Nel Rapporto Gimbe sulla sanità registro una brutta deriva politica. Do qualche numero Ocse: l’Italia registra dati migliori di tutti su aspettativa di vita (+2,4 anni), mortalità (- 35%), ricoveri evitabili (meno della metà). Qui il merito è dei nostri operatori. In particolare, la medicina generale: i ricoveri evitati sono 224 ogni 100.000 abitanti, la media Ocse è 473 e in Germania, il Paese che spende di più, sono 810.
di Francesco Zambelli, Senatore di Fdi, presidente della commissione Sanità
Sui «tagli invisibili»: non sono tagli. Sono la differenza fra la spesa reale e una spesa immaginaria datata 2022, calcolata tenendo ferma una percentuale del Pil. La stessa formula immaginaria, con l’anno base 2019, darebbe 28 miliardi, con il 2010 44, con il 2020 107: un numero che oscilla fra 19 e 107 non è una misura da considerare per programmare. Sono 17,6 i miliardi già messi nel fondo sanitario da questo governo e diventeranno 23 col prossimo bilancio: mai nessun governo aveva messo tanto nella sanità.
Sul Sud e sul riparto. I fondi si dividono pesando l’età, perché gli anziani costano di più. Le differenze fra Regioni sono del 4% per abitante e non spiegano 4 anni di vita: quelli nascono da organizzazione e condizioni sociali. Intanto, cinque Regioni in più, tre meridionali, hanno raggiunto in un anno i Lea.
Sulla «rinuncia alle cure». I 5,8 milioni vengono da un sondaggio: la stessa domanda posta da Eurostat dà il 3,8%. Quanto al «debito sanitario che genera interessi»: se esistesse davvero, morirebbero più persone di malattie curabili. Ocse ci dice il contrario.
Sul personale. I 36,8 miliardi «in meno» sono la stessa «supercazzola» dei tagli invisibili: la quota del personale è scesa perché sono cresciuti farmaci innovativi e tecnologie. Non ci mancano i medici, ne abbiamo più di quasi tutta l’Europa. Ma è sugli infermieri che Gimbe ha facile ragione: 1,3 per medico contro 2,5, con stipendi inferiori di un quarto. E c’è il dato che il Rapporto non cita: 1,5 addetti all’assistenza di lungo termine ogni 100 anziani contro 5 di media Ocse. Lì va indirizzata la prossima battaglia. La medicina generale, infine, non si misura contando le teste: questa regge la cronicità del Paese con una quota di spesa scesa dal 6,2 al 5,1%. Serve recuperare velocemente.
Sul privato: la spesa pubblica verso i convenzionati è al 20,8%, il minimo dal 2012.
Sul Piano di rilancio. Manca ciò che serve per decidere da dove cominciare: bisogni, costo dei Lea Regione per Regione, accesso dalle ricette, capacità di cura. La salute è una cosa seria e va trattata senza bugie.
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