«Effetti collaterali del vaccino: i nostri cari colpiti dalla sclerosi»
  • A «Fuori dal Coro» le storie di due uomini con la Sla. Il referto: «I tempi suggeriscono una condizione di causa-effetto col siero».
  • L’autopsia sulla morte improvvisa resa nota solo dopo il nostro articolo. Il padre di Yaser Nagy attendeva da 15 mesi le carte. Che però non sciolgono i dubbi.

Lo speciale contiene due articoli.

Immaginate di svegliarvi e di non riuscire più a muovere il braccio. Inizialmente non date importanza a quello strano dolore, pensate possa essere uno strappo muscolare innocuo, di quelli che capitano mille volte nella vita. Ma la mattina dopo quella fitta non migliora, anzi, nel giro di una manciata di giorni la situazione inizia a peggiorare così tanto da non riuscire nemmeno più a parlare. Un vero incubo, un incubo dal quale Mario Bertola non si è mai svegliato.

Martedì sera Fuori dal Coro ha raccontato la sua storia, insieme con i sospetti sulla relazione tra Sla e vaccini contro il Covid.

«Mio marito ormai non riesce a muovere alcun muscolo, è in sedia a rotelle, non parla più, non deglutisce neanche». Gli occhi di Pina, la moglie di Mario Bertola intervistata nel servizio televisivo, si riempiono di lacrime, trattenute a fatica per pudore.

Pina vive a Castelbuono, in provincia di Palermo. A supportarla c’è tutta la famiglia: le figlie minorenni, suo fratello, la cognata, sorella di Mario e medico di famiglia, con suo marito.

Quando inizia il suo racconto, Pina diventa un fiume in piena. «Mio marito ha la Sla, una delle peggiori malattie possibili, ed è assurdo che tutto questo sia dovuto al vaccino contro il Covid, ora chiedo verità e giustizia».

Mario è sempre stato bene, una persona forte e in salute, non ha mai sofferto di alcun tipo di patologia, eppure dopo la seconda dose è scoppiato l’inferno. All’inizio i medici gli avevano persino detto che il suo non riuscire a muovere il braccio era dovuto «all’ansia da vaccino». Peccato però che in quell’arto privo di forza la psiche non c’entrava affatto.

«Dopo questa assurda diagnosi e una cura a base di psicofarmaci, alla quale non abbiamo mai creduto, gli hanno diagnosticato un ictus scatenato dal vaccino. I medici ci hanno rimandato a casa assicurandoci che nel giro di poco tempo mio marito si sarebbe ripreso».

Ma non è stato così, la diagnosi era sbagliata, non c’era alcun ictus. E mentre le condizioni di Mario peggioravano sempre più, è iniziato quel calvario che tutti i danneggiati da vaccino conoscono molto bene perché lo hanno provato sulla loro pelle. Mesi passati a entrare e uscire dagli ospedali alla ricerca disperata di una diagnosi. E di una cura.

Perché in questa spirale di dolore il grande assente è lo Stato, lo stesso Stato che ha obbligato Mario a vaccinarsi, lo stesso Stato che chiedeva di sacrificarsi per la collettività, ma che poi non ha avuto alcuno scrupolo nell’ignorare e rendere invisibile chi ha obbedito a quell’assurda imposizione, rimettendoci la salute.

«Alla fine abbiamo portato mio marito a Milano, gli hanno diagnosticato la sclerosi laterale amiotrofica, un morbo terribile e implacabile, che non ha cura. Poi quando siamo tornati a Palermo il primario del centro regionale per la diagnosi della malattia, dopo aver visitato Mario, ha messo nero su bianco la correlazione con il siero».

Nel referto si legge chiaramente: «È noto che i vaccini contro il Covid hanno determinato una serie di effetti negativi […] e nel caso del sig. Bertola, lo stretto rapporto temporale suggerisce fortemente una condizione di causa-effetto (tra vaccinazione Covid 19 e Sla, ndr)».

E allora la domanda sorge spontanea: perché nessuno ha ancora preso in considerazione questo effetto avverso? Perché a distanza di più di due anni nessuno ha mai messo in guardia sulla possibilità che il vaccino provochi la Sla?

Domande a cui vorrebbe una risposta anche Martina: suo papà Rossano le è stato strappato via da una Sla fulminate nel giro di sei mesi dalla diagnosi, sempre dopo la seconda dose di vaccino contro il Covid. Nel servizio di Fuori dal Coro chiede che venga fuori la verità.

«Mio papà ha iniziato a star male qualche giorno dopo la prima puntura, aveva difficoltà a muovere le gambe, ma era estate e pensavamo fosse dovuto al caldo. Tutti i medici hanno sottovalutato quei piccoli segnali e così si è vaccinato per la seconda volta».

In questo caso purtroppo la malattia ha corso veloce, non ha dato neanche il tempo di capire cosa stesse succedendo. «Io e la mia famiglia eravamo in difficoltà, papà non camminava più, non era autosufficiente, avevamo bisogno di aiuto, ci siamo sentiti abbandonati. Eppure papà credeva tanto nello Stato, così tanto da essere persino stato premiato come impiegato dell’anno dell’Agenzia delle entrate. Una vita passata a fidarsi delle istituzioni, per poi essere traditi, anzi persino beffati».

Si morde il labbro Martina, mentre trattiene le lacrime di rabbia. Per poter riuscire ad aiutare il papà avevano chiesto l’invalidità, dato che loro erano completamente impreparati. Ma quell’aiuto è arrivato troppo tardi, quando Rossano era già morto.

«Il giorno del funerale uno dei medici si è avvicinato per darci le condoglianze e ci ha detto che sicuramente la seconda dose ha accelerato il decorso della malattia. Se si fosse fermato alla prima, magari adesso sarebbe ancora qui, nessuno può saperlo. Però se questo terribile effetto avverso fosse stato dichiarato, se qualcuno avesse detto che poteva esserci anche una sola possibilità che il vaccino potesse essere collegato alla Sla, allora forse mio papà non sarebbe morto così in fretta».

Rabbia, dolore e disperazione, vite distrutte nel giro di una puntura che avrebbe dovuto salvare l’umanità. Il vaso di Pandora viene scoperchiato sempre più perché purtroppo nuovi terribili effetti avversi iniziano a venire alla luce.

«L’unica vera speranza», dice Martina, «è che qualcuno decida di affrontare la realtà e inizi a studiare tutto quello che sta succedendo. Solo così, forse, si potranno evitare altre vittime».

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