Ormai l’odio fa delirare: «Ha ucciso un uomo perché è un no vax»
Gad Lerner. Nel riquadro, Filippo Giribaldi (Ansa)
Gad Lerner, Matteo Bassetti e tanti giornali hanno etichettato la tragedia di Genova senza conoscere i fatti. E pure la vittima è stata bollata come «fascista».

È suggestivo come si evolva la narrazione. Tra il vaccino e gli effetti avversi non doveva e non deve esserci «correlazione». Ma tra i cosiddetti no vax e un omicidio correlazione deve esserci per forza, anche se il legame non esiste. E poiché non è abbastanza, devono entrarci pure i perfidi fascisti, così il quadro mostrificante è completo. Prima i fatti. Succede che a Genova si consumi una storiaccia di cronaca nera, di quelle imbevute di disagio e umane fragilità. Filippo Giribaldi, camallo di 43 anni, spara un colpo di pistola al cuore di Manuel Di Palo, 38 anni, e lo lascia stecchito al suolo. Commesso il delitto, il portuale – sconvolto – corre nella vicina chiesa della Santissima Annunziata del Vastato e confessa tutto al sacrestano Jean Pascal Colì. Finisce nell’unico modo possibile: con l’arresto.

Giribaldi non ha nemmeno provato a discolparsi, ma ha confessato l’omicidio al pubblico ministero Eugenia Menichetti: «Ero geloso, frequentavo una donna che da qualche settimana frequentava anche Di Palo. Era stata lei a dirmi che voleva liberarsi di lui e del suo amico. Loro la vedevano e le davano la droga». Gelosia e droga, dunque. A quanto sembra dalle prime ricostruzioni, il portuale vedeva una donna di 52 anni e di recente si era convinto, a torto o a ragione, che costei vedesse anche Di Palo, soggiogata dagli stupefacenti che lui le vendeva.

I due uomini si sono trovati faccia a faccia a casa di lei ed è andata malissimo, anche perché Giribaldi si faceva di crack da quattro giorni di fila. Nell’abitazione è stato, poi, trovato un chilo di cannabis.

Una storia triste e squallida, forse nemmeno degna d’una ballata di De Andrè. Eppure ieri è finita sulle prime pagine di tanti giornali anche nazionali e su tutti i siti Internet. Ci è finita, però, in una versione vagamente artefatta, ben sintetizzata dalla Stampa: «Il militante di CasaPound ucciso dal camallo no vax».

Strepitoso no? Messa così, la vicenda ha tutti i crismi per scatenare i furenti belati di quanti vivono nel terrore della minaccia nera e nell’odio per gli untori.

Il fatto è che Giribaldi aveva in effetti partecipato a qualche titolo alle contestazioni contro le restrizioni sanitarie. Di Palo, invece, era stato un militante di Cpi che, però, non frequentava più da alcuni anni. Come le posizioni (vere o presunte) no vax possano aver influito sull’omicidio, non si capisce.

Così come non si comprende cosa c’entri l’antica appartenenza politica della vittima. O, meglio, si capisce tutto nel momento in cui si intende la volontà dei titolisti e dei commentatori di sfruttare la vicenda. Per come è stata raccontata ieri, veniva da pensare che un fanatico antivaccinista avesse ucciso un pericoloso fascio per chissà quale losco traffico tra i impresentabili. E il messaggio che ne esce è cristallino: quelli (destrorsi e no vax) sono brutta gente, non vedete i crimini di cui si macchiano?

Così l’ha messa giù martedì sera Gad Lerner a Cartabianca. Nello stesso modo l’ha raccontata l’immancabile Matteo Bassetti. Quest’ultimo, forse, è in cerca di un contratto a Quarto Grado per compensare il fallimento della quarta dose.

Sui social, il professore ha voluto ribadire che «chi è stato fermato come presunto omicida possedeva un’arma che gli inquirenti dovranno stabilire se legalmente o meno. In questi ultimi due anni aveva manifestato apertamente contro la campagna vaccinale».

Capito? Correlazione stabilita. Solo che, se seguissimo questo ragionamento, al prossimo delitto dovremmo titolare, ad esempio: vaccinato con tre dosi uccide ex elettore dell’Udc, o qualche altra baggianata simile. Per altro, scopriremmo probabilmente che i delitti commessi da vaccinati – per ovvie ragioni statistiche – sono più di quelli commessi da altre categorie.

Non è nemmeno la prima volta che Bassetti si avventura in simili acrobazie retoriche. Giorni fa ha raggranellato un po’ di riflettori rimarcando che a uccidere la povera psichiatra Barbara Capovani fosse stato «un paziente psichiatrico esponente del mondo complottista, negazionista e no vax», come se, appunto, il problema non fosse il delirio ma la mancanza di vaccino. Le intemerate di Bassetti, in ogni caso, ormai abbiamo imparato a conoscerle e le risolviamo con una alzatina di spalle terapeutica.

Un po’ diverso il discorso riguardante testate come Repubblica, Stampa e Corriere della Sera. Stiamo parlando di augusti quotidiani che, se un clandestino armato di piccone e urlante slogan jihadisti colpisse un ignaro passante, titolerebbero qualcosa del tipo «Uomo ne ferisce un altro». Guai a citare nazionalità o propensioni politiche o sessuali di un criminale (persino se hanno influito sul delitto), a patto che queste rientrino fra le categorie protette dall’ideologia.

Se, invece, le stesse caratteristiche si possono sfruttare contro i nemici ideologici, le sbattono nei titoloni anche se non sono affatto rilevanti.

La storia di Genova è il perfetto prodotto di questo metodo vigliacco e infamante. Sconfitti dalla storia, questi lacchè fuori tempo massimo della Cattedrale sanitaria continuano a evocare lo spauracchio fascista e no vax per coprire le proprie nefandezze e meschinità, e lo fanno approfittando di un caso di umana miseria e disperazione di strada.

Se fossero un pelo più nobili, lì si potrebbe definire sciacalli.

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