Ora subito via l’obbligo di vaccinarsi. E  commissione d’inchiesta sul Covid
Il nuovo governo deve subito abolire gli obblighi ancora in vigore e far luce su tutto, dai primi lockdown alla campagna vaccinale.

Il Covid ha rafforzato una grande tradizione italiana: quella per cui le notizie si pubblicano soltanto per provare a smontarle. Il fenomeno si è verificato a ripetizione nel corso degli ultimi due anni. Funzionava così: qualcuno pubblicava i risultati di uno studio o dava conto di un’evidenza fattuale riguardante il virus. Gli altri media, sulle prime, ignoravano la notizia. Poi, non appena questa per vie traverse (per esempio i social) cominciava a diffondersi, ecco che quotidiani, tg e talk show partivano all’attacco al fine di farla passare come fake news. Ricordate che cosa accadde quando Il Tempo (per citare una testata che non sia la nostra) fece uscire in prima pagina i dati sui morti da Covid? Il giornale romano ebbe l’ardire di notare che, secondo le stime ufficiali, le persone realmente decedute a causa della malattia e senza altre patologie erano solo una minima parte del totale. Ebbene, nel giro di 24 ore l’autore dell’articolo, Franco Bechis, fu sommerso di attacchi, furono inviate smentite (inconsistenti), si sprecarono commenti velenosi sui media concorrenti.

Oggi, pure se era già evidentissimo allora, possiamo dire senza ombra di dubbio che Bechis avesse totalmente ragione. Ma nessuno ha mai chiesto scusa. Peggio: ora ci sono fior di conduttori che, come se nulla fosse, vanno a dire in giro di aver sempre puntato il dito contro le evidenti falle nel calcolo dei decessi.

Ecco, questo meccanismo infernale si sta riproponendo proprio in queste ore sul caso della clamorosa audizione di Pfizer al Parlamento europeo. Che cosa sia accaduto è noto. Era stato convocato in aula Albert Bourla, capo del colosso farmaceutico, al quale era stato richiesto di fornire, tra le altre cose, spiegazioni su un suo intenso traffico di messaggini con Ursula von der Leyen. Bourla, con scarso rispetto delle istituzioni europee che pure hanno contribuito a rendere la sua azienda schifosamente ricca, non si è presentato. Al suo posto è andata Janine Small, che si occupa di gestire i mercati internazionali per conto di Pfizer. A domanda precisa di un deputato conservatore, la Small ha risposto quanto segue: «Mi chiede se sapevamo se il vaccino interrompesse o no la trasmissione (del virus, ndr) prima di immetterlo sul mercato? Ma no! Ahahah! Sa, dovevamo davvero muoverci alla velocità della scienza!».

L’affermazione è clamorosa, perché certifica al di là di ogni dubbio che Pfizer non aveva alcuna certezza sul fatto che il siero fosse in grado di fermare il contagio, cosa che poi è risultata evidente a chiunque. Tuttavia, sui giornali italiani di questa storia non v’è traccia. Non una notiziola, non un commento, nemmeno un rigo. Da nessuna parte. Gli unici ad avere, come si dice, ripreso la notizia sono alcuni servi della «cattedrale sanitaria» e presunti debunker (cioè gente che di mestiere sostituisce le bufale e pure le notizie vere con altre bufale più gradite al proprio padrone).

Costoro si sono decisi a occuparsi del caso Pfizer al solo scopo di depotenziarlo: affermano che non vi sia notizia, che si sapeva già tutto, che ogni informazione a riguardo era già disponibile e che l’audizione all’Europarlamento non ha svelato nulla. Posizione interessante, questa, e meritevole di essere analizzata nel dettaglio. Che fosse tutto già noto è vero: lo avevano detto, anche in sedi istituzionali, medici come Vanni Frajese, che per questo sono stati massacrati.

Qui però sorge il problema. Poiché era già tutto noto, come mai i nostri premi Pulitzer non hanno mai parlato dell’assenza di test sulla capacità del vaccino di bloccare i contagi? È curioso, no?

L’aspetto più rilevante della questione, in ogni caso, è un altro. È quasi del tutto corretto affermare che Pfizer non abbia mai dichiarato di aver prodotto un farmaco in grado di fermare i contagi. Diciamo «quasi» perché in varie occasioni (per lo più interventi televisivi ancora reperibili online), Albert Bourla e soci hanno fatto intendere che, invece, la protezione dal contagio ci fosse. Comunque sia, il dramma vero riguarda il nostro sistema politico e mediatico. Chiediamo ancora: se tutti sapevano dell’inesistenza di certezze sul blocco dei contagi, per quale motivo tutti – tutti – i politici e i giornalisti più in vista hanno pontificato fino allo sfinimento sulla capacità del siero di fermare il contagio?

Per mesi e mesi, quando qualcuno cercava di spiegare che anche i vaccinati si contagiavano, veniva aggredito con urla belluine e sputazzi. Anche questi scimmieschi urlatori sapevano tutto dei test effettuati da Pfizer? Se lo sapevano, sono peggiori di quanto pensassimo: la loro violenza non era frutto di ignoranza bensì di malafede.

Fermi che non è finita. Visto che ogni cosa era nota e cristallina, come mai nel provvedimento del 22 settembre 2021, con cui fu istituito il green pass, si affermava che lo scopo della certificazione verde fosse proprio quello di «prevenire la diffusione dell’infezione da Sars-cov-2»? Di nuovo, le possibilità sono due: o politici, giornalisti, intellettuali, conduttori eccetera non sapevano (perché non si erano informati) oppure sapevano, hanno raccontato balle e hanno imposto discriminazioni inutili e brutali per tutelare interessi ben diversi dalla salute degli italiani. Adesso a questa pletora di bellimbusti toccherebbe fornire qualche spiegazione. Ma poiché sono stati colti sul fatto, i numerosi fenomeni a sangue freddo che popolano i nostri media optano per il silenzio o tentano di inquinare le acque.

Per i cittadini che per anni sono stati ingiustamente vessati e discriminati, accusati di essere untori e potenziali assassini, questo spettacolo patetico è semplicemente inaccettabile. E dovrebbe esserlo anche per coloro che si sono vaccinati, magari convinti che sarebbero stati al riparo dall’infezione. È per questo che attendiamo con ansia che il nuovo governo, ammesso che riesca finalmente a venire alla luce, per prima cosa abolisca gli obblighi ancora vigenti e subito dopo istituisca la commissione di indagine sul Covid, largamente sbandierata e solennemente promessa. Tale commissione non potrà limitarsi a imbastire una farsa all’italiana, cioè a lavorare in maniera inconcludente aspettando che il tempo passi, nella speranza che l’astio scemi e tutto finisca a tarallucci e vino.

No, questa commissione ha il dovere di indagare non soltanto sui lockdown, le zone rosse e i primi provvedimenti emergenziali, ma anche e soprattutto sulla gestione del vaccino. Sul modo in cui è stato raccontato dagli attori istituzionali, dal servizio pubblico, dai cosiddetti esperti, dai professionisti dell’informazione sottoposti a un codice deontologico, dagli ordini professionali.

Sapevate già tutto? Ottimo. Allora diteci perché, pur sapendo, avete ingannato l’interna nazione.

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