L’Europa chiede altre tasse sulle auto diesel e benzina
(Getty Images)
  • La Commissione boccia l’Italia sulla transizione ecologica e «raccomanda» nuovi balzelli sulle vetture endotermiche per incentivare l’acquisto delle elettriche. Pressing anche su immobili, rifiuti e uso del suolo.
  • Dopo timide frenate, la Ribera ribadisce diktat e dogmi ecologisti. Mentre Sánchez non ha ancora dato spiegazioni sul blackout.

Lo speciale contiene due articoli.

Solo pochi giorni fa, dalle stanze di Bruxelles trapelava aria di ripensamenti. Sembrava che davvero i decisori europei avessero preso coscienza dei disastri del progetto green così come l’avevano architettato, cioè con termini stringenti e senza un minimo di analisi costi-benefici di lungo periodo, e stessero provando a metterci qualche toppa. Per carità, nulla di trascendentale. Nulla che potesse far gridare all’inversione di tendenza, ma si intravedevano piccoli barlumi di buon senso. Sembra infatti che Ursula & C. siano in procinto di presentare a giugno un aggiustamento sui target climatici. L’obiettivo finale non cambierebbe, ridurre del 90% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, ma la Commissione avrebbe concesso ai governi dell’Unione una serie di opzioni di flessibilità. E il concetto di flessibilità, al di là del modo in cui verrà declinato, nella gestione della questione ambientale sarà sempre più fondamentale.

I più ingenui hanno associato il possibile ammorbidimento con la sospensione delle multe per le auto e hanno provato a concedere il beneficio del dubbio all’Europa: magari qualcosa sta cambiando sul serio. Una pia illusione. Sono bastate poche ore, il tempo di annunciare i primi fatti concreti, per capire come le cose potessero addirittura peggiorare. L’occasione è arrivata con i cosiddetti Pniec. I singoli Paesi sono infatti chiamati a presentare ciclicamente dei piani nazionali relativi all’energia e al clima. Dei documenti strategici che ogni Stato membro elabora per definire le politiche e le misure nazionali per raggiungere gli obiettivi climatici in linea con l’Accordo di Parigi e il Green deal europeo. Su singoli piani il governo di Bruxelles dà una valutazione e delle raccomandazione. Evidenzia gli aspetti positivi e le cose che non vanno, indicando spesso e volentieri dei rimedi. Bene. Nell’ultimo report Von der Leyen & C. hanno in buona sostanza bocciato l’Italia. E fin qui potremmo anche parlare di una notizia positiva.

Il punto è che per rimediare alle mancanze si incoraggia il governo Meloni a «ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nei trasporti e nell’edilizia» e, in particolare, ad affrontare le emissioni dei trasporti attraverso «un quadro favorevole per la diffusione di veicoli elettrici, anche attraverso incentivi fiscali come la tassazione delle auto di proprietà e delle auto aziendali basata sulle emissioni di CO2».

Insomma, siamo alle solite. Bruxelles ha allestito un sistema che non sta in piedi. Ha puntato tutto e troppo in fretta sull’elettrico. E se il mercato le boccia il piano e respinge le vetture a batteria perché costano troppo o perché manca una rete di rifornimento adeguato o semplicemente perché agli utenti non piacciono, poco importa. Il rimedio è sempre lo stesso: alzo le tasse sulle vetture che ancora riscontrano il gradimento dei consumatori, diesel e benzina, e li «spingo» così a comprare altro. Hai visto mai che questa volta inizino davvero a comprare veicoli a batteria?

Si tratta di raccomandazioni, ma se le guardiamo nell’ottica della recente riforma del Patto di stabilità, la prospettiva diventa alquanto preoccupante. Perché se è vero che l’Europa con le nuove regole si è data maggiore flessibilità, nel senso che sono previste deroghe per raggiungere gli obiettivi di deficit e in casi eccezionali vengono consentite deviazioni dal percorso di rientro, è altrettanto certo che i controlli della Commissione anche sulle singole manovre dei Paesi aumentano. Andando nel concreto: poniamo il caso che nella prossima Legge di bilancio il governo italiano decida di non aumentare le spese per il green: è possibile, a questo punto anche probabile, che la banda Ursula intervenga per chiedergli di tassare le auto a benzina. Non proprio un bell’affare.

Anche perché le raccomandazioni non si limitano alle auto. Ci mancherebbe. Si spingono fino a ricomprendere la questione immobiliare, la gestione dei rifiuti e l’uso del suolo. E a questo proposito l’Unione raccomanda di «attuare misure aggiuntive, dato il crescente divario rispetto all’obiettivo». Esempi? Rispetto all’edilizia il Paese dovrebbe «accelerare il ritmo di ristrutturazione degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori e di quelli delle famiglie vulnerabili così come promuovere ulteriormente l’elettrificazione del riscaldamento e l’attuazione di pompe di calore, affrontando il problema dello squilibrio nel rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas». Certo, e le risorse?

Così come «bisogna aumentare il monitoraggio e l’applicazione delle pratiche di gestione forestale sostenibile e degli impegni rispetto alle misure della Pac sulla rotazione delle colture e sull’agroforestazione». E qui sentiamo puzza di nuovi sacrifici per le produzioni dei nostri agricoltori.

Tanto basta per far capire anche ai più ingenui che l’idea di una Commissione più flessibile e malleabile rispetto ai target green non è che l’ennesimo bluff architettato dalla Von der Leyen con la complicità della solita compagnia di ballo.

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