Ancora muro contro muro sul ddl Zan. Iv vuole trattare, ma il Pd si impunta
  • La riunione dei capigruppo al Senato si conclude con un nulla di fatto. Lega e Fi aprono al dialogo, i giallorossi pretendono il voto martedì per portare in aula il testo il 13 luglio. Critici i renziani: «Così si rischia il pantano».
  • l governo del socialista Sanchez vara il ddl che permetterà ai minori a partire dai 16 anni di cambiare genere senza consenso dei genitori. Le femministe sono sul piede di guerra.

Lo speciale contiene due articoli.

Una mediazione difficile, se non impossibile. La riunione di ieri pomeriggio dei capigruppo di maggioranza al Senato sul ddl Zan, se da un lato non ha fornito novità sostanziali rispetto a quanto non si sapesse già sulle posizioni di merito rispetto al testo anti-omofobia, dall’altro ha messo in chiaro la reale volontà di arrivare a un accordo di ogni partito. Da una parte ci sono la Lega e Forza Italia, che hanno sottolineato la necessità di una legge ma, al contempo, quella di mettere mano agli articoli 1, 4 e 7 del testo Zan, che si occupano rispettivamente della fluidità di genere, del reato di opinione e dell’istituzione della giornata nazionale contro l’omotransfobia. Quest’ultimo punto è così sensibile che la Santa Sede ha inviato una nota al governo italiano in cui si denunciavano possibili violazione del Concordato.

Dall’altra, ci sono Pd, M5s e Leu, che hanno premesso a ogni discussione la ferma volontà di andare alla conta, martedì prossimo, sull’anticipo dell’esame in Senato del ddl Zan al 13 luglio, a prescindere dalla fine del suo iter in commissione. «Per noi», ha spiegato la capogruppo dem Simona Malpezzi, «rimane centrale il fatto di votare il calendario il 6 luglio e avere una data certa anche per i lavori stessi della commissione sul ddl Zan. La data certa dell’approdo in aula per noi è quella del 13 luglio».

Le ha replicato, prima nel corso della riunione e poi di fronte ai cronisti, il suo omologo leghista Massimiliano Romeo, spiegando che il suo partito ha chiesto «modifiche anche abbastanza sostanziali» e aggiungendo che «si tratta di un tema delicato, non semplice da affrontare, che non auspicherebbe lavori parlamentari affrettati ma una profonda analisi, a partire dall’articolo 1 sulla questione della definizione del sesso e dell’identità di genere, della fluidità sessuale».

Riferendosi poi alle criticità fatte presenti dal Vaticano nella nota, Romeo ha sottolineato che la Lega «ha chiesto una tutela vera della libertà di espressione che non può essere messa in pericolo solo perché qualcuno osa criticare alcune idee e poi sull’articolo 7, che riguarda il tema della scuola, non vogliamo nessun indottrinamento di Stato». Gli ha fatto eco la collega di Forza Italia, Anna Maria Bernini: «Noi vogliamo risolvere il problema della discriminazione e del pregiudizio ma la norma deve essere scritta bene, deve essere comprensibile, intellegibile e deve ottenere il risultato per cui è stata scritta», senza «giochetti strani» che porterebbero al suo affossamento.

Nel mezzo, a porsi di fatto come forza della difficile mediazione, c’è Italia viva, che con Davide Faraone sta tentando di accorciare le distanze tra gli schieramenti. Faraone è prima intervenuto in riunione, sottolineando l’importanza di trovare un accordo di maggioranza su una legge contro l’omofobia e mettendo in guardia i presenti sul rischio del «pantano parlamentare» e dell’affossamento del provvedimento. Poi, al termine dell’incontro, ha diffuso una nota in cui si sottolinea la necessità che «il ddl Zan abbia un iter veloce e sicuro perché si approvi una legge che serve al Paese e per non impantanare il Senato che dovrà trattare ad ora sette decreti prima della pausa estiva». In ogni caso, ha aggiunto, «se non dovesse trovarsi un’intesa, Italia viva conferma che voterà per portare in aula la legge».

Morale della favola: il tavolo è stato aggiornato a martedì prossimo alle 11. Per quel giorno, il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama e relatore del provvedimento Andrea Ostellari tenterà di portare all’attenzione dei presenti un’ipotesi di mediazione che possa accontentare tutti, tenendo conto delle richieste di modifica che nel frattempo gli saranno pervenute (il cui termine è stato fissato per domani). Resta però il fatto che si tratterà di una riunione su cui incombe la spada di Damocle di una forzatura: qualche ora dopo, infatti, è previsto il voto d’aula – non a caso evocato più volte ieri dai giallorossi – sulla modifica del calendario che potrebbe portare il ddl Zan in anticipo all’esame dell’Assemblea. In questo senso, quanto dichiarato dal capogruppo dem in commissione, Franco Mirabelli, lascia poco spazio ai dubbi: «La Lega si assume la responsabilità di impedire che il Parlamento riesca ad approvare una legge di civiltà contro l’omofobia. Il ddl Zan», ha aggiunto, «è già frutto di una mediazione e va portato in aula così come approvato dalla Camera. Deve essere chiaro che martedì si vota la calendarizzazione in aula del ddl, non si può aspettare».

Non un viatico ideale, dunque, per Ostellari, cui è stata affidata la mission impossible di trovare un sentiero per il compromesso: «Vedremo il 6 luglio», ha detto quest’ultimo al termine della riunione, «se ci sarà una ipotesi condivisa. Io sono ottimista di natura, intanto adottiamo questa linea di lavoro che martedì verificheremo».


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