- Amsterdam sospende le punture per tutte le fasce d’età. Intanto Londra registra solo dieci morti e vaccina il 47% dei cittadini.
- Colpita con una molotov la mensa dei sanitari dell’hub di Brescia. Mariastella Gelmini: «Il centro sarà presidiato dall’esercito».
Lo speciale contiene due articoli.
Non si ferma l’offensiva contro Astrazeneca: ieri l’Olanda ha infatti decretato lo stop alle inoculazioni del vaccino Vaxzevria per tutti, fino al 7 aprile. La decisione è arrivata all’indomani della sospensione delle somministrazioni al di sotto dei 60 anni, dopo cinque casi di trombosi, di cui uno fatale, in donne tra i 25 e i 65 anni, a fronte di circa 400.000 punture.
Per giustificare l’alt generale di ieri, Amsterdam ha tirato in ballo la necessità di non sprecare il siero: circa 700 over 60 dovevano ricevere in questi giorni il vaccino anglo svedese, ma i loro appuntamenti sono stati cancellati dato che non ci sarebbe stata la garanzia di riuscire ad usare tutte le dosi nelle provette. Difficile tuttavia non leggere l’accaduto come una presa di posizione in scia all’ennesimo schiaffo dato ad Astrazeneca dalla Germania. Dopo aver sospeso, giovedì scorso, l’uso di Vaxzevria per gli under 60, venerdì la Commissione tedesca per il vaccino (Stiko) ha raccomandato, a chi avesse già ricevuto la prima dose del composto Astrazeneca, di scegliere il siero di Pfizer o Moderna per il richiamo. La decisione finale spetterà poi a Jens Spahn, il ministro alla Sanità tedesco, che dopo Pasqua si confronterà a riguardo con i Laender.
Lo stop alle vaccinazioni per gli under 60 imposto in Germania è stato deciso nonostante le rassicurazioni dell’Ema, la cui revisione «non ha identificato alcun fattore di rischio specifico, come l’età, il sesso o una precedente storia medica di disturbi della coagulazione», per gli «eventi molto rari» di trombosi anomale segnalate dopo la somministrazione del prodotto.
Il Paese può d’altronde contare sulla scorta di Pfizer- Biontech (tedesca) di cui ha 30 milioni in più degli altri Stati membri. E infatti era stata proprio la Germania a innescare l’offensiva contro Astrazeneca, nel mirino di Bruxelles da mesi, lo scorso 15 marzo, con l’alt al siero che produsse un effetto domino in tutta Europa, con la maldestra imitazione anche da parte dell’Aifa. Stop comunque rimosso dall’Ema il 18 marzo, ma con esiti nefasti sull’opinione pubblica e il panico per i possibili effetti avversi della siero, che rimane, è bene ricordarlo, l’architrave della campagna di umminizzazione nel vecchio continente. Il via libera non era stato comunque accolto dai Paesi scandinavi (Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia) che avevano mantenuto il blocco al farmaco anglo svedese.
Il primo Paese a fissare paletti in base all’età è stata però la Francia, quando il 19 marzo ha raccomandato l’uso di Astrazeneca solo per chi ha più di 55 anni.
Ieri, intanto, l’autorità di controllo dei medicinali del Regno Unito (Mhra) ha comunicato in un nuovo report i dati aggiornati sulle casistiche di trombosi che potrebbero essere legate al vaccino Vaxzevria: 30 i casi di eventi avversi riguardanti la coagulazione del sangue su oltre 18 milioni di somministrazioni del farmaco. Ovvero, uno su 600.000, circa lo 0.00016%.
Numeri infinitesimali che rendono l’idea di quanto l’accanimento di Bruxelles, Germania e satelliti europei contro l’azienda anglo svedese siano innegabilmente di natura politica e indirizzati ai danni del premier inglese Boris Johnson.
Che dal canto suo può vantare una campagna di immunizzazione invidiabile. Mentre la Commissione era impegnata a minacciare fantomatici blocchi all’export dei vaccini, che avrebbero danneggiato l’intera filiera europea, la Gran Bretagna vaccinava: stando ai dati di venerdì, oltre il 46% della popolazione britannica ha ricevuto il vaccino. L’ultimo traguardo è stato annunciato ieri proprio da Johnson: oltre 5 milioni di persone hanno già ricevuto la seconda dose.
E a parlare chiaro a favore della strategia di Londra, ci sono anche i numeri dei bollettini: l’ultimo riferiva dieci decessi in 24 ore per Covid in tutto il Paese, il dato più basso da sette mesi, mentre è stato dell’80% il calo dei ricoveri fra le persone a cui è stata somministrata una sola dose di vaccino.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >