- Da Texas e Florida muove la protesta contro gli obblighi dei certificati per le attività, tra cui i ristoranti. Sono un caso i contagi attraverso le frontiere. Il presidente teme per le prossime elezioni di metà mandato.
- In Australia con meno di 1.000 morti, rigidi paletti per chi va all’estero per lavoro. Continua la deriva in stile cinese.
Lo speciale contiene due articoli.
Le polemiche sul green pass non riguardano solo l’Italia. Forti malumori crescenti si registrano anche negli Stati Uniti, dove Joe Biden è costretto a barcamenarsi su più fronti. A fine luglio, l’inquilino della Casa Bianca ha imposto ai dipendenti federali l’attestazione dell’avvenuta vaccinazione o – in alternativa – dei test a cadenza regolare, auspicando che anche scuole, governi locali e aziende si adeguino a questa linea (una linea che è stata prontamente adottata da alcune grandi società private, come Walt Disney e Walmart). Eppure i problemi non mancano.
In primis, questa situazione ha creato delle fibrillazioni tra vari sindacati del settore pubblico, che hanno espresso contrarietà alla misura o invocato una sua preventiva negoziazione. Forti perplessità sono state per esempio manifestate da sigle come Federal law enforcement officers association, National treasury employees union ed American postal workers union. In tal senso, The Hill ha lasciato intendere che la misura sugli obblighi vaccinali andrà probabilmente incontro a una valanga di ricorsi legali. Senza poi trascurare il lato politico della faccenda. L’anno scorso, gran parte del mondo sindacale americano si era schierato con Biden alle elezioni presidenziali. Il fatto che ampi settori di quello stesso mondo inizino adesso a nutrire delle antipatie per il presidente costituisce un campanello d’allarme per il Partito democratico, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre del 2022 e delle voci sempre più insistenti che Donald Trump correrà alle presidenziali del 2024.
E proprio la politica costituisce il secondo fronte di scontro che sta impegnando Biden. La linea dell’obbligo vaccinale de facto ha infatti innescato una decisa levata di scudi da parte di alcuni Stati a guida repubblicana. A fine luglio, il governatore del Texas, Greg Abbott, ha firmato un ordine esecutivo per vietare alle agenzie statali di imporre l’obbligo di vaccinazione. Una posizione simile è stata sposata dal governatore della Florida, Ron DeSantis. Costui ha infatti vietato l’obbligo delle mascherine negli istituti scolastici e ha firmato già a maggio un provvedimento contro i passaporti vaccinali. Inoltre, appena l’altro ieri, la Florida ha approvato una direttiva che consente ai genitori di cambiare scuola ai propri figli, nel caso l’istituto imponesse obblighi in materia di mascherine e test.
Eppure attenzione: sbaglierebbe chi ritenesse Abbott e DeSantis dei no vax. In realtà, entrambi si sono vaccinati contro il Covid ed entrambi hanno esortato a luglio i cittadini dei propri Stati a seguire il loro esempio. Tra l’altro, è senza dubbio vero che ultimamente sia Florida che Texas abbiano registrato un notevole aumento dei contagi. Ma è altrettanto vero che, secondo i dati della Cnn, entrambi gli Stati abbiano rispettivamente il 49% e il 44% della propria popolazione completamente vaccinata: il che li colloca sostanzialmente a metà classifica nel processo di vaccinazione all’interno dell’Unione.
La contrarietà dei governatori all’obbligo dei sieri affonda semmai le proprie radici in due ragioni. La prima è di principio e si rifà alla volontà di limitare il potere dell’autorità pubblica sulle scelte dei singoli: un tema, questo, storicamente molto caro ad alcuni settori del mondo conservatore americano. La seconda ragione è di ordine pratico e chiama in causa lo spinoso dossier dell’immigrazione clandestina. «Perché non fai il tuo lavoro? Perché non metti in sicurezza questa frontiera? Finché non lo farai, non voglio sentire niente sul Covid da te», ha in tal senso tuonato DeSantis, rivolgendosi a Biden.
Secondo alcuni, il governatore starebbe soltanto cercando di distogliere l’attenzione dalla situazione sanitaria della Florida. Eppure ieri Nbc News ha rivelato che il 18% delle famiglie che hanno attraversato la frontiera illegalmente nelle ultime due settimane fosse affetta da Covid. Del resto, lo stesso Biden pochi giorni fa ha confermato le politiche del predecessore sulle espulsioni rapide per i migranti contagiati. Non solo: il Washington Examiner ha riportato mercoledì che, nella città texana di McAllen, sono stati rilasciati – nel giro di una sola settimana – 1.500 migranti positivi. Lo stesso sito Politifact, pur criticando DeSantis, ha ammesso che l’«immigrazione illegale può essere un fattore che contribuisce al diffondersi del coronavirus». Insomma, pretendere una sorta di lasciapassare dai cittadini americani quando alla frontiera si registrano simili rischi sanitari stride un po’ con il buonsenso.
Infine, sulla questione, si registra anche una spaccatura tra gli americani. Un recente sondaggio della Quinnipiac University ha rilevato che la maggioranza dei cittadini sia contraria all’obbligo vaccinale per i dipendenti del settore privato, oltre che per accedere ai ristoranti. Insomma, tra elettori spaccati, malumori sindacali e scontri politici, il «green pass» americano si preannuncia un grattacapo rilevante per Biden.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >