragionevoli, senza inutili terrorismi, perché le persone sono più preparate di quello che si può credere», conclude, ribadendo quanto già affermò lo scorso settembre alla Verità, ovvero che pochissimi nel suo centro «hanno avuto bisogno di cure ospedaliere per aver sviluppato la Mis, sindrome infiammatoria multisistemica che in rari casi interessa i pazienti in età pediatrica con Covid».

Ricciardi non sembra leggere nemmeno le raccomandazioni che forniscono gli Stati Uniti in tema di Covid nei più piccoli. Le linee guida, aggiornate poche settimane fa, del National Institutes of Health (Nih), l’agenzia governativa che si occupa di ricerca biomedica, spiegano che «l’infezione da Sars-CoV-2 è generalmente più lieve nei bambini rispetto agli adulti e una percentuale sostanziale di bambini con la malattia ha un’infezione asintomatica. La maggior parte dei bambini con infezione non richiederà alcuna terapia specifica».

Bastava anche dare un’occhiata a quanto scrive l’American Academy of Pediatrics, riportando gli ultimi dati su bambini e Covid. In 26 Stati che hanno segnalato ricoveri di piccoli, questi rappresentavano lo 0,1% -1,5% di tutti i casi di Covid-19 in quella fascia di età, pari a quasi 13 milioni di contagiati. Nell’intervallo compreso, lo 0,1% significa 13.000 ospedalizzati, l’1,5% sono 195.000; altro che i 365.000 che Ricciardi pensa si siano ammalati così gravemente nel nostro Paese da dover finire ricoverati.

Lo scorso dicembre, la Commissione medico scientifica indipendente (Cms), aveva chiesto un confronto urgente con il Comitato tecnico scientifico elencando «almeno sedici motivi per non vaccinare i bambini». Tra i vari punti, gli esperti del Cms sostenevano che «è in generale controproducente impedire l’infezione da Sars-CoV-2 nei bambini», perché li espone al rischio di contrarre la malattia in età più avanzate, con maggiori possibilità di decorsi più gravi, quindi «con opportune cautele, l’immunità naturale andrebbe favorita in queste fasce d’età», discutendo possibili strategie in base a dati scientifici.

Oggi Alberto Donzelli, specializzato in igiene e medicina preventiva e tra i promotori del Cms, fa notare che elaborando i dati del report esteso dell’Iss del 6 aprile «l’incidenza dei casi di positività al Covid in età 5-11 anni è notevolmente più alta tra i vaccinati a ciclo completo che tra i non vaccinati. Se in quanti non hanno ricevuto nemmeno una dose è di 4,8 ogni 100.00 abitanti, in coloro che sono stati vaccinati da meno di 120 giorni è di 5,9 ogni 100.000»

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