- Dopo l’autodafé di Marcello Gemmato, i virotalebani cambiano registro: Antonella Viola ammette che i booster ai ragazzi sani non servono, «Repubblica» che vanno valutati rischi e benefici. Il «Bmj»: «Fda non ispeziona i siti dei trial».
- Fallita la Ecotech, in bilico i rimborsi. L’istanza al tribunale è partita dalla Regione Lazio, ma si complica l’iter per riavere gli 11,7 milioni spesi per i Dpi. Secondo i magistrati, era stato un «incauto affidamento».
Lo speciale contiene due articoli.
Ah, ma allora si poteva dire. Si poteva dire che è opportuno soppesare rischi e benefici dei vaccini. Si poteva dire che è sciocco inseguire i giovani sani con la siringa. Si poteva dire che questi farmaci sono inutili ai fini della protezione dall’infezione. Si poteva dire che chi dovrebbe vigilare sui produttori, a volte, chiude un occhio e magari anche l’altro. Forse si poteva dire, ma solo se a dirlo erano loro: le virostar, i «competenti». Se a parlare è un Marcello Gemmato qualunque, ci si deve stracciare il camice bianco per sdegno. Così, ottenuti l’autodafé del sottosegretario alla Salute e la professione di fede vaccinale e «mascherinica» del ministro Orazio Schillaci, i progressisti sanitari si sono sentiti liberi di ringranare la retromarcia.
Ieri, sulla Stampa, Antonella Viola svelava un mistero che alla Verità era proprio ignoto: oggi, «la situazione è molto diversa» rispetto all’inizio della pandemia. Il Sars-Cov-2 «è meno pericoloso». E «i vaccini, anche quelli più aggiornati, non sono più in grado di bloccare efficacemente i contagi». Dunque, «la decisione sui richiami da effettuare diventa davvero personale». Nel senso che, «per chi è giovane, in salute e ha già un ciclo dei vaccinazioni completo» – tre dosi, s’intende – «la scelta non è così scontata». Pazzesco: noi, sul giornale accusato di diffondere «falsità sul Covid», non l’avevamo mai scritto. Non avevamo mai invocato una moratoria sulle punture agli under 40 (e qualche indagine seria sulle reazioni avverse).
Pure Repubblica, venerdì, è incappata in un momento-rivelazione. Dopo una pappardella sul valore salvifico delle iniezioni e un appello al «senso di responsabilità» di medici, giornalisti, politici e «pseudoscienziati» (gli «pseudo» sono sempre quelli che non s’attengono all’ortodossia), la dottoressa Roberta Villa si abbandonava a un’ammissione interessante: «È vero che i vaccini in certi casi possono provocare effetti indesiderati anche gravi». Ce lo segniamo, perché tanti scienziati non «pseudo», invece, vanno ancora in giro a raccontare che le controindicazioni sono una bufala inventata dai complottisti. Ma soprattutto, il quotidiano romano precisava che «ciascuno di questi rischi si mette su un piatto della bilancia rispetto ai benefici, non una volta, ma per quanto riguarda ogni richiamo: per questo, mentre la terza dose è ritenuta indispensabile per ottenere una copertura di base per tutti, la quarta dose è raccomandata» a over 60 e fragili. Un altro concetto oscuro per i lettori della Verità: quando si propone di somministrare un medicinale, si verifica che, al candidato, la somministrazione convenga.
Certo, per salvare la faccia, la Villa e la Viola hanno difeso l’utilità universale del primo booster. Sentite il rumore di unghie sugli specchi? Il punto è che quando il governo Draghi ricattava financo gli alunni, per costringerli alla terza inoculazione sotto la minaccia della Dad, i dati dimostravano già che, specie con la comparsa di Omicron, tirare i ragazzi sani per il braccio era superfluo e vessatorio. Adesso ci sono arrivati tutti: per l’uso dei farmaci esistono vantaggi, esistono pericoli ed esiste un metodo per fare la tara.
D’altro canto, se finalmente le aziende stesse stanno approfondendo la questione dei potenziali danni cardiaci di lungo termine derivanti dai vaccini, non è pacifico che le autorità regolatorie siano state scrupolose nei controlli.
Il British medical journal, ad esempio, denuncia che la Food and drug administration avrebbe trascurato le ispezioni nei siti in cui Big pharma ha svolto i trial clinici. Su 153 impianti di Pfizer negli Usa, i tecnici ne hanno visitati solo nove. Di 99 appartenenti a Moderna, gli uomini di Fda hanno fatto capolino in dieci. Un atteggiamento lasco, che si somma ai dubbi sollevati tempo fa da una whistleblower americana, Brook Jackson, la quale aveva segnalato irregolarità in un sito in cui si realizzavano test sui vaccini Pfizer. Gli esperti, citati dalla testata, hanno definito il sistema di monitoraggio «platealmente inadeguato». Pare che fidarsi ciecamente dei capitalisti sanitario non sia saggio. Lo certifica il sancta sanctorum della scienza, quella non «pseudo».
Pure in via Solferino è cambiata un po’ l’aria. In uno speciale sulle «prossime ondate», il Corsera ha riconosciuto che i richiami non potranno impedire «del tutto» un aumento dei casi. Un’ovvietà, ma valida a targhe alterne. Quando Janine Small, di Pfizer, ha confermato al Parlamento Ue che i vaccini non sono stati sperimentati per la capacità di bloccare il virus, c’è stata la corsa a mettere le mani avanti: nessuno ci aveva promesso un simile miracolo! Quando il governo Meloni ha reintegrato i medici non inoculati, è scattato il contrordine: teniamoli lontani dai fragili, poiché sono potenziali untori. Mica come i loro colleghi… Ora è stata ripristinata la versione originaria: i vaccini prevengono le forme gravi, ma il raffreddore è inevitabile.
Pazienza. Stiamo al gioco. Lo giochiamo da tanto. Come funziona, l’aveva capito Lewis Carroll nel 1865: «“La questione è”, disse Alice, “se può dare alle parole tanti significati diversi…”. “La questione è”, ripeté Humpty Dumpty, “chi è che comanda”».
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