- L’ex ministro incassa il no alla candidatura e punta alla guida del partito. Contro di lei i filoleghisti e il cerchio magico di Silvio.
- Schema primarie per il centrodestra. Tra azzurri e Fdi derby dei Mussolini. Gara di preferenze tra Salvini, Berlusconi e Meloni. Il Pd schiera gli ex frondisti di Mdp.
Lo speciale comprende due articoli.
L’ennesima guerra di potere all’interno di Forza Italia si consuma sull’ipotesi di una candidatura di Mara Carfagna alle europee. Ipotesi che non si concretizza, ma che getta letteralmente nel panico il «cerchio magico» di Silvio Berlusconi, che nella versione attuale vede come leader la senatrice Licia Ronzulli, assistita da Niccolò Ghedini e da pochi altri big.
La presentazione ufficiale delle liste, ieri, senza Mara Carfagna, chiude un capitolo di questa battaglia interna e ne apre un altro: dopo le europee, la corsa al ruolo di successore del Caro leader, che si prepara all’ennesima maratona elettorale a 82 anni suonati, si riaprirà, e sarà quella definitiva. In pole position per il ruolo di leader nazionale del partito, sempre e comunque con il via libera di Berlusconi, c’è lei, Mara, la vicepresidente della Camera, la cui forza è stata dimostrata dall’agitazione ai limiti dell’isteria che la sola ipotesi di una sua candidatura ha scatenato nei corridoi di Arcore. Corridoi, si badi bene: tra Berlusconi e la Carfagna non c’è alcuna tensione, tanto è vero che i due si sono sentiti al telefono l’altro ieri, mentre il partito sembrava sull’orlo di una crisi di nervi.
Berlusconi ha telefonato alla Carfagna per ringraziarla della disponibilità a candidarsi al Sud, disponibilità che la vicepresidente della Camera aveva dato accogliendo l’esplicita richiesta di due deputati meridionali, Roberto Occhiuto e Paolo Russo. Il ticket Berlusconi–Carfagna avrebbe probabilmente ottenuto un buon successo, mettendo in difficoltà chi ancora pensa di poter sfruttare rendite di posizione. La prova del nervosismo negli esponenti berlusconiani più vicini al capo, sta tutta in un lancio Ansa dell’altro ieri pomeriggio, mentre infuriava la bagarre sulla ipotetica candidatura dell’ex ministro per le Pari opportunità: «Quanto sta facendo Mara Carfagna», si leggeva nel breve lancio di agenzia, «rappresenta un golpe contro il partito, un blitz per tentare di rottamare Silvio Berlusconi e sfilargli il partito a 24 ore dalla consegna in Corte d’appello delle liste che sono state già compilate. È quanto riferisce un big del partito azzurro». Un «big» ufficialmente rimasto anonimo, anche se numerose indiscrezioni, da parte di autorevolissimi esponenti di Forza Italia, restringono a tre nomi la cerchia nella quale individuarlo: quelli dei parlamentari Licia Ronzulli, Giorgio Mulè e Niccolò Ghedini.
La candidatura di Mara Carfagna alle europee sarebbe stata fieramente avversata anche da Antonio Tajani. Il motivo? Tajani è capolista di Forza Italia nella circoscrizione Centro, l’unica nella quale Silvio Berlusconi non si candida, proprio per non ostacolare il presidente uscente del Parlamento europeo. Cosa sarebbe accaduto, se la Carfagna avesse ottenuto più voti di Tajani? Semplice: Mara sarebbe stata incoronata dagli elettori unica e sola «vice Silvio», e quindi, in prospettiva, leader di Fi.
Non solo: un’affermazione della Carfagna, fiera avversaria di Matteo Salvini, avrebbe portato Forza Italia su posizioni più critiche nei confronti del leader della Lega. È questo il motivo per il quale Giovanni Toti non perde occasione per attaccare la Carfagna. Toti è ormai con un piede fuori dal partito, e sta lavorando insieme a Giorgia Meloni per costruire una forza politica che funga da «stampella» della Lega, e sia in grado di racimolare quei voti che servono a Salvini per poter dire «arrivederci e grazie» a Berlusconi e a tutti quelli che, in Forza Italia, non accettano di sottomettersi al Carroccio.
Mara Carfagna, che già due mesi fa, parlando a Roma con Berlusconi, aveva dato la sua disponibilità a correre per le europee, dunque, non è in lista. Ieri ha fatto sapere che sarà in campo comunque «come se fosse candidata», e ha ricevuto attestati di stima, solidarietà e apprezzamento da numerosissimi esponenti nazionali e locali di Forza Italia. È evidente che l’incredibile fibrillazione che ha scatenato la sola ipotesi di una sua candidatura, con lo scivolone della nota anonima sul presunto «golpe», ha galvanizzato ulteriormente la già agguerrita vicepresidente della Camera.
Lo scontro per la «vice leadership» del partito è in pieno svolgimento, e riprenderà con maggior vigore dopo le europee, quando Forza Italia dovrà decidere se diventare un partitino potenzialmente a rimorchio di Matteo Salvini e perfino di Giorgia Meloni o tentare di rilanciarsi come forza politica moderata, riferimento italiano del Partito popolare europeo, con un forte radicamento al Sud.
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