Nel 2019 disponibile a uso terapeutico oltre una tonnellata di droga grazie all’aumento dell’importazione. Cresce la richiesta da parte dei pazienti, ma secondo un report europeo l’ efficacia clinica non è dimostrata. Attualmente la cannabis può essere acquistata con ricetta, a pagamento, in tutte le regioni italiane, ma per alcune (Toscana, Puglia, Liguria, Campania, Emilia Romagna e Veneto) è previsto il rimborso del Sistema sanitario (Ssn).

Dal prossimo anno una quantità superiore alla tonnellata di cannabis terapeutica sarà disponibile per i pazienti italiani. La notizia arriva in una nota del ministero della Salute, che riporta le poche righe con cui il responsabile del dicastero olandese, Hugo De Jonge, in risposta alla richiesta dell’omologo italiano, Giulia Grillo, informa che aumenterà i quantitativi di «cannabis flos» per l’anno 2018 e 2019, portando così il totale fino a 700 chili all’anno per l’Italia. «Il 2019», ha commentato la Grillo, «dovrebbe finalmente segnare l’anno della svolta per i pazienti in trattamento, poiché per la prima volta le disponibilità effettive dovrebbero superare la tonnellata, a fronte dei 350 chilogrammi del 2017 e dei circa 600 del 2018, rispondendo in maniera più adeguata alle aumentate richieste di prescrizioni mediche».

Anche se i dati di efficacia clinica restano fumosi, nella nota il ministero afferma che, «negli ultimi mesi, le disponibilità di cannabis a uso medico sono cresciute», tanto che, per rispondere «alle giuste richieste» dei circa 9-10.000 pazienti italiani, lo scorso luglio il ministro ha chiesto all’Olanda di poter importare il 50% in più di cannabis terapeutica. «Si tratta», dice la nota, «di infiorescenze prodotte dalla società Bedrocan per conto del governo dell’Aja». Il nostro Paese può contare attualmente sulla cannabis olandese, su quella nazionale prodotta «dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (che dovrebbe arrivare a 200 chili annui dai 50 iniziali) e sull’importazione dalla Germania (stock in corso di definizione)». Va precisato che la cannabis terapeutica non è la legale (light) che si trova nelle tabaccherie. Si acquista in farmacia su ricetta medica e ha una concentrazione standard di due principi attivi: Thc (tetraidrocannabinolo), responsabile degli effetti terapeutici e psicotropi e Cbc (cannabidiolo) che non ha effetti psichici. La cannabis terapeutica olandese Bedrocan flos ha il 19-22% di Thc e meno dell’1% di Cbd. Quella prodotta in Italia dallo stabilimento militare di Firenze è la Fm2 (6 % Thc e 8 % Cbd) e costa meno di 9 euro al grammo a ospedali e farmacie (circa 15 euro al paziente) rispetto ai 30-36 di quella di importazione.

Attualmente la cannabis può essere acquistata con ricetta, a pagamento, in tutte le regioni italiane, ma per alcune (Toscana, Puglia, Liguria, Campania, Emilia Romagna e Veneto) è previsto il rimborso del Sistema sanitario (Ssn). In questo contesto variegato, il ministro sfida «chi guarda con sufficienza a queste problematiche e fa ironia sull’uso di questa sostanza». Rispondendo «da medico, prima che da ministro», la Grillo ricorda che «le preparazioni a base di cannabis possono essere prescritte solo dal medico e sono utilizzate principalmente nella terapia del dolore, in caso di gravi patologie quali la sclerosi multipla e le lesioni midollari, ma anche nella cura dei tumori per alleviare i sintomi causati dalla chemio e radioterapia».

A mettere in discussione tutte queste proprietà c’è però un report recente dell’Agenzia europea che si occupa di droghe che denuncia i «limiti» e le «lacune importanti» negli studi scientifici per l’impiego della cannabis in terapia. Il documento della European monitoring centre for drugs and drug addiction (Emcdda) definisce «modesta» l’efficacia della cannabis nel controllare i sintomi anche per i disturbi più studiati, come il dolore neuropatico, gli spasmi nella sclerosi multipla e nell’epilessia intrattabile dei bambini. L’ente europeo bolla come «deboli» le evidenze sul suo impiego nella nausea da chemioterapia o per la stimolazione dell’appetito in chi ha l’Aids. È addirittura «insufficiente» l’efficacia nelle cure palliative o per i disturbi del sonno o dell’ansia. I dati scientifici sulla cannabis, dicono gli esperti, sono tanti ma di scarsa qualità, frutto di una ricerca disordinata e dispersiva.

A fronte di inconsistenti dati di efficacia però, la richiesta continua a crescere da parte dei pazienti. La sola Emilia Romagna, ad esempio, ha stimato per il 2019 un fabbisogno di 600 – 820 chili , praticamente tutta quella importata dall’Olanda. La Toscana ha chiesto di aumentare la produzione a 4 tonnellate, mentre la Lombardia, a inizio dicembre, ha candidato Milano come nuovo centro per la produzione nazionale di cannabis terapeutica da affiancare allo stabilimento fiorentino, unico attualmente autorizzato. Anche le più grandi aziende farmaceutiche hanno fiutato il business. Due giorni fa Novartis, attraverso la controllata Sandoz, ha firmato un accordo di cooperazione con Tilray, azienda canadese specializzata nei prodotti a base di cannabis per una distribuzione mondiale di questi prodotti. Altre grandi, come Pfizer, Sanofi e Merck hanno già registrato decine di brevetti su componenti della cannabis per scopi terapeutici. Il business procede spedito seguendo la legge della domanda e dell’offerta. L’efficacia può attendere.

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